Luigi Cazzato e Filippo Silvestri (a cura di) – S/Murare il Mediterraneo

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Disobbedienze decoloniali

recensione di Giulia Molinarolo

dal numero di maggio 2017

Luigi Cazzato e Filippo Silvestri (a cura di)
S/MURARE IL MEDITERRANEO
Pensieri critici e artivismo al tempo delle migrazioni
pp. 260, € 18
Pensa MultiMedia, Lecce 2016

artivismo - S/Murare il MediterraneoOggi, nel mondo, si contano sessantatré muri. Mai così tante barriere sono state alzate come negli ultimi anni, la maggior parte delle quali nel nostro continente, patria di quel sogno europeo che sembra ormai distante dagli eventi attuali. Come non era mai accaduto prima nella storia, negli ultimi due anni sono stati innalzati muri e recinzioni per arginare i fenomeni migratori: dall’Ungheria alla Norvegia, dal Regno Unito alla Grecia, centinaia di chilometri di metallo, mattoni e filo spinato trasformano le frontiere in barriere invalicabili, bloccano i flussi di persone, dividono i poveri dai ricchi, l’Occidente dagli altri.

È su questo sfondo che nasce il progetto S/Murare il Mediterraneo, proposto da un gruppo di ricercatori attivisti dell’Università di Bari nel tentativo di non tacere di fronte alla sempre più rapida erezione di muri. La rotta mediterranea, la più percorsa tra le vie di fuga verso l’Europa, è oggi teatro di viaggi disperati e respingimenti, dove le barriere emergono in misura sempre crescente, solide e invisibili. Sono i muri politici, sociali e culturali eretti tra le sponde del Mediterraneo che questo volume si propone di abbattere grazie alle opere di studiosi e artisti che “vivono o sono testimoni con occhi aperti e cuore sdegnato da questa barbarie e vi si oppongono tramite idee-parole-immagini-performance-installazioni-atti di disobbedienza civile”.

Fulcro del nuovo paradigma critico è il Southern border critical thinking, ereditato da Gloria Anzaldúa (vedi Borderlands/La Frontera: The New Mestiza, Aunt Lute, 1987) e successivamente ripreso negli studi di teoria decoloniale, che riformula l’idea di confine, a partire dalle forme di contaminazione tra le lingue, i paesaggi, le religioni e le espressioni culturali tra le sponde del Mediterraneo, un mare etimologicamente di contatto, “tra le terre”, appunto. Si è dunque in presenza di una critica militante che, considerando l’ibridazione sinonimo di ricchezza, vuole distaccarsi dall’idea del Mediterraneo come mare nostrum, culla della civiltà europea, dai confini netti e invalicabili, utilizzati come mezzo di preservazione e costruzione dell’identità. Se l’Europa non è ancora fuoriuscita da modelli, istituzioni e pratiche propriamente coloniali, una delle possibili vie di superamento consiste nel processo di desprendimiento (de-linking) (Quijano/Mignolo), ovvero nello sganciamento dal pensiero eurocentrico per approdare alla decolonialità, intesa come atto di disobbedienza.

Come premesso dal Manifesto-Zattera ad apertura del volume, l’approccio teorico che regge questi intenti epistemologici ha i suoi punti d’appoggio nella teoria dell’ospitalità, nella geo-critica, negli studi postcoloniali e diasporici, nella teoria e pratica della traduzione, puntando dunque lo sguardo sulla rizomatica produzione culturale e artistica che avviene nelle zone di confine. Con un termine desunto dal border thinking, questo libro-viaggio si accosta a quelle forme d’arte definite “artivistiche” (art activism), “una posizionalità di attivismo politico finalizzato alla giustizia sociale e liberazione da oppressioni che si esprime appunto in una forma d’arte in cui si fondano creatività e impegno”.

L’artivismo è dunque la produzione di chi attraversa, di chi viaggia non solo tra le terre, ma anche tra arti e linguaggi differenti (vedi Stéphanie Lemoine e Stéphanie Ouardi, Artivisme: art, action politique et résistance culturelle, Alternatives, 2010). Ed è su questa produzione che maggiormente si sofferma il volume. A una prima parte prevalentemente teorica (Pensieri smuranti) seguono tre sezioni in cui i lavori artivistici sono osservati da vicino: in Lingue lungo i muri, parte dedicata allo smuramento linguistico, la lingua viene epurata da ogni idea di innocenza o neutralità e osservata nella sua proprietà riflettente di ideologie e relazioni di potere (si veda l’inglese, nel suo ruolo di lingua franca nel contesto della globalizzazione), ben esemplificata nelle pellicole Nuovomondo e Terraferma del regista italiano Emanuele Crialese; la terza parte (I molti segni sui muri) è aperta ai diversi media artistici scelti da smuratori e smuratrici in relazione al tema della migrazione, come la fotografia utilizzata nello street artivismo (photocollage e stencil fotografico) o nel giornalismo per raccontare visualmente e in modo sensazionalistico la tragedia del viaggio via mare, ma anche la musica e il teatro; l’ultima sezione (Extra-smuramenti) apre un sguardo più ampio sul Mediterraneo sia in senso geografico (prospettive dal Sud Africa) sia concettualmente (letture della questione mediterranea in termini filosofici e sociologici).

S/Murare il Mediterraneo è dunque esso stesso pratica artivistica e decoloniale. Mentre le frontiere diventano barriere nei luoghi in cui le paure globali si diffondono in misura crescente, il volume propone una lettura di autori e studiosi di tutto il mondo che provano ogni giorno ad abbattere i muri attraverso l’arte e le azioni concrete, restituendo così alla storia d’Europa quel compito politico-culturale oggi troppo spesso dimenticato.

giuliamolinarolo@gmail.com

G Molinarolo è dottoranda in studi letterari e culturali all’Università di Bologna

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