Ugo Lucio Borga – Soldat 1: guerra in Ucraina

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La guerra a contropelo

recensione di Marco Maggi 

Ugo Lucio Borga
SOLDAT 1: guerra in Ucraina
pp.128, € 19,00
Musumeci Editore, Aosta 2016

9788870329322_0_500_0_75Ugo Lucio Borga racconta le guerre. Fotogiornalista e scrittore, da una quindicina d’anni si reca con la macchina fotografica e con i suoi taccuini nei luoghi della terra in cui avvengono i conflitti, dall’Africa al Medio Oriente, dal Sud America all’Asia. In Soldat 1. Guerra in Ucraina (Musumeci 2016, con partecipe prefazione di Domenico Quirico), ci conduce nel cuore di tenebra della guerra più vicina, più cruenta e più recente (in realtà ancora in corso, come persuasivamente racconta nelle sue pagine).

Come nel precedente Il sudario di latta. Taccuini di guerra (Edizioni Marcovalerio, 2015, sul quale si veda la nostra recensione sull’«Indice» cartaceo di luglio/agosto 2015), contenente reportages da Somalia Libia e Siria, l’attenzione e l’obiettivo di Borga sono rivolti tanto agli effetti della guerra, quanto alla guerra come effetto di dinamiche soggiacenti, soprattutto di ordine economico-finanziario. Borga si sofferma senza reticenze, ma senza indugiarvi (e già in questo si manifesta la forte componente etica del suo lavoro) sui disastri della guerra; ma questo non dice ancora tutto del suo impegno, che è di natura anche e soprattutto politica, come indagine sulle cause delle guerre. Con ciò, in ragione della frequente compromissione del Nord del mondo nei conflitti di tutto il pianeta, le sue fotografie diventano uno specchio che riflette le contraddizioni, spesso occultate o rimosse, della parte dominante. Ciò è tanto più vero per questi racconti da un paese in guerra alle porte di un’Europa che manca di credibilità, tanto per i filorussi che per i separatisti del Pravy Sektor, le forze paramilitari avverse al panslavismo putiniano come a un’adesione piena di incertezze al blocco euroatlantico. La guerra in Ucraina mostrata da Borga è l’agonia dell’Europa ridotta a tecnocrazia succube dei dogmi del capitalismo finanziario.

Gli “effetti collaterali” della guerra

Rispetto a Il sudario di latta, in Soldat 1 emerge con maggiore forza un altro aspetto del lavoro di Borga, attento alla guerra come effetto, ma anche ai cosiddetti “effetti collaterali” delle guerre, soprattutto sui più deboli e fragili. Ci sono pagine e immagini durissime e dolenti, nel libro, sui bambini affetti da tumore privati delle cure, ma anche volti di vecchi sfatti da paura e rassegnazione, e immagini di animali abbandonati: cuccioli di cane stretti l’uno accanto all’altro dentro un ospedale devastato dalle bombe, sagome nella nebbia di cavalli di frisia intrappolati nelle spire del filo spinato.

 Sulle pagine di Soldat 1, ciascuna esattamente ripartita a metà nel senso dell’altezza tra testo e fotografia, il racconto della quotidianità della guerra è più spesso affidato alle immagini, che hanno frequentemente il compito di “prendere a contropelo” il resoconto giornalistico dell’histoire-bataille affidato alle parole. Qui, anziché lo svolgersi della Storia, Borga porta in primo piano le storie, nella loro irriducibile resistenza a sottomettersi al racconto lineare delle parole.

Hola, che vive nei sotterranei di un edificio nel quartiere Kievky a Donetsk devastata dalle bombe, è ritratta come in un vecchio dagherrotipo, alla maniera della moglie (o madre) di Nadar: ha il volto pallido per la vita in assenza di luce, i lineamenti affilati dal freddo e dalla fame, le rughe prematuramente solcate sul viso. Alcune pagine più avanti, dopo un ritratto di combattente e la natura morta di un interno sventrato, la vediamo ritratta nelle immagini del suo matrimonio appese alle pareti del tugurio in cui il fotografo l’ha incontrata. C’è il racconto di una vita e di una guerra, e di tutte le guerre, in queste due fotografie volutamente nemmeno accostate.

Marco Maggi

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