Stefano Cristante – Corto Maltese e la poetica dello straniero

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Un iperstraniero sradicato

recensione di Alessandro Stillo

dal numero di febbraio 2017

Stefano Cristante
CORTO MALTESE E LA POETICA DELLO STRANIERO
L’atelier carismatico di Hugo Pratt
pp. 153, € 14
Mimesis, Milano 2016

Stefano Cristante - Corto Maltese e la poetica dello stranieroCorto Maltese è uno dei personaggi che spiccano nella letteratura del Novecento, non solo europea: ha anticipato le tendenze che hanno consolidato i graphic novel come narrativa per adulti in forma grafica, quando ancora i fumetti erano principalmente dedicati a giovani e giovanissimi. I motivi del successo di Corto e dei suoi compagni di avventure risiedono certamente nel segno, raffinato ma mai lezioso, deciso e riconoscibile al primo sguardo; eppure il nerbo dell’avventura letteraria di Pratt lo si trova soprattutto nella poetica dei suoi personaggi.

Intorno al suo “atelier carismatico”, come viene definito già nel titolo, si sviluppa il libro di Stefano Cristante che analizza lo stretto legame tra la vita di Hugo Pratt e quella dei suoi personaggi. In Pratt vita reale e letteraria si intrecciano indissolubilmente: lo straniero prattiano è lui stesso, con il suo nomadismo artistico e professionale tra Rimini, l’Africa, Buenos Aires, la Svizzera e naturalmente Venezia, terra di sangue e d’elezione. Cristante ci presenta un Pratt che costruisce per i suoi personaggi un quadro sapienziale in cui l’alto e il basso, il poeta e il pícaro si mescolano continuamente, in intrecci ora esotici e fantastici (La ballata del mare salato, un vero tributo ai romanzi di avventura di cui Pratt si era nutrito da ragazzo) ora storici (i bellissimi racconti brevi dedicati alla prima guerra mondiale), ora esoterici (tutta l’ultima produzione e in particolare Le Elvetiche in un tripudio di Totentanz, Sacro Graal, pietra filosofale e rosa mistica).

La potenza artistica dell’autore veneziano e il suo tratto capace di rappresentare discorsi e pensieri con una sola vignetta muta sono al servizio della costruzione di uno statement poetico di cui Corto Maltese è la rappresentazione più importante. L’eroe di Pratt, nella convincente analisi di Cristante, è un meticcio fin dai primi personaggi: El Muerto, il Sergente Kirk, Capitan Cormorant, per arrivare poi alla sublimazione del sangue misto con Corto Maltese. Pratt costruisce poco alla volta la figura di un eroe etico, un esploratore di culture che sembra il suo alter ego letterario. Corto è l’uomo con il lasciapassare, che dialoga con tutte le culture perché non ne ha una di riferimento, un eroe kantiano che combatte per la sua identità policentrica, senza volerla imporre ad altri.

Il Maltese è un diverso tra i diversi, un anti eroe per eccellenza, antiretorico, antinazionalista, antipaternalista, un iperstraniero sradicato che sopravvive grazie alla centratura su un sé stesso senza centro. Concentrandosi via via sulla linea a scapito del dettaglio, Pratt spinge all’estremo la lezione di Mies van der Rohe, Less is more, lavorando per sottrazione, spopolando di testi e di segni le proprie opere, offrendo ai lettori l’opportunità di completare con la fantasia ciò che non trovano nel racconto. Il godibilissimo testo di Cristante, per una precisa scelta autoriale senza un solo disegno di Pratt se non in copertina, ci trasporta nel mondo di Corto Maltese, con riferimenti storici, magici e scientifici, in particolare in campo sociologico, inquadrando autore e personaggio in una attenta analisi che ci restituisce Pratt e le sue creature più vive che mai.

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