Questa non è musica: quando Rossini insultò Duprez

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Aneddoti dal mondo dell’opera

di Liana Püschel

Vi è mai capitato di dire «questa non è musica» di fronte a un pezzo indigesto o ad un interprete francamente scarso? A Gioachino Rossini sì. Il fatto apparentemente paradossale è che questa esclamazione (o una molto simile) gli sfuggì ascoltando un’aria scritta da lui stesso: Suivez-moi del Guillaume Tell. L’episodio ebbe luogo nel 1837, quando il musicista assistette a un’interpretazione del tenore francese Gilbert Duprez. Duprez, per dare maggior eroismo e mascolinità all’aria, cambiò il tipo di emissione della voce nelle note acute: invece di un’emissione leggera, scelse una di petto (intonando il famoso «do di petto»). Rossini, sdegnato da questo sfoggio di machismo vocale, lo descrisse come «l’urlo di un cappone sgozzato». Tuttavia, ciò che al grande musicista sconcertava ad altri elettrizzava: fu così che iniziò la grande stagione dei tenori drammatici, che avrebbero dominato la scena del melodramma romantico.

Quattrocento anni di opera

Per avere una visione più chiara su questo episodio, simbolicamente cruciale nello sviluppo del canto operistico, ci si può rivolgere alla Storia dell’opera di Carolyn Abbate e Roger Parker (pp. 554, € 38, EDT, Torino 2014). Con uno stile chiaro e scorrevole, il volume percorre i quattrocento anni di vita del genere operistico: molti altri testi si sono posti questo obiettivo, ma la forza del lavoro di Abbate e Parker sta nell’aver trovato il giusto equilibrio tra considerazioni musicali, aneddoti curiosi e osservazioni storiche e sociologiche. Tra i personaggi che il lettore incrocia lungo le pagine, ci sono anche gli interpreti che con bravura e carisma hanno cambiato il corso degli eventi; manca invece una figura tragicomica che non ha segnato la storia, ma che ha vissuto sulla sua pelle il divario inconciliabile che può esistere tra la propria idea di musica e quella altrui: Florence Foster Jenkins.

Florence Foster Jenkins

Florence Foster Jenkins

Florence è stato un personaggio eccentrico della New York dei primi decenni del Novecento, la cui vita ha meritato recentemente di essere trasferita sul grande schermo con l’interpretazione di Meryl Streep (il film uscirà in Italia il 22 dicembre). La musica era la vera passione di Florence, ma riuscì a dedicarvisi, consacrandosi al canto, solo a partire dal 1912, quando divenne una ricca ereditiera. All’epoca la donna aveva più di cinquant’anni, una voce tutt’altro che intonata e un senso del ritmo molto vago. Nonostante questi handicap, i suoi concerti privati presso i salotti dell’aristocrazia riscuotevano un enorme successo e nel 1944 Florence decise di fare il grande passo esibendosi al Carnagie Hall. Si vendettero 3000 biglietti! Florence era sinceramente convinta di essere una cantante dotata, il pubblico invece rise apertamente durante la sua esibizione. Quando la cantante si accorse che ciò che lei considerava musica per gli altri era soltanto un numero comico, subì un colpo così forte da morire per il dolore in poco tempo.
Il tenore Duprez rimase nella storia, Florence solo nelle cronache, ma i loro successi testimoniano i giri imprevedibili dell’estetica musicale. Soprattutto dimostrano che la musica è una questione molto personale.

lianapuschel@yahoo.it

L. Püschel  è dottoranda in culture classiche e moderne all’Università di Torino

 

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