La libreria Claudiana di Milano

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Di Vincenzo Viola

La libreria è un dialogo

La libreria Claudiana di Milano è un’idea di cultura che prende corpo in tre spazi uniti e distinti, uno che contiene un’ottima selezione di libri di varia, di saggistica e di teologia, un altro, arredato spartanamente con un tavolone e qualche sedia, in cui sono offerte alla consultazione riviste e libri, spesso fuori commercio, di storia, teologia, filosofia, sociologia e in generale attinenti al cristianesimo non maggioritario in Italia e che difficilmente si trovano in qualche altra libreria italiana; il terzo è uno spazio-incontri di medie proporzioni destinato a uno scambio di idee libero, rispettoso e proficuo. Non a caso qui spesso sono ospitate le riunioni della Consulta milanese per la laicità delle Istituzioni.

Il primo nucleo della libreria Claudiana ha avuto origine a Torino nel 1855, centosessant’anni fa, ad opera di un gruppo di cittadini valdesi che fondarono la libreria editrice Claudiana per produrre e vendere libri relativi al protestantesimo e altro “materiale di controversia religiosa”: allora, mi dice Samuele Bernardini, che in questa libreria lavora dal lontano 1976 ed è direttore e memoria storica di questo tassello della vita culturale milanese, gli scontri tra professioni religiose erano molto duri e l’invasione predominante di un cattolicesimo aggressivo non lasciava molti spazi alle concezioni religiose minoritarie, per cui questa iniziativa rappresenta una delle prime significative testimonianze della presenza protestante in Italia.

La sede della libreria Claudiana di Milano (altre ve ne sono a Roma, Firenze, Torino e Torre Pellice, tutte fortemente autonome tra loro), è stata fondata nel 1968, ma solo nel 1978 è stata trasferita nella sede attuale, in via Francesco Sforza 12/a, e da allora ha cominciato ad affiancare alla vendita di libri iniziative di incontro e di confronto tra culture. Tra questi libri, infatti, ci si ritrova tra diversi e ci si apre al dialogo nel presente e col passato. Nel presente perché, sottolinea con passione Samuele, la caratteristica della Claudiana è di mettere assieme ciò che in Italia è diviso, cioè cultura religiosa e tutto il resto. Le librerie hanno sempre avuto questa divisione: quelle religiose per preti e suore e quelle di varia per tutti gli altri. La cultura protestante, invece, pensa che si possa e debba vivere la fede cristiana nel mondo e quindi il confronto col mondo (cioè con l’economia, la storia, la filosofia, la sociologia, ecc.) non solo è opportuno, ma non lo si può proprio evitare. Per questo la Claudiana è uno spazio aperto alle persone che vogliono incontrarsi, parlarsi e ascoltarsi, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose o meno. La libreria è anche un fornitissimo centro di documentazione della cultura ebraica, punto di riferimento per gli studiosi che si occupano di ebraismo italiano e fornisce libri ebraici italiani anche a studiosi di tutto il mondo. Ma il dialogo nel presente per non essere convenzionale (“dialogare non significa mettersi a parlare uno da una parte del tavolo e l’altro dall’altra, ma camminare assieme”) ha bisogno di radicarsi profondamente nella storia.

Libreria Claudiana

Frequentazione e bisogni diversi in una città che cambia

Ma una libreria con queste caratteristiche, chiedo a Samuele, ha una vita facile? Chi è il frequentatore tipo di questa libreria? Negli anni sessanta e settanta, mi dice il direttore, comprare libri e leggerli era un bisogno quasi fisico, era il balzo in avanti di un paese per secoli analfabeta che scopriva nella lettura il magnifico strumento di emancipazione culturale, il mezzo capace, forse, di cambiare il mondo. L’industria editoriale italiana in quegli anni ha avuto un improvviso e disordinato sviluppo, si è stampato ogni cosa e si è venduto di tutto. E molto si è anche letto. Poi sono venuti gli anni della “Milano da bere” con le prime concentrazioni editoriali, ma anche con il grande sviluppo, ad opera soprattutto delle giunte di sinistra, delle biblioteche di provincia: è stata un’operazione a cui questa libreria ha intensamente collaborato. Nel primo decennio del Duemila ha dominato l’espansione dell’informatica, che ha portato a un restringimento della platea dei lettori e a credere che la complessità della vita potesse essere rappresentata e compresa solo attraverso un infinito flusso di informazioni senza controllo. Oggi sembra che si stia tornando al punto di partenza, con un ritorno di interesse per il libro scientificamente fondato, visto però non più come strumento di emancipazione, ma come aiuto per capire i cambiamenti della società.

In questi spazi vi è una frequentazione mista, molto articolata e soprattutto non ideologica; certo, la Claudiana fa un’offerta ben riconoscibile, un po’ particolare. Gli spazi espositivi non sono vastissimi e il libraio (“È un mestiere bellissimo, che mette a contatto con quella fetta di popolazione che non si accontenta di vivere in maniera passiva”, dice con slancio Samuele) può e deve fare delle scelte coerenti con la storia e le finalità della sua libreria, svolgere la funzione di filtro non censorio, ma attivo e propositivo. Questa del resto è la caratteristica delle librerie indipendenti, che a Milano hanno dato luogo a un’associazione (Lim: Librerie Indipendenti Milano), che dopo il necessario rodaggio (“Lavorare insieme è stata cosa da imparare, i librai sono molto individualisti”) sta iniziando a dare buoni frutti: comincia a entrare in funzione una rete che aiuta a fornire ai clienti utili informazioni e a indirizzarli là dove possono trovare i libri cercati.

Libreria Claudiana di Milano

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