Daniel Pennac – Il caso Malaussène

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Il gran ritorno della Tribù

recensione di Nadia Lazzaroni

dal numero di luglio/agosto 2017

Daniel Pennac
IL CASO MALAUSSÈNE
Mi hanno mentito
ed. orig. 2016, trad. dal francese di Yasmina Mélaouah
pp. 274 , € 18,50
Feltrinelli, Milano 2017

Daniel Pennac - Il caso MalaussèneÈ estate e Benjamin Malaussène e Julie Corrençon si sono rifugiati nell’altopiano del Vercors, lontano da Belleville, l’arrondissement parigino in cui tradizionalmente vive la famiglia, e da tutti gli altri componenti della tribù Malaussène. La coppia, però, non è veramente sola: Benjamin è incaricato di nascondere lo scrittore Alceste, gallina dalle uova d’oro delle Edizioni del Taglione. La Regina Zabo è stata chiara: il “vevé” – come lei chiama gli autori di auto-fiction, che inseguono la “verità vera” – non può parlare con nessuno e Benjamin deve assicurarsi che termini il suo libro, proteggendolo dagli strali degli adirati familiari. I suoi fratelli, infatti, lo vorrebbero morto, a seguito della pubblicazione di Mi hanno mentito, volume con cui lo scrittore, sollevando il velo di menzogne in cui i genitori adottivi hanno avvolto la loro infanzia, ha screditato la famiglia, oltre a causare la morte del padre. Parigi e i suoi subbugli sembrano distanti anni luce dalla pace del Vercors, ma ecco che dal fronte cittadino giunge la notizia del rapimento del noto ministro Georges Lapietà. Chi sono i rapitori? E come mai l’ammontare del riscatto equivale al cosiddetto “paracadute d’oro”, somma che Lapietà ha percepito per aver licenziato migliaia di dipendenti del gruppo Lava?

Daniel Pennac torna in libreria con Il caso Malaussène, prima parte dell’ultimo e agognato capitolo del ciclo dei Malaussène, la serie ancipite, a metà tra il giallo e la saga familiare, che ha riscosso un enorme successo negli anni ottanta e novanta. I lettori abituati agli abili incastri di trame di Pennac, ai suoi personaggi sfavillanti e sui generis, ora invecchiati di molti anni, nonché ai dialoghi spassosi, allo stile sferzante, al ritmo impetuoso, ai continui passaggi di penna tra diversi narratori, non rimarranno delusi. Ritroviamo, nel nuovo libro, tutti i soliti ingredienti della fortunata ricetta Malaussène: le surreali peripezie della famiglia, che richiedono una massiccia dose di “sospensione dell’incredulità”, l’immancabile irruzione della polizia nella ferramenta in cui dimora la tribù e, infine, un’altra gravidanza, anche se per il presumibile battesimo del nascituro da parte di Jérémy si dovrà aspettare la seconda parte della storia. Il tutto calato perfettamente nel nostro tempo, con tanto di talk-show, slang giovanile e menzione dei social. Dei due fili che compongono l’ordito, quello di Lapietà e quello dello scrittore Alceste, quest’ultimo in particolare offre molti spunti di riflessione sull’arte del narrare, poiché, nei passi in cui lo scrittore parla in prima persona, medita sulla propria narrazione, sul pervicace inseguimento del vero, opponendola a quella dei genitori che con le loro favole hanno infiorato, e quindi alterato, la realtà.

Quasi in ogni volume c’è stato un personaggio su cui Pennac ha indugiato maggiormente: Il Piccolo con i suoi disegni nel Paradiso degli orchi, Clara in La prosivendola, Jérémy e i suoi copioni in Signor Malaussène e Thérèse in La passione secondo Thérèse. Ebbene, nel nuovo capitolo l’obiettivo è puntato su Verdun, che da piccola spaccatimpani è diventata un giudice di tutto rispetto. Ma si ha anche un passaggio di testimone dalla vecchia alla nuova generazione: infatti, la penna del romanziere insegue a più riprese Signor Malaussène, Maracuja, È un Angelo e il piano in apparenza infallibile architettato dal trio. Pertanto, gli altri fratelli, come anche Julie, rimangono purtroppo defilati. Invece Benjamin, questa volta, veste i panni del capro espiatorio solamente alla fine. Ma, come ricorda l’ultima pagina del libro e come fa presagire l’explicit, che non scioglie davvero l’intreccio, la vicenda continua.

nadia.lazzaroni@edu.unito.it

N Lazzaroni è francesista

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