Festival Tuttestorie di Cagliari – Incontro con Bernard Friot

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Il Rodari francese

di Angela Catrani – Libri Calzelunghe

Continua la collaborazione dell’Indice dei Libri del Mese con Libri Calzelunghe,  rivista web dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi, nata nella primavera del 2016 da un progetto collettivo voluto da 14 professionisti del settore – blogger, librai, editor – per parlare di letteratura per l’infanzia con professionalità e competenza. Per l’Indice seguiranno i festival e i grandi eventi dedicati alla letteratura per ragazzi.

Il Festival Tuttestorie di Cagliari, organizzato dalla libreria omonima, è uno dei più importanti festival letterari italiani e la sua caratteristica è di essere interamente dedicato alla letteratura per bambini e ragazzi. Il Festival coinvolge centinaia (se non migliaia) di bambini di Cagliari e provincia, arrivando fino alle scuole delle cittadine dell’entroterra sardo. È un festival allegro, colorato, disordinato nella sua perfetta organizzazione. Si svolge per quattro giorni, dal giovedì alla domenica, con più di trecento appuntamenti, tra incontri di narrazione, laboratori e spettacoli. Sono tantissimi gli autori e gli artisti coinvolti, italiani ed europei. Scrittori, illustratori, attori, musicisti animano gli appuntamenti coinvolgendo gruppi di bambini e ragazzi partecipi, attenti e davvero preparati (i bambini arrivano agli incontri dopo aver letto i libri degli scrittori invitati).

FriotNel 2016 il Festival si è svolto dal 13 al 20 ottobre; al Festival, dunque, ho incontrato Bernard Friot, traduttore dal francese e dal tedesco, famoso e prolifico scrittore francese, considerato in patria il “Rodari francese” (e di Rodari è il traduttore), autore tra l’altro di libretti per Opere e sinfonie musicali (suo è infatti il seguito di Pierino e il Lupo, racconto in forma di musica di Sergej Profof’ev, realizzato insieme al compositore Jean-François Verdier nel 2015). In Italia i suoi libri escono per Lapis e per Il Castoro, case editrici specializzate per l’infanzia. Tra i suoi titoli più noti Il mio mondo a testa in giù, La mia famiglia e altri disastri e Altre storie a testa in giù (editi da Il Castoro), libri scanzonati e ironici, con protagonisti bambini che davvero ne combinano di ogni colore in ogni forma possibile.

Al Festival Tuttestorie Bernard Friot ha presentato il suo ultimo libro, scritto per il mercato italiano e pubblicato da Lapis, Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita, un libro che è insieme un romanzo e un manuale di poesia. Una storia d’amore tra adolescenti come cornice di laboratori poetici. Due adolescenti in piena crisi, pieni di rabbia, di paura, ai quali il laboratorio poetico serve per tirare fuori sentimenti sinceri e sciogliere la rabbia e la confusione che li anima.

Partiamo dagli inizi: quando e come ha iniziato a scrivere per bambini?

Inizialmente ero professore di materie letterarie, ho iniziato a scrivere per bambini quando mi sono trovato a frequentare le scuole primarie come formatore dei futuri maestri e maestre e mi sono trovato a fare da scriba per quei bambini che avevano ancora qualche difficoltà nel rendere scritti i mille immaginifici pensieri che affollavano la loro fantasia. Mi ero reso conto che i bambini dettavano le cose che guardavano alla televisione per parlare di loro stessi: era una forma mediata e inconsapevole di auto narrazione.

Da questi incontri, è nato in me il bisogno di scrivere per bambini di tutte le età, in maniera libera e spontanea, senza necessità educative o didattiche. La scrittura è diventata così, a poco a poco, il mio principale lavoro, insieme agli incontri di narrazione e ai laboratori poetici e di scrittura.

Mi colpisce come in questo Festival i bambini arrivino davvero preparati: tutti hanno letto i libri degli autori che incontreranno. Quanto è importante questa cosa, assolutamente non scontata?

L’incontro con l’autore è importante dopo la lettura dei libri, perché è allora che i bambini possono davvero interagire con lo scrittore, ripensare a quanto hanno letto, rivivere emozioni e sensazioni. Spesso i bambini preparano le domande in classe con le insegnanti, ma agli incontri poi emergono altre domande, curiosità, necessità che il bambino sente nascere durante l’incontro.

Dopo anni e anni di incontri e di laboratori, sente ancora molto forte il desiderio e il bisogno di incontrare i bambini e i ragazzi?

Certamente l’incontro con i bambini e i ragazzi è un motore molto potente per continuare a scrivere, ma ora sento l’esigenza di fare formazione ai futuri formatori, educatori e autori, per trasmettere tutta la mia esperienza e non lasciarla disperdere.

C’è in progetto anche un manuale?

Sì, ma quello che più che altro mi interessa è l’incontro vivo con gli adulti, il poter rivivere con loro tutto ciò che ho sperimentato e conosciuto.

Cosa è cambiato nell’approccio alla lettura oggi?

FriotIo sono molto attento a come leggono i bambini. Mi interessa capire con precisione come stanno cambiando le cose: i bambini non leggono meno di un tempo, leggono in un modo diverso; leggono sicuramente di più tramite un sistema visivo, immersi come sono nelle immagini e nella grafica. Pensiamo alle tantissime illustrazioni che ormai sono la norma nei libri per bambini: se da una parte aggiungono e arricchiscono il mondo dei bambini, pure potrebbero sottrarre loro qualcosa in termini di immaginazione (Bettelheim consigliava di non aggiungere le illustrazioni nei libri per bambini, per non bloccare il processo immaginativo). Ma ormai sarebbe quasi impossibile offrire in lettura ai bambini un libro senza immagini, perché è completamente cambiato l’approccio che l’adulto ha nei confronti della lettura a voce alta. In braccio al genitore, il bambino, infatti, segue con lo sguardo le illustrazioni e lo scritto.

Nei paesi di lingua tedesca ancora oggi sono molto frequentate le letture a voce alta che uno scrittore fa (a pagamento!) al suo pubblico. C’è una lettura intima e una lettura collettiva, in cui si vive anche a livello corporeo una emozione di gruppo. La lettura a voce alta è ancora da offrire ai bambini, soprattutto nei gruppi classe dove le emozioni possono venire incanalate e orientate.

Cosa rende un libro un classico?

Il classico, come anche il capolavoro, lo fa il lettore, la stratificazione delle tante letture che rende un libro ben altro da quello pubblicato originariamente. Dunque i classici che oggi offriamo ai bambini non sono mai neutri, non sono nemmeno neutre le nostre letture a loro, risentono dei libri letti a nostra volta da bambini e da adulti, delle nostre preferenze e delle nostre idiosincrasie. La lettura è dunque un incontro tra il libro e il lettore e in questo incontro si modificano entrambi: si modifica il lettore che da ogni lettura ne esce cambiato e si modifica il libro stesso che ogni volta che viene letto acquisisce una stratificazione di senso.

In questo Festival presenta un libro davvero particolare, un romanzo che è allo stesso tempo un manuale di poesia. Ci racconta la tua esperienza in questi laboratori poetici?

I ragazzi che ho incontrato in questo Festival sono stati veramente bravi a cogliere lo spirito della proposta poetica. Si fa poesia con ogni parola, non esistono infatti parole brutte o vietate, anche il NO può essere poesia. Alla domanda “La poesia per me è” un ragazzo ha risposto di no, in maniera un po’ aggressiva. Quando con gentilezza gli ho spiegato che anche il no è una risposta, il ragazzo si è messo in gioco dicendo allora: “La poesia per me è dire no”, creando di fatto un verso poetico molto potente e vero.

La poesia è fondamentale per l’adolescente, lo aiuta a dare voce a sentimenti confusi e contrastanti, lo libera dalle parole che affollano il suo pensiero e che lo rende, a volte, anche balbettante. La poesia, più di tutto, con la sua forma breve e la libertà della struttura può offrire uno strumento anche di aiuto nell’espressione scritta che dia un ordine al pensiero.

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