Keller editore, dal punto di vista dei confini

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L’anima del nostro catalogo

di Roberto Keller

In questa rubrica del sito, L’Indice intende dar voce a nuove realtà editoriali che si sono imposte sul mercato con una linea riconoscibile e di alta qualità, offrendo loro l’occasione di presentare  il lavoro e le scelte editoriali che li contraddistinguono. Oggi è la volta di Keller editore.

La Keller editore è nata nel 2005 in un luogo non propriamente legato per tradizione all’editoria: né Roma né Milano, ma al confine di questo Paese, in Trentino-Alto Adige.

E proprio il confine è diventato sin da subito l’anima del nostro catalogo. Anzitutto il confine non come territorio conteso, di passaggio, di Storia subita come qui di fatto è stato per molti anni e secoli. I passaggi di truppe dal Sacro romano impero verso l’Italia, la Prima guerra mondiale, la politica di italianizzazione postbellica. Tutto questo, pur presente, rappresentava una idea di confine che ci andava stretta. Per noi la posizione della Keller era ed è un punto di osservazione privilegiato per capire che cosa sta accadendo in Europa. Per questo fin da subito la casa editrice si è occupata solo di traduzione. Trovare libri e storie importanti in Europa e portarle in Italia, valicando simbolicamente le Alpi. In particolare ci siamo occupati subito di Mitteleuropa seguendo, questa volta sì, la tradizione ‒ anche se inconsapevolmente ‒, che vedeva il Trentino parte di quel grande spazio multiculturale e multietnico che era l’Impero austroungarico. Poi ci siamo allargati a Germania, Francia, Spagna e, a est, a tutti i paesi dalla Polonia alla Bulgaria e persino la Russia e l’Ucraina. In questa continua ricerca di voci nuove e inesplorate, di territori monolitici o contaminati, di nuove forme di scrittura capaci di raccontare anche la contemporaneità ci siamo accorti che il confine che superavamo di slancio nelle nostre letture era anch’esso una terra fertile da sondare. Le Alpi con le sue isole linguistiche, le “minoranze” secolari sono un laboratorio vivente di ciò che linguisticamente, narrativamente accade in un confine. Abbiamo così scoperto scrittori romanci che da una minuscola valle svizzera, con una capacità di scrittura unica, riuscivano a raccontare in modo diverso e nuovo non tanto la montagna ma le vite periferiche: un tentativo riuscitissimo che ha portato Arno Camenisch ad essere tradotto in decine di lingue. Ultimamente lo sguardo si è rivolto anche al Nord America, alla scoperta di Canada e Stati Uniti, sempre alla ricerca di opere dal forte valore letterario.

Ultimi arrivati, due progetti. Una nuova collana dedicata al Reportage, chiamata Razione K, che ad ora conta sei titoli e che intende ampliare la propria indagine sul mondo. Quindi il progetto Confini che non trova spazio in una collana ma si ritrova di volta in volta in una delle tre collane della Keller (accanto a Razione K ci sono Vie e Passi). Confini mette in linea opere letterarie che raccontano l’Europa scaturita dalla Grande guerra, cosa ne è stato dei territori che hanno mutato dominazione, che hanno visto piovere dall’alto confini nuovi o svanire quelli vecchi.

Tanti i nomi – ormai i titoli in catalogo sono 100 ‒ e tanti i riconoscimenti. Mi piace ovviamente ricordare il premio Nobel Herta Müller ma anche Sorj Chalandon (Grand Prix de la Littérature française) o Varujan Vosganian, recentissimo vincitore del Premio Angelus. Prossimamente appariranno libri importanti dell’ucraino tradotto in tutto il mondo Andrei Kurkov, di uno scrittore capace di raccontare la generazione post Muro come Clemens Meyer, o classici come Urs Widmer. Non posso non citare, infine, Martin Pollack che con il suo “Paesaggi contaminati” ha raccontato anche le ombre dolorose dell’Europa centro-orientale.

ufficiostampa@kellereditore.it

R. Keller è editor

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