TS360, un centro per il libro nel cuore di Trieste

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Un po’ di Slovenia in Piazza Oberdan 7

di Massimiliano Schiozzi

Dal numero di febbraio 2016

Boris Pahor - Piazza Oberdan“Ho immaginato di passeggiare per Trieste, arrivando a piazza Oberdan, luogo dove convergono i ricordi dolorosi del Novecento”, scrive Boris Pahor nel suo Piazza Oberdan. Piazza Oberdan è uno dei tanti cuori di Trieste. Nella piazza, ricostruita negli anni trenta, demolendo un’immensa caserma austriaca per farne un centro simbolico del nuovo regime, l’ex Casa del combattente ospita oggi il Museo del Risorgimento e la cella di Guglielmo Oberdan. Poco più avanti, in un bel palazzo razionalista con l’atrio decorato da rarissime opere di Felicita Frai, dopo l’8 settembre, quando la città era dominio del Reich, era insediato il comando delle SS, e dall’altro lato della piazza parte il tram, la trenovia a cremagliera che porta a Opicina, sul Carso. In uno spazio relativamente piccolo un concentrato di storie e contraddizioni che rendono questa piazza un luogo veramente unico.
Dal giugno del 2015 su piazza Oberdan si affaccia un nuovo “contenitore di storie”: TS360 – tržaško knjižno središče – Centro triestino per il libro. Dopo quattordici mesi di chiusura, in seguito a problemi finanziari e societari che rischiavano di far scomparire per sempre una realtà esistente dal 1955, ha riaperto la “libreria slovena”, come veniva conosciuta in città. TS360 è proprietà di una società creata dalle due case editrici “storiche” slovene di Trieste: la Mladika e la ZTT-EST. Gli spazi in piazza Oberdan 7 sono stati presi in affitto da un imprenditore privato e ristrutturati grazie a un finanziamento della Repubblica di Slovenia.

TS360 - cassa
Ilde Košuta, da ventitré anni nel mondo dei libri, gestisce TS360, che vuole essere anche un centro culturale per gli sloveni a Trieste e una vetrina della Slovenia in città. La libreria in quanto tale infatti si può considerare che corrisponda a un terzo dell’intero “progetto TS360”, e lascia, anche nei suoi ambienti, molto spazio per presentazioni, manifestazioni e incontri. Il Ministero per gli Sloveni all’estero ha indetto un concorso per questo nuovo contenitore culturale e, su cinque progetti presentati, ne è stato scelto uno firmato da cinque architetti sloveni (di cui due sloveni di Trieste). Il bancone della libreria cita un motivo geometrico a rettangoli tratto dalla decorazione bicolore creata da Max Fabiani (allievo di Otto Wagner) per il Narodni Dom: il palazzo, che si erge poco distante, venne infatti inaugurato nel 1904 come “casa nazionale” per gli sloveni – ma anche per i croati, i cechi e gli slovacchi – presenti a Trieste e, fino al 13 luglio 1920, quando fu incendiato durante un attacco fascista, fu uno degli edifici polivalenti più all’avanguradia in Europa.

Questi moduli rettangolari, che Fabiani a sua volta aveva ripreso dal Palazzo Ducale di Venezia, in un intreccio di citazioni e rimandi culturali, si allargano e moltiplicano in “onde” che modulano e plasmano gli ambienti della libreria, tra il pavimento grigio chiaro e il soffitto nero lavagna. Una ricercatezza formale che ha colpito molti turisti, entrati anche solo per complimentarsi per il design, e creato pure qualche divertente fraintendimento, come ci racconta Ilde ricordando una coppia che era entrata per ordinare degli scaffali “come questi che avete qui”. Tra i progetti futuri, insieme al completamento dell’allestimento per riprendere anche l’attività espositiva che aveva da sempre caratterizzato la libreria nella sua sede storica di via San Francesco, c’è inoltre quello di offrire una maggiore visibilità ad autori ed editori italiani anche minori che esprimano o mostrino attenzione per realtà culturali simili a quella di Trieste, nella prospettiva di una valorizzazione delle diversità storiche e linguistiche come tratto distintivo di un nuovo concetto di produzione e fruizione culturale.
In circa 140 mq, Ilde espone 4000 titoli con particolare attenzione agli autori locali, ai testi e alle guide sulla Slovenia. Come dicevamo, TS360 è ancora da completare in alcuni particolari, ma da subito, grazie anche alla nuova posizione, ha saputo conquistare nuovi clienti, anche sloveni (e qui si intende triestini o goriziani di lingua slovena). Su dieci clienti, sette sono sloveni e tre italiani, ci sono più donne che uomini e le donne spendono di più, mediamente 40 euro per ogni acqusto.

Scaffali bassi e cuscini colorati

Il cliente di TS360 ha circa cinquant’anni, ma moltissimi sono i bambini che frequentano la libreria e lo spazio a loro riservato, fatto di scaffali bassi e cuscini colorati. La consuetudine con il libro illustrato non si è mai persa tra i lettori di lingua slovena, e sia Trieste che Gorizia possono vantare illustratori e illustratrici di grande talento e ancora poco conosciuti al pubblico italiano. Le vendite di questi libri, spesso piccole opere d’arte, sono alte e il riassortimento è settimanale: molti nonni e genitori accompagnano nipoti e figli a scegliere il libro preferito.
Febbraio è un mese importante per gli sloveni: l’8 si celebra la “festa della cultura slovena” in concomitanza all’anniversario della morte del poeta France Prešeren (1800-1849) e anche a Trieste viene celebrato il “mese della cultura slovena in città” promosso dallo Slovenski Klub. Alcuni di questi appuntamenti si svolgono alla TS360 che ha una ricca programmazione di incontri e appuntamenti, e che riprenderà anche una tradizione “storica” della libreria: “il caffè con il libro”, che ogni mercoledì, alle dieci di mattina, proporrà incontri con gli autori, conversazioni e dibattiti.

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Ilde Košuta nota che in questi vent’anni alcune consuetudini si sono riconfermate ma è anche stata piacevolemente sorpresa da nuove abitudini dei lettori. Resta sempre forte l’acquisto, “quasi automatico”, di ogni nuovo titolo di autori sloveni, una “necessità culturale” di essere aggiornati e l’orgoglio di possedere fisicamente il libro sugli scaffali di casa. Ma ora, a differenza di anni fa, vengono viste con molto più interesse anche le edizioni bilingui e il primo libro venduto dopo la riapertura è stato Tra Carso e caos, una raccolta di poesie (con testo a fronte) di Srečko Kosovel. Il clima in città, dai dolorosi anni di cui ci racconta spesso Boris Pahor ma anche, più recentemente, da quando Ilde ha iniziato a lavorare, è cambiato, con una maggiore permeabilità culturale tra le due comunità. Molti triestini di lingua slovena comprano le traduzioni italiane degli autori preferiti (tra i più venduti Pahor, Rebula, Košuta e Sosič) per ragalarle agli amici che magari non leggono lo sloveno. Basti ricordare che la traduzione italiana di Tito amor mijo di Marko Sosič, autore triestino di lingua slovena, è stato per settimane primo nella classifica di “Il Piccolo” tra le opere di narrativa straniera.

Ilde, con grande e giusta soddisfazione, sottolinea come siano sempre più numerosi i triestini che studiano lo sloveno e ricorda le tante congratulazioni dei triestini di lingua italiana che ha ricevute dopo la riapertura.
Quei quattordici mesi di chiusura sono stati vissuti come un impoverimento per tutta la città. “Com’è bella Trieste”, scrive in una poesia Kosovel; Com’è bella Trieste è anche il titolo di una fortunata “guida alle diverse anime della città”, curata da Poljanka Dolhar e Erika Bezin, tra i libri più venduti da TS360. E com’è più bella Trieste, oggi, grazie anche a TS360.

schiozzi@comunicarte.info

M. Schiozzi è graphic designer ed editore di Comunicarte

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