Adrián Giménez Hutton – Chatwin in Patagonia

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Cuoco di storie

recensione di Luisa Sarlo

dal numero di dicembre 2015 

Adrián Giménez Hutton
CHATWIN IN PATAGONIA
ed. orig. 1998, trad. dallo spagnolo di Marino Magliani e Luigi Marfè,
pp. 288, € 19,
Nutrimenti, Roma 2015

“Una volta ho fatto l’esperimento di contare una per una le bugie che avevo scritto nel libro sulla Patagonia”, avrebbe confessato Bruce Chatwin alla sua editor Susannah Clapp: “In realtà non erano troppo gravi”. Per controllare di persona come stessero davvero le cose, Adrián Giménez Hutton, avvocato, viaggiatore e scrittore, ha ripercorso a oltre vent’anni di distanza l’itinerario di Chatwin in Patagonia, da Buenos Aires a Punta Arenas, verificando scrupolosamente le fonti dell’autore britannico, riattraversando i luoghi e cercando i testimoni di tutte le sue storie inverosimili. Il racconto di Giménez Hutton replica fedelmente la scansione dei capitoli di In Patagonia, senza trascurare nessuno degli episodi più celebri: la ricerca della pelle del milodonte, la baracca di Butch Cassidy, la leggenda della Città dei Cesari, le spedizioni di Magellano e di Darwin, la storia dell’indio Jemmy Button, la colonia missionaria del reverendo Bridges, la grotta di Last Hope Sound.

Esaminando le incongruenze, piccole e grandi, di In Patagonia, Giménez Hutton ha il merito di dare voce al punto di vista degli argentini sul libro di Chatwin, intervistando le persone che vi sono ritratte, o che semplicemente ebbero occasione di incontrare l’autore: tra di esse, si scoprono alcuni ardenti ammiratori di Chatwin, ma anche altri che non si riconoscono nelle sue descrizioni, o che si dicono disgustati dai suoi modi spesso troppo spregiudicati, o che addirittura, prima di parlare con Giménez Hutton, non sapevano nemmeno di essere entrati nel libro come personaggi. Ne emerge un ritratto in chiaroscuro di Chatwin: appassionato “viaggiatore letterario” che sapeva entusiasmarsi per qualsiasi storia in cui fosse possibile intravedere una scintilla in grado di accendere l’immaginario, ma anche straordinario “cuoco”, secondo l’ironica definizione di Osvaldo Bayer, pronto a sfornare un best-seller preparato rubacchiando i racconti di altri. Giménez Hutton spiega in questo senso come Chatwin reputasse inessenziale, per uno scrittore, la comune distinzione tra realtà e finzione: l’obiettivo di tutte le storie di In Patagonia non era infatti la verosimiglianza (né la menzogna), ma l’improbabile, il paradosso, l’eccentrico. Del resto, si racconta che alle critiche di Paul Theroux, che gli ricordava come per scrivere un libro di viaggio fosse pur necessaria “una certa onestà”, Chatwin abbia risposto, sorridendo ineffabile: “A me l’onestà non interessa!”.

lsarlo2512@gmail.com

L Sarlo è dottoranda in letterature comparate all’Università di Torino

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