Gauz – Posti in piedi

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Cosa vede un invisibile?

recensione di Paola Ghinelli

dal numero di febbraio 2017

Gauz
POSTI IN PIEDI
ed. orig. 2015, trad. dal francese di Angelo Molica Franco
pp. 128, € 13,50
Elliot, Roma 2016

Gauz - Posti in piediChe cosa vede un invisibile? Ovviamente tutto. E può consegnarci un ritratto fedele e impietoso della nostra società. Grazie ad aneddoti, descrizioni di tipi urbani, associazioni di idee originali e ironiche, Posti in piedi offre uno spaccato della quotidianità di vigilantes africani impiegati in vari siti e negozi parigini. Tuttavia, se l’opera si esaurisse in queste divertenti descrizioni organizzate in liste come voci di un’enciclopedia, ingrosserebbe semplicemente le fila dei libercoli divertenti e leggeri che è impossibile classificare come romanzi. In realtà Posti in piedi è un romanzo di tipo nuovo, apparentemente costituito da frammenti slegati tra loro ma che lascia emergere pagina dopo pagina un filo conduttore. Ai personaggi invisibili che osservano gli attori del mondo patinato in cui lavorano viene fornito, pagina dopo pagina, un passato, un entourage, una rete di rapporti familiari e sociali. Da questi elementi emerge una riflessione su diversi aspetti dell’attualità e della storia recente.

Per i vigilantes è cambiato tutto dagli anni sessanta a oggi, al punto che Posti in piedi propone una periodizzazione di questi decenni in anni di bronzo, d’oro e di piombo, come se si trattasse di ere geologiche. Leggendo il romanzo si capisce che questo punto di vista inedito non è poi così strampalato. Tutta la società occidentale ha avuto enormi cambiamenti nello stesso periodo, specie per quanto riguarda il ruolo che in seno a questa società rivestono gli immigrati, gli africani, i neri. Il punto di vista dei vigilantes è privilegiato per raccontare Parigi dal punto di vista di un nero perché, durante le “epoche storiche” attraversate dal romanzo gli agenti di sicurezza parigini sono stati quasi esclusivamente neri.

La novità strutturale di Posti in piedi, che alterna definizioni satiriche e stralci narrativi solo parzialmente legati tra loro, potrebbe anche essere un modo per allontanarsi dalle tradizioni e dagli schemi narrativi più consueti. Il mondo degli africani a Parigi è descritto molto vividamente, sono evocati gli alloggi più o meno di fortuna che nel corso degli anni hanno ospitato generazioni di immigrati, magari sans papiers (irregolari) e gli stratagemmi di questi ultimi per non farsi sorprendere e ricondurre alla frontiera. Soprattutto, è descritta una solidarietà tra africani che spesso permette di far fronte a testa alta alle situazioni più drammatiche. A differenza di altri romanzi superficialmente multietnici che finiscono per consolidare stereotipi, Posti in piedi prende gli stereotipi come punto di partenza per imbastire trame, evocare atmosfere e un certo milieu, per far riflettere più che per raccontare una vera e propria vicenda.

Completa l’opera un profilo biografico dell’autore che è una sorta di appendice romanzesca in quanto stabilisce alcuni legami tra la realtà e la finzione, lasciando intendere un’ispirazione autobiografica. Si farebbe però un torto a Gauz se si attribuisse alle sue esperienze biografiche tutto il merito di quest’opera prima, che invece compie alcuni interessanti tentativi di ricerca stilistica e formale, peraltro ben resi dalla traduzione.

paolag1976@gmail.com

P Ghinelli è insegnante e traduttrice

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