The Botticelli Renaissance a Berlino

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La grazia panciuta delle donne di Botticelli nel novecento

di Anna Castelli

Sandro Botticelli - Natività mistica

Sandro Botticelli – Natività mistica

Poco lontano dalle guglie taglienti dei grattacieli di Potsdamer Platz, la Gemäldegalerie di Berlino ha da qualche settimana in mostra le serene forme, la grazia panciuta delle donne di Botticelli. Ma non si tratta di un’usuale vetrina sull’artista del Quattrocento, bensì il rinascimento che l’opera botticelliana ha sperimentato nei secoli successivi alla sua morte: solchi profondi, assenze in gravida attesa, continuità stilistiche che affiorano, si intrecciano e si riannodano fino ad arrivare a oggi. La mostra si apre spalancando a visitatori e visitatrici la Venere del 1490 conservata nel museo berlinese.

Le letture novecentesche

Ma subito intorno, a rompere un prevedibile percorso cronologico, le sue letture novecentesche: l’immagine al negativo di Robert Rauschenberg, gli squarci fotografici di David Lachapelle e la sfida pittorica di Joel-Peter Witkin, che al pudore delicato del pube ricoperto dai capelli di Venere sostituisce un pene, trasformando la dea della bellezza in un’icona transgender. Gli occhi di chi ormai osserva dal ventunesimo secolo sono però irrimediabilmente catturati da Tomoko Nagao, che con Botticelli – The Birth of Venus with Baci, Esselunga, Barilla, PSP and Easyjet demistifica i meccanismi di potere e consumo: la sua Venere poggia su una consolle, e galleggia su un mare di pacchi di pasta, cioccolatini e sacchetti.

The Botticelli RenaissanceSi prosegue con altre interpretazioni, seguendo una linea a zigzag tracciata da Warhol, i preraffaelliti, dalle rivisitazioni tessili degli abiti da sera di Elsa Schiaparelli che, come anche i completi di Dolce e Gabbana della prima sala, ammantano modelle (oggi più o meno ossute) di putti e fiori. Poi, quasi a sorpresa, un corridoio rosso sangue conduce alle uniche due opere botticelliane autografe, la Natività mistica del 1501 arrivata dalla National Gallery e un disegno della Divina Commedia: in disparte, insieme alle poche altre decine di lavori a lui attribuiti qui in mostra, si scontrano con la riproducibilità sfrontata delle rielaborazioni successive. A momenti ci eravamo dimenticati di Botticelli. Davanti alle sue molteplici letture e a salutari (o poco sottili) provocazioni, quella che forse però resta nella nostra memoria è la Venere asiatica di Yin Xin: la morbidezza del volto addolcito con occhi a mandorla semichiusi e lunghi capelli neri che ondeggiano al vento. In questo ritratto non osserviamo la liscia cinesificazione di un denso simbolo, quanto piuttosto la riscrittura di un canone pittorico, fatta con una consapevolezza, questa sì, lontana dal Quattrocento fiorentino: l’Asia è qui, siamo noi. Gli aerei che nella tela di Tomoko Nagao si scagliano nel cielo con geometrica protervia sono andati ben più lontano di quello che ci potevamo aspettare.

The Botticelli Renaissance, mostra presso la Gemäldegalerie Berlin (24 settembre 2015 – 24 gennaio 2016). Catalogo a cura di Michael Hessenhauer e Martin Roth, Gemälde Galerie Berlin/Hirner 2015

annacastelli@libero.it

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