The Italian Bookshop di Londra

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“Essere librai in Italia o all’estero è profondamente diverso”

di Luisa Gerini

Dal numero di marzo 2016

“Nella nuova sede lo spazio dedicato ai libri italiani sarà più piccolo, certo, ma è comunque sufficiente per organizzare le presentazioni e gli incontri con gli autori a cui tengo molto. Kensington è un quartiere che non conosco ancora bene, solo quando sarò lì capirò come muovermi. È un nuovo inizio, un altro per me che già ne ho vissuti tanti, dopo un anno difficile”. Mentre racconta la storia travagliata dell’Italian Bookshop di Londra, dalle parole di Ornella Tarantola trapela un senso di serena rassegnazione, unito al sollievo per la conclusione di una vicenda che aveva fatto seriamente temere per il futuro della libreria.

Dopo lunghi mesi segnati dall’incertezza per le difficoltà incontrate nell’identificare una nuova sede in seguito alla notifica di sfratto dai precedenti locali, il 19 marzo The Italian Bookshop riaprirà al 123 di Gloucester Road, nel quartiere residenziale di Kensington, prendendo il posto di un’altra libreria che ha deciso di chiudere i battenti. Interi palazzi che cambiano destinazione d’uso per meglio rispondere alle esigenze di mercato, quartieri che si rinnovano piegandosi alle speculazioni immobiliari e mutando così il proprio tessuto sociale a causa di affitti troppo elevati: dietro alle difficoltà che ha dovuto affrontare The Italian Bookshop in questi ultimi quindici anni incombono le dinamiche implacabili di una metropoli vivace e vorace come quella londinese, in perenne trasformazione. Quello che dall’esterno appare come un punto di forza della città diventa allora una minaccia per le realtà economicamente più fragili, che faticano a stare al passo.

img_7645Il caso dell’Italian Bookshop è emblematico. Aperta da Flavia Gentili per il distributore Messaggerie Libri di Milano nel 1994 al numero 5 di Cecil Court, in un quartiere centrale e pieno di fascino, nel 2000 la libreria ha vissuto un passaggio di proprietà certo non da poco, che le ha permesso tuttavia di rifiorire: è stata acquistata dalla European Schoolbooks, dedicata alla vendita di libri in lingua con una sezione italiana, The Italian Bookshop appunto. Un affitto divenuto troppo caro con il passare del tempo ed ecco che arriva puntualmente il primo trasloco, in Warwick Street, a Soho: lo spazio si riduce, ma Ornella Tarantola non si scoraggia e la libreria italiana consolida il suo dinamismo. Circa un anno fa, nuova doccia fredda: i proprietari dei locali decidono di ristrutturare l’edificio e di non rinnovare più il contratto.

Eppure, nonostante le difficoltà e certamente rassicurata dall’imminente esito positivo della vicenda, Ornella Tarantola non nasconde la profonda passione per il suo lavoro di libraia, una tradizione di famiglia che nel suo caso assume una connotazione particolare: “Essere librai in Italia o all’estero è profondamente diverso. Qui, per certi versi, il mestiere è più facile, perché sei costretto a specializzarti, a concentrare la tua attenzione solo sulla produzione editoriale italiana lasciando da parte tutta la selezione di titoli tradotti, una scelta obbligata – con un po’ di rammarico – anche solo per ragioni di spazio. Nella libreria, la sezione italiana è vicina a quella francese, spagnola, tedesca, russa e portoghese, è necessario tenerne conto. Devo invece essere molto attenta quando ordino i libri perché la spedizione all’estero costa, senza dimenticare che gli sconti come libreria indipendente sono molto bassi. È un equilibrio spesso difficile, anche se ormai non solo conosco bene i miei clienti e i loro gusti, ma mi fido ciecamente delle loro segnalazioni. La gioia profonda che provo facendo il mio lavoro è quella di sentirmi libera. E di realizzare che la libreria, questa libreria, è casa per me e per molti di loro”.

I dati sulla presenza degli italiani a Londra sono impressionanti: parliamo nientemeno che della quinta città italiana dopo Roma, Milano, Napoli e Torino, e della città estera con il maggior numero di italiani in Europa. Le statistiche non sono tuttavia sufficienti a confermare la sua reputazione di terra promessa per i cosiddetti “cervelli italiani in fuga” come viene spesso descritta dalla stampa: “Anche se parliamo di giovani molto preparati, per la maggior parte in possesso di titoli di studio universitari, la realtà con la quale si devono confrontare in molti casi si rivela ben diversa da come era stata dipinta, immaginata. E molte aspettative non possono che restare deluse. Assunti con il minimum wage, il salario minimo, questi ragazzi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, e la libreria diventa per loro un punto di riferimento, dà calore e crea un senso di comunità. Non parlo di senso identitario, perché Londra non è abbastanza lontana dall’Italia per suscitarlo, piuttosto dell’intensità dei legami che si creano, delle amicizie e degli amori che nascono. La libreria diventa allora anche un luogo di incontro: l’ondata di affetto che abbiamo ricevuto sulla nostra pagina Facebook quando, con la mia vice Renata Sguotti e con Katuscia Da Corte abbiamo annunciato che non avrebbe chiuso ne è stata la prova”. I frequentatori assidui della libreria non possono allora che avere un ruolo determinante nella selezione dei titoli proposti, che rispecchiano i loro gusti e che hanno fatto registrare un notevole incremento nella vendita di narrativa nell’ultimo anno e mezzo.

Ornella Tarantola

Tuttavia uno dei punti di forza della libreria resta l’offerta di testi dedicati all’insegnamento dell’italiano come L2, un settore in cui si è specializzata diventando uno dei punti vendita più forniti di Londra. Un settore, però, con luci e ombre sottolinea Ornella Tarantola ricordando la scarsa incisività delle politiche di promozione della lingua italiana all’estero e il calo del suo insegnamento nel sistema scolastico britannico. I dati diffusi da Eurydice sull’insegnamento delle lingue in Europa confermano questo quadro: se complessivamente lo studio di una lingua straniera comincia presto, tra i sei e i nove anni, l’italiano fatica ad emergere, contendendosi il terzo e il quarto posto con lo spagnolo, dietro all’onnipresente inglese (in assoluto la lingua straniera più insegnata in Europa a tutti i livelli di istruzione, superando il 90 per cento nell’istruzione secondaria inferiore e superiore generale), al tedesco o al francese.

“Il numero di adulti che studiano l’italiano rimane invece alto. Gli insegnanti e i gruppi di lettura costituiscono lo zoccolo duro della libreria: è molto interessante per me suggerire quali romanzi adottare per i corsi, valutando la difficoltà della lingua e privilegiando l’aspetto culturale per offrire uno sguardo diverso e profondo su una realtà geografica precisa. È un’attenzione ricambiata da una grande fiducia riposta nei miei consigli”. Questo significa che Ornella Tarantola si sente un po’ ambasciatrice dell’Italia a Londra? “Assolutamente no, sono una libraia. Una bottegaia che vende libri. Sono curiosa, mi piace leggere in modo trasversale, ma non mi sento una fine intellettuale. Il mio lavoro, che è anche il mio piacere, consiste nel mettere a proprio agio i clienti e gli autori che vengono alle presentazioni e che spesso poi diventano amici come è successo per Luca Bianchini, che ha dedicato un romanzo alla mia storia, Dimmi che credi al destino e che è stato un bastone per me in questo anno complicato”. E come se fosse necessaria una conferma, mentre parliamo arriva in libreria Piergiorgio Pulixi, giallista italiano residente a Londra, a portarle un caffé.

 italian@esb.co.uk

Il sito della libreria The Italian Bookshop

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