Emmanuel Carrère – A Calais

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Nella Giungla non valgono le mezze misure

recensione di Matteo Fontanone

Emmanuel Carrère
A CALAIS
trad. di Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio
pp. 49, € 7
Adelphi, Milano 2016

Emmanuel Carrère - A CalaisL’artificio retorico si chiama paralessi ed è vecchio come i sofisti greci: «Di questa visita non dirò niente, né ora né dopo. Ci ho provato, ma è un posto che attanaglia. Occupa troppo spazio, è impossibile contenerlo nei limiti di pochi paragrafi». A questo punto, il lettore dovrebbe aspettarsi che Emmanuel Carrère racconti per filo e per segno quanto visto e sentito nella Giungla, ma così non è. A Calais, il reportage sull’omonima cittadina francese pubblicato a maggio da Adelphi, affronta la Giungla da un diverso punto di vista. Ben consapevole dell’infinità di materiale prodotto nel corso degli ultimi anni sulla bidonville più grossa d’Europa, Carrère sceglie di concentrarsi su ciò che resta fuori dai servizi giornalistici e dai documentari: la città e i suoi abitanti. Certo, la Giungla rimane lì sullo sfondo, orienta ogni discorso e polarizza le opinioni. Per i calesiani non c’è scelta, o sei pro o sei contro: in un ecosistema così esasperato, le mezze misure non valgono.
Se il proponimento di Carrère attira per la sua originalità, la composizione del reportage è un piccolo capolavoro di furbizia. Nelle pagine iniziali, l’autore racconta di aver ricevuto una lettera in cui una certa Marguerite, giornalista locale sotto pseudonimo, prova a dissuaderlo dal parlare anche lui di Calais. «Che è venuto a fare qui? Si è ritagliato una quindicina di giorni tra Il Regno e la sua prossima fatica letteraria per dormire al Meurice, scrivere qualche pagina su un giornale e dire la sua sulla nostra città?», e così via per otto pagine di rimostranze e insinuazioni. A partire dal contenuto della lettera, Carrère costruisce l’intelaiatura del suo lavoro: a ogni scetticismo dell’anonima giornalista segue la risposta dell’autore, che a partire da questa dialettica uno contro uno costruisce tutto il suo narrato.

Lucidità radical-chic

La letteratura di Carrère, lo sa bene chi ha familiarità con i suoi romanzi, si fonda tra le altre cose sull’estrema lucidità dell’autore rispetto ai suoi limiti e al suo essere borghese. Carrère non nasconde che, come pronosticato dalla giornalista, se dovesse vivere a Calais per un po’ di tempo inizierebbe a frequentare il Channel, centro culturale della città nonché «solida roccaforte del partito pro migranti». Né si tira indietro quando Marguerite prova a immaginare la reazione di un radical-chic come lui di fronte alla rabbia razzista di chi abita nei quartieri più poveri della città, dove la disoccupazione regna sovrana e si organizzano retate contro i migranti. Dopo essere stato tra quelle case popolari, Carrère lo ammette candidamente: com’è possibile ascoltare quei discorsi intrisi di xenofobia e irrazionalità senza provare una certa «spocchia di classe»? Lontano da ogni pretesa di politicamente corretto, rincara la dose: gli sarebbe piaciuto ritrarre dei calesiani arrabbiati che non fossero «dei completi imbecilli», purtroppo non ne ha trovato quasi nessuno.

Nella filigrana del botta e risposta con Marguerite, Carrère dà vita alle tante realtà con cui si è confrontato nei quindici giorni di permanenza. Il centro culturale, le vie della città con i negozi serrati, il prete di frontiera e la libraia solidale che però non trova il coraggio di fare volontariato nella Giungla. Tra la riflessione sul significato del graffito di Banksy all’ingresso della baraccopoli e un breve excursus sui rapporti diplomatici tra Francia e Inghilterra nella gestione dei migranti, Carrère ha anche il tempo di trovare il suo personaggio forte. È Ghizlane, una giovane cameriera di McDonald’s la cui casa dista solo pochi passi dalla Giungla. A lei è affidato il finale, in un meraviglioso crescendo di potenza e lirica, dove si consuma anche l’immaginata resa dei conti tra Carrère e Marguerite. Chi conosce l’ego dell’autore potrà facilmente immaginare come sia andata a finire.

matteo.fontanone@gmail.com

M. Fontanone è critico letterario

«A piedi nudi sui vetri della realtà»: sul numero di gennaio 2013 lo scrittore Andrea Bajani recensisce Limonov, uno dei romanzi più celebri di Emmanuel Carrère.

«La frontiera porosa tra reale e invenzione»: Vincenzo Latronico intervista Carrère in occasione dell’uscita di Il Regno.

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