Mario Desiati – Candore

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Posso guardare?

recensione di Luca Terzolo

dal numero di aprile 2017

Mario Desiati
CANDORE
pp. 219, € 19
Einaudi, Torino 2016

Mario Desiati - Candore“Posso guardare?” sono le ultime parole di Martino Bux. Le ripete dal lettino d’ospedale dove giace già più morto che moribondo. Sono rivolte a Luisa e al medico che stanno amoreggiando ai piedi del letto.
Luisa Montieri l’aveva conosciuta  al Bluebell, un sordido locale (“un cimitero degli elefanti  per pornostar in disarmo e ragazzette dalla doppia vita”) dove era stato assunto come tuttofare, promosso in qualche modo dal rango di cliente a quello di dipendente. Anche Luisa era una dipendente, e Martino se ne era subito innamorato.  Era una dipendente ma non certo appartenente a una delle “categorie” sopra indicate: un “elfo magico” la definiva Martino. E aveva tentato senza successo maldestri, impossibili approcci. Ora, dopo anni di permanenza in America, tornata in Italia aveva cercato tracce di Martino, anche tramite una trasmissione televisiva, e aveva scoperto che era ricoverato in ospedale, incurabile (quindi inutilizzabile ai fini della trasmissione…).
Martino era arrivato al Bluebell seguendo la sua totalizzante passione per la pornografia. Una passione esplosa con la visione, durante la visita  di leva, del suo primo film a luci rosse: protagonista Samantha Strong (nelle pagine del romanzo si paleseranno, meticolosamente citate, innumerevoli pornostar). E sempre suffragata dalla lettura di riviste e fumetti molto diffusi in epoca pre-internet (“Sukia”, “Il tromba”, “SexExpress”…).  Una passione totalizzante. Quando Martino dalla nativa Puglia arriva a Roma per frequentare l’Università (Facoltà di Lettere, di nascosto alla famiglia) inizia subito a dedicarsi al porno a tempo pieno. O quasi.

Tenero maniaco

Le saltuarie presenze in Università (bella l’invenzione della “tesina” che propone un raffronto tra Petrolio di Pasolini e i film di Rocco Siffredi) sono segnate dal sempre fallimentare tentativo di convincere ogni ragazza conosciuta a seguirlo in un cinema a luce rossa (si dimostra un goffo e maldestro e innocuo e forse tenero maniaco).
Le ore di luce sono dedicate a lavoretti più che precari: pulizia delle scale, consegna di pubblicità e simili, appena sufficienti a permettergli la sopravvivenza e soprattutto la frequentazione di locali notturni quantomeno equivoci. Nemmeno la relazione più stabile con l’amata Fabiana che sfocia in una vera, seppur breve, convivenza (nonostante lei non voglia indossare il reggicalze…) sospende la frequentazione di locali hard.

Il primo è il Volturno, un “teatrino” caratterizzato da “un odore nauseabondo di chiuso misto a sudore maschile” (un odore schifoso ma ovviamente non privo di un suo fascino, analogo a quello del cinema a luci rosse: “odore di fumo stantio e velluto sudicio”). Subito dopo (senza dimenticare lo “storico” Elite, locale di spogliarelli, o la Casa Zanetti, ritrovo delle colf e delle badanti straniere) il già citato e in qualche modo centrale nella narrazione, Bluebell. Il proprietario, Mimmo Spadafora, “ex calciatore di serie B riciclatosi nel giro dei locali notturni” è un personaggio possente nella sua miseria morale. E lo stesso si può dire di quello soprannominato “il Magnager” che fornisce le povere ragazze.
Nelle sue notti “scure e deragliate” Martino passa poi alla discoteca Animal (dove fa il pr: quasi un mestiere presentabile, ma poi il proprietario gli propone di mettere telecamere nei bagni…) e poi il 609, “il privé più chiacchierato della città”, ma qui solo come cliente. Proprio qui conosce Parsi, ex-produttore porno (assomiglia a un prelato) che in qualche modo lo prende sotto la sua protezione, protezione che si rivelerà una truffa e un disastro. Personaggio complesso quello di Parsi ma non completamente riuscito, forse a causa di un eccesso di sentenziosità, di fastidiosi filosofeggiamenti (molto meglio il rozzo Mimmo Spadafora del Bluebell). Nell’economia del romanzo Parsi ha però un ruolo fondamentale, quello di scarrozzare in auto Martino in una allucinata peregrinazione per una tragica Roma notturna (Casilina, Porta Maggiore…).

Il tragico e il comico

Molto presente, Roma, e molto ben descritta con un approccio  in bilico tra il realista, il grottesco e il surreale (un grottesco e un surreale che costituiscono una chiave descrittiva e interpretativa un po’ obbligata). Ma arricchita da un inedito tocco straniante. Indicativa la segnalata presenza di animali non contemplati nei trattati di zoologia: “Strani volatili incombevano, non erano cornacchie e non erano gazze, una via di mezzo”.

E su questo palcoscenico agisce fino alla conclusiva decadenza, al tracollo finale fisico e mentale il povero Martino ridotto a cercare ospitalità in un dormitorio vendendo ai colleghi di sventura giornaletti porno usati. Vi rimarrà qualche tempo, nel dormitorio, fino al ricovero in  ospedale per un’ischemia e alla “battuta” finale citata in apertura. Una battuta nella quale convivono il tragico e il comico. Che sono le due indistricabili  componenti  che attribuiscono significativo valore al romanzo e rendono il protagonista, un mite, gentile e imprevedibile Candide del porno, un personaggio nuovo nella letteratura italiana.

luca.terzolo@alice.it

L Terzolo è lessicografo

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