Gaia De Pascale – Come le vene vivono del sangue

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Antonia Pozzi, una sopravvissuta

recensione di Laura Savarino

Dal numero di maggio 2016

Gaia De Pascale
COME LE VENE VIVONO DEL SANGUE
pp 147, € 13
Ponte alle Grazie, Milano 2016

Antonia Pozzi - Come le vene vivono del sangueAntonia Pozzi è una sopravvissuta. Nasce in una gelida mattina di febbraio del 1912, troppo gracile, quasi rachitica, e getta la famiglia in un’attesa angosciosa che dura settimane: “Vivrà?”. Antonia Pozzi è una combattente. Cresce fiera, curiosa, trascorre l’infanzia tra ginocchia sbucciate e sonate di Debussy, avvolta dal tepore domestico della ricca villa milanese e dalle montagne aspre, maestose, della casa di Pasturo. Sembra sempre stia per rompersi da un momento all’altro, Antonia. Il flusso impetuoso della vita le scorre nelle vene e preme per uscire, per dilagare, per esplodere, rendendola cagionevole all’occhio esterno anche se tutto, in lei, testimonia una voglia mai sopita di sconfinare. Antonia Pozzi è una donna piena di passione.
Apprendiamo di lei ascoltando la sua voce, in prima persona, in un lungo monologo di 137 pagine che inizia su un’ambulanza e si conclude nella quiete della sua camera a Milano. Apprendiamo che Antonia ha tentato il suicidio, ha ingerito una dose massiccia di barbiturici e si è distesa su un prato ad aspettare la morte. Una morte, però, che tarda a presentarsi: Antonia viene trasportata d’urgenza al Policlinico, adagiata su un letto di ospedale e monitorata da medici che rallentano l’inevitabile. E lì, in quella linea di confine tra la vita e la morte, Antonia valica la staccionata dei ricordi e ripercorre l’intera sua esistenza. Riporta alla mente i luoghi del cuore, la Milano universitaria e le sue adorate montagne. Ma soprattutto, le amicizie: l’affinità intellettuale con Vittorio Sereni, l’amore per Remo Cantoni, le pedalate con Dino Formaggio e la stagione dell’impegno politico con i fratelli Treves. Antonia Pozzi è morta a ventisei anni e ha lasciato in eredità più di trecento poesie, lunghe lettere e pagine di diario.

Gaia De Pascale ha raccolto tutto il materiale e ha ridato voce ai tormenti e alle speranze di un animo indecifrabile, affascinante, capace di affrontare la realtà solo attraverso la poesia eppure così presente, tangibile, nella mente di chi l’ha conosciuta e amata. Il lavoro mimetico è incredibilmente riuscito: il lettore segue le parole di Antonia come rapito, catturato dall’intensità di una vita mai banale e immerso nelle atmosfere di un’Italia in trasformazione. Come le vene vivono del sangue si legge d’un fiato. E alla fine della lettura, chiusa l’ultima pagina, ci si sente forse più vicini a comprendere l’insondabile segreto della vita di Antonia Pozzi.

laurasavarino4@libero.it

L. Savarino è redattrice editoriale

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