Guido Catalano – D’amore si muore ma io no

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Apologia dei buffi, imbranati e irrimediabilmente goffi

recensione di Emanuele Mercurio

 

 

Guido Catalano
DAMORE SI MUORE MA IO NO
pp. 394, 17
Rizzoli, Milano 2016

I poeti non mi considerano un poeta ma un cabarettista
i cabarettisti non mi considerano un cabarettista ma un poeta
gli elettricisti non mi considerano un elettricista e fanno bene

Guido Catalano - D'amore si muore ma io noE da oggi anche i romanzieri potranno non considerarlo un collega. Damore si muore ma io no, infatti, è il romanzo con cui Guido Catalano, poeta quarantacinquenne torinese, si approccia per la prima volta alla prosa dopo i sei libri in versi pubblicati negli ultimi anni.
L’ultimo poeta vivente, come ama ironicamente definirsi, si presenta in libreria con questo romanzo, dai toni tipici della commedia sentimentale, che racconta il mondo di Giacomo, “poeta semiprofessionista vivente” torinese che, con i suoi amori impacciati, le sue amicizie a base di pizza e serie televisive e le sue disavventure lavorative, tenute in vita dal sogno di poter campare, un giorno, di sola poesia, ricorda molto (forse fin troppo) da vicino proprio la figura dell’autore. Guido Catalano, infatti, da anni porta i suoi versi in giro per l’Italia, con diverse centinaia di reading in pub, locali e teatri sempre molto affollati. Affermatosi “dal basso” soprattutto grazie al suo blog e alle pagine social, strumenti che gli hanno consentito di raggiungere un pubblico molto più vasto rispetto a quello che generalmente consuma libri di poesia, le sue storie sono in grado di unire alto e basso, riuscendo a emozionare e allo stesso tempo divertire, un connubio non facilmente raggiungibile. Proprio la sua ironia è stata a lungo tema di dibattito tra gli addetti ai lavori, con molti critici che non lo considerano, appunto, un poeta, ma piuttosto un cabarettista – sebbene anche questi ultimi abbiano di che lamentarsi al riguardo. Ma nonostante ciò, la realtà dei fatti è che le storie raccontate da Catalano funzionano e divertono una grande fetta di pubblico, come conferma il successo di questo romanzo, entrato in pochi giorni nei primi posti delle classifiche di vendita.

Che siano in versi o, come nel caso di Damore si muore ma io no, in prosa, le storie d’amore impacciato (che tanto ricordano il Woody Allen di Provaci ancora, Sam e di Io e Annie)  e le piccole (dis)avventure quotidiane raccontate da Catalano hanno il pregio di creare la giusta empatia con i lettori, specialmente i più giovani, che, alternando commozione e divertimento, accompagnano Giacomo nella sua storia con la bella aracnologa Agata, la stralunata amica Francesca e le strambe figure che popolano il grigio ufficio in cui il protagonista è costretto a recarsi per potersi pagare l’affitto. Come il Rob Fleming protagonista di Alta Fedeltà, celebre romanzo di Nick Hornby, anche il nostro Giacomo dovrà affrontare numerose prove – spesso causate da se stesso e da una certa dose di incapacità di stare al mondo – prima di riuscire a districarsi dalle situazioni in cui si va a cacciare. Ma proprio nelle disavventure, presenti e passate, vissute da Guido – pardon, Giacomo – nelle pagine di questo romanzo tutti noi ci possiamo riconoscere, perché tutti siamo stati, almeno una volta nella vita, imbranati, buffi e  irrimediabilmente goffi: si chiamava amore, e d’amore si può anche morire (ma noi no).

emanuele.mercurio@studenti.scuolaholden.it

E. Mercurio è studente Holden

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