Lynda Mullaly Hunt – Un pesce sull’albero

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recensione di Sofia Gallo

Lynda Mullaly Hunt
UN PESCE SULL’ALBERO
trad. dall’inglese di Sante Bandirali
pp. 264, € 14
Uovonero, Crema 2016

Mullaly HuntAlly è dislessica, le lettere danzano davanti ai suoi occhi, si muovono e si confondono in una nebbia impalpabile che le dà il capogiro ogni volta che tenta di venirne a capo, come se scappassero da ogni suo sforzo di controllo, non si lasciassero addomesticare dalla sua volontà. La scelta allora è obbligata: evitare di dichiarare apertamente le proprie difficoltà, aggirare l’impossibile e praticare la strada della provocazione, fare il pagliaccio, esercitare la battuta pronta, inventare scuse di ogni tipo, rivestire il ruolo della ribelle che non si applica e frequenta di più l’ufficio della Preside, la signora Silver, che i banchi della classe. Così si finisce per passare per stupida e si negano il proprio talento di artista, la velocità nei calcoli, la prontezza nell’apprendimento, ingabbiando il tutto in un bozzolo di amarezza, solitudine, tristezza e frustrazione.

Come può Ally, con queste premesse, smettere di sentirsi sola anche se sta sempre in mezzo agli altri? Non basta l’affetto di Travis, il fratellone che le vuole bene e la protegge, non basta la comprensione della mamma e l’affetto del papà soldato: ci vogliono amici curiosi, disponibili e intelligenti come Oliver e Keisha per far finta di non sentire le battute acide di Shay e di Jessica, ci vogliono compagni che sappiamo cosa vuol dire avere problemi, come Albert, lo scienziato, che arriva a scuola pieno di lividi perché suo padre gli ha insegnato che la violenza è male e lui non risponde mai ai bulli che lo perseguitano. Ma soprattutto ci vuole il signor Daniels, un insegnante che osserva e non giudica, che capisce ciò che altri non sanno o non vogliono capire, che non esclude, non sbarra porte, non mortifica, ma aiuta con metodo ed esperienza, perché se sono tanti i geni della storia che hanno avuto problemi di dislessia, da Bell a Einstein, da George Washington a Picasso, da Leonardo da Vinci a Kennedy, da Churchill a John Lennon, allora anche Ally può affrontare l’impossibile e imparare a leggere. Anche lei a modo suo è un genio, come lo siamo tutti, ed è giusto che riveda la luce, ritrovi la sicurezza in se stessa ed esprima le sue indubbie capacità. Scritto con interlinea e font ad alta leggibilità, il libro della Hunt scorre piacevolmente con una narrazione piana e puntuale che aiuta i giovani lettori, come gli adulti, a chiarire la problematica della dislessia e a trovare la strada per risolvere il disagio e il senso di manchevolezza che essa genera. Da undici anni

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