Philip Ball – L’invisibile

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Occulto e campi magnetici:  storia di una dimensione sfuggente

recensione di Adriano Zecchina

Philip Ball
L’INVISIBILE
Il fascino pericoloso di quel che non si vede
ed orig. 2015, trad. dall’inglese di Daniele A. Gewurz
pp. 50, € 32
Einaudi, Torino  2016

Philip Ball, chimico inglese di Bristol, può essere definito come uno scrittore di scienza e grande divulgatore anche se questa definizione è probabilmente troppo limitativa. È un dato di fatto che molti dei suoi libri hanno a che fare in un modo o l’altro con la scienza e parlano della sua storia, della sua interazione con l’arte e con la società con cui forma un intreccio inestricabile. Ball è uno scrittore e pubblicista molto conosciuto e influente.

Un tipico esempio della narrazione di Philip Ball è rappresentato dal libro Colore. Una biografia. Tra arte, storia e chimica, la bellezza e i misteri del mondo del colore (Rizzoli, 2004) ove è illustrato in modo magistrale come la storia della scienza nella sua evoluzione dalla magia all’alchimia sino alla scienza moderna si sia mescolata con la contemporanea evoluzione della società e dell’arte della pittura, in un affresco grandioso che permette di vedere l’arte visuale in un modo nuovo ed efficace. Anche il libro H20. Una biografia dell’acqua (Rizzoli, 2003) segue uno schema narrativo simile poiché trattando della sostanza più diffusa e comune come l’acqua, conduce il lettore in un viaggio attraverso la storia della scienza, del folklore e della società in un intreccio affascinante. La sua produzione conta più di una ventina di titoli, alcuni molto famosi e tradotti in molte lingue come ad esempio Critical Mass: How One Thing Leads to Another.

Philip BallL’ultima fatica di Philip Ball, L’invisibile, segue uno schema narrativo sostanzialmente simile a quelli precedentemente illustrati.  Si tratta di una storia dell’invisibilità dal mito alla realizzazione moderna favorita dagli sviluppi della scienza. Il libro inizia dai primordi della storia dell’uomo con l’illustrazione del ruolo della invisibilità nella mitologia, nella magia e nell’alchimia. Si muove quindi a trattare le “forze invisibili” come quelle magnetiche ed elettriche e l’attrazione gravitazionale che ha ispirato il lavoro di Newton.

Ball documenta in modo dettagliato come il graduale affermarsi della scienza non abbia tuttavia spento gli aspetti fantastici e mitologici della invisibilità che hanno così coabitato nel pensiero di molti scienziati. Basta pensare a Newton, non solo padre della meccanica classica ma anche alchimista convinto, o a Maxwell e ai suoi campi che hanno qualche cosa di occulto, anche se oggi sappiamo che sono associati a piccole particelle. E che dire dei diavoletti dello stesso Maxwell, escogitati per superare il secondo principio della termodinamica? Lo sviluppo della scienza nell’Ottocento e nel Novecento è costellato di invisibilità. Il concetto di etere, di raggi invisibili (raggi X, onde radio, raggi “uranici” α e β) e più recentemente di energia e materia oscura ne sono esempi. L’autore mostra come la coesistenza di scienza e spiritualismo nel pensiero di singoli scienziati sia più comune di quanto si possa pensare. Il caso di William Crookes, valente scienziato inventore del tubo di Crookes e scopritore dell’elemento tallio ma al contempo spiritualista convinto ne è un esempio ampiamente descritto.

L’invisibilità non è intrecciata solo con lo sviluppo della chimica e nella fisica. Essa tocca tutto il pensiero scientifico. Ad esempio in medicina ne è testimonianza la grande persistenza della teoria dei miasmi nella spiegazione delle ragioni invisibili della malattia, teoria solo definitivamente distrutta dalle scoperte di Pasteur e Koch.

Ma l’invisibilità non attiene solo alla scienza e alla tecnologia. Ball ci ricorda come esista una tendenza all’invisibilità sociale, testimoniata dalla presenza costante di società segrete, di cui la massoneria è un esempio. L’invisibilità è anche un ingrediente fondamentale dello spiritismo, dell’occultismo e del paranormale così diffusi nella seconda parte dell’Ottocento e spesso intrecciati con la scienza medesima. Infine l’invisibilità ha giocato un ruolo fondamentale tanto nella narrativa (esempio: Hans Christian Andersen in I vestiti nuovi dell’Imperatore) e nel romanzo (H.G Wells, L’uomo invisibile) che nel cinema. Ancora, in campi così diversi come l’adattamento all’ambiente naturale o la guerra essere invisibili ha giocato e gioca un ruolo fondamentale.

La descrizione dell’inestricabile intreccio di tutti gli aspetti dell’invisibilità che sono presenti in diversa misura nella magia, nell’alchimia, nella stessa scienza, nella narrativa, nel romanzo e nel cinema è il vero messaggio di questo libro che trascende quindi una storia della scienza in senso stretto. Nel libro questo intreccio è illustrato con grande erudizione e tramite un grande numero di esempi che coprono un larghissimo periodo storico. Il risultato è un viaggio affascinante attraverso   la storia dell’uomo nella sua complessità descritta tramite tutta la ricchezza dei suoi miti e della sua scienza.

adriano.zecchina@unito.it

A Zecchina è professore emerito di chimica fisica all’Università di Torino

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