Parlare di musica: i saggi di Susanna Pasticci e Stefano Bollani

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Parlate di musica!

di Liana Püschel

Parlare di musica non è facile, soprattutto fuori dall’ambito specialistico. Chi lo fa per mestiere, come i divulgatori e i conduttori radiofonici, rischia di inciampare in tecnicismi incomprensibili, in note storiche ridondanti oppure nel tranello più insidioso: l’aneddoto gustoso ma fine a sé stesso. Alzi la mano chi ha trovato più struggente Yesterday quando ha scoperto che nella bozza originale il titolo era Scrambled eggs.

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Al di là dei problemi che affrontano gli intenditori nel comunicare il loro sapere, c’è la questione di come parlare di musica a casa, con gli amici, con i colleghi. Vi capita di farlo? Quali aspetti affrontate? La genesi del pezzo? La biografia dell’autore? Il significato del testo? Esauriti questi aspetti di contorno, esprimere un’idea sulla musica in sé è arduo anche per chi possiede le conoscenze tecniche. Il problema, forse, è che la musica tocca l’interiorità e non è mai banale riferire i propri sentimenti. Per molti sarebbe impensabile spiegare perché un pezzo è bello: significherebbe spogliarlo della sua poesia. E tuttavia parlare di musica, anche in termini di sensazioni, può rendere quel piacere più vivo.

Quest’estate ho assistito a un concerto all’aperto in cui interpretavano la Sinfonia n.9 di Antonìn Dvořák, un pezzo possente dalle melodie indimenticabili. In piazza, accanto a me, c’era un uomo dall’aspetto trasandato che ascoltò con calma il poderoso primo movimento per rimanere poi profondamente colpito dal Largo, una pagina scritta in punta di dita. Alla fine del movimento era così toccato che cercò di spiegarmi quello che aveva provato: mi disse che l’orchestra, suonando pianissimo, aveva disegnato un cammino lungo che portava lontano. Quando arrivarono gli applausi, un’amica mi allontanò dal signore con la scusa di un gelato e poi mi chiese perché mi mettevo a parlare con un ubriaco. In realtà il signore era sobrio, ma alla mia amica era sembrato così insolito che qualcuno cercasse di spiegare a un estraneo ciò che la musica gli ispirava da insospettirla.

Le difficoltà che affronta chi parla di musica è un argomento che toccano due libri molto diversi, come la raccolta di saggi, a cura di Susanna Pasticci, Parlare di musica (Meltemi, Roma 2008) e Parliamo di musica di Stefano Bollani (Mondadori, Milano 2012, recensito da Franco Fabbri nel n.11 dell’IdL). Nel suo libro Bollani cita un’arguta battuta di Frank Zappa: “Parlare di musica è come ballare di architettura”. Risponderei a questa affermazione definitiva con un invito: parlate di musica e danzate lungo le linee dei progetti architettonici.

lianapuschel@yahoo.it

L. Püschel  è dottoranda in culture classiche e moderne all’Università di Torino

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