George Gissing – Le donne di troppo

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Tra Chelsea e Charing Cross c’è una nuova energia


recensione di Federica Zullo

dal numero di Settembre 2017

George Gissing
LE DONNE DI TROPPO
ed. orig. 1893, trad. dall’inglese di Vincenzo Latronico
pp. 472, € 18
Baldini&Castoldi, Milano 2017

George Gissing - Le donne di troppo“La signora Barfoot non ha molto a cuore le classi inferiori; vuole essere utile alle figlie della gente perbene. E lo è. Sta facendo un lavoro ammirevole. (…) Ha una rendita – non è enorme, ma basta a permetterle di unire il lavoro alla filantropia”. Così Rhoda Nunn, una delle “donne di troppo” protagoniste del romanzo dello scrittore inglese George Gissing, descrive il progetto dell’amica, impegnata nella formazione di nuove figure femminili che siano capaci di sfidare le rigide convenzioni della società patriarcale vittoriana scegliendo una vita non necessariamente incentrata sul matrimonio e la cura dei figli. L’idea di un’alternativa possibile a questo tipo di esistenza percorre tutta la narrazione, fin dai primi capitoli, e viene discussa, criticata, posta sotto attenta disamina in relazione alle storie che si intrecciano e che da quell’idea sono contaminate.
Considerato dalla critica il migliore romanzo di Gissing, The Odd Women esce nel 1893, a seguito di due fortunati lavori pubblicati nel primi anni novanta dell’Ottocento, New Grub Street (1891) e Born in Exile (1892), caratterizzati da una matura rielaborazione di temi cari a uno dei più importanti e prolifici scrittori tardo-vittoriani: le condizioni delle classi più povere in Inghilterra, in particolare nelle periferie urbane (The Nether World, 1889) e la vita di giovani scrittori o giornalisti della classe media e medio-bassa che cercano di farsi strada nel mondo, lottando contro le rigide barriere di classe e affrontando seri problemi economici, spesso alle prese con matrimoni sfortunati (Workers of the Dawn, 1880, The Unclassed, 1884). Si tratta di temi che pure riflettono alcuni aspetti della vita dello stesso Gissing, proveniente dalla middle-class ma capace di accedere ad un alto livello di istruzione, sposatosi due volte con esiti a dir poco disastrosi.

New Woman

The Odd Women è seguito da opere come In the Year of Jubilee (1894) e Eve’s Ransom (1895), in cui le protagoniste femminili sono donne anti-convenzionali e desiderose di maggiore indipendenza da padri e mariti. Nel 1894 la scrittrice femminista irlandese Sarah Grand utilizzava per la prima volta il termine new woman, espressione poi associata sia ai movimenti di emancipazione femminile di fine Ottocento in Europa e negli Stati Uniti, sia a una serie di opere letterarie che proponevano un modello femminile di rottura con il passato, esaltando la piena soggettività di donne colte e intraprendenti, a opera di autrici quali, appunto, Sarah Grand, Olive Schreiner e Mona Caird, solo per citarne alcune.
Con l’obiettivo primario di educazione ed emancipazione economica lavorano Mary Barfoot e Rhoda Nunn, dirigendo una scuola per dattilografe nel cuore di Londra e selezionando coloro che mostrano autentiche capacità e intelligenza per condurre una vita “socialmente” diversa, in grado di assumersi i rischi di una scelta anti-tradizionale. Non fanno per loro ragazze poco convinte del progetto o così povere e disperate da voler ripiegare alla fine sulla scelta sicura del matrimonio. Rhoda diviene col tempo assai più dura della collega sul tipo di lavoro da svolgere, non vuole trasformare la scuola in “un rifugio per ragazze perdute” e non sopporta le ragazze che passano tutto il tempo a leggere romanzetti, richiamando la famosa invettiva di George Eliot in Silly Novels by Lady Novelists (1856): “Solo se tutti i romanzieri fossero strangolati e gettati a mare avremmo qualche speranza di poter trasformare il genere femminile”. Non è più il tempo della filantropia basata solo sul senso di carità cristiana, ora è necessario attuare una vera e propria rivoluzione culturale e sociale per il genere femminile. “Ma sai che nel nostro paese le donne sono mezzo milione in più degli uomini? (…) Così tante donne di troppo… nessuno se le potrà mai prendere. I pessimisti le chiamano inutili, perse, vite sprecate. Io, ovviamente – dato che sono una di loro – la vedo in modo diverso. Io ci vedo una grande risorsa di energia”. Rhoda cerca di spiegare quanto quel mezzo milione in più possa fare bene al mondo a Monica Madden, una delle tre sorelle cresciute assieme a lei in un paese di provincia. Dopo la morte del padre, le sorelle si trasferiscono a Londra e, nonostante una cospicua eredità, conducono una vita miserabile senza investire il denaro in attività redditizie e gratificanti. Monica si avvicina alla scuola di Great Portland Street dopo aver lasciato il lavoro di commessa per le insopportabili condizioni lavorative, ma è sinceramente intimorita da quella che molti chiamano “una fabbrica di zitelle”. La scelta di accettare la proposta di matrimonio del più anziano signor Widdowson è segno della sua debolezza e della paura di finire sola e malata come le sorelle, ma presto si rivelerà un prevedibile errore.

La descrizione della cerimonia nuziale rimanda piuttosto all’atmosfera di un funerale, e non può che far tornare alla mente la celebrazione del secondo matrimonio del signor Dombey con Edith Granger, stipulato unicamente per denaro, al pari di una vera e propria transazione commerciale. Gissing sembra riferirsi più volte a Dombey and Son e, in generale, a tutta l’opera dickensiana, di cui è stato grande critico ed estimatore. Le questioni economiche che regolano i rapporti fra le persone e caratterizzano le scelte matrimoniali, il calcolo delle rendite, il divario sociale e le attività filantropiche della società medio-vittoriana (temi presenti, fra gli altri, anche in Bleak House e Great Expectations) si ritrovano in questa grande narrazione di fine secolo, di cui è senza dubbio preziosa la bella traduzione in italiano. L’aggettivo “odd” del titolo offre una varietà di significati che completano quello scelto per l’italiano: oltre che dispari e spaiato, il termine significa anche strano, bizzarro, eccentrico, tutte parole che connotano i progetti e gli atteggiamenti del gruppo di Mary e Rhoda. Bizzarro è anche il rapporto che si instaura fra Rhoda e il cugino di Mary, Everard, un legame che metterà a dura prova le idee anti-matrimoniali della protagonista: Gissing struttura la loro relazione come una gara di posizioni, caratterizzata sia da reciproca attrazione, sia da continue discussioni sul matrimonio, sui ruoli di uomo e donna al suo interno e sulle relative costrizioni sociali. La lezione di John Ruskin che, oltre venti anni prima, nel suo volume Sesame and Lilies, stabiliva la netta separazione dei caratteri maschile e femminile, intendendo quest’ultimo unicamente relegato per natura alla cura della casa, serpeggia lungo tutto il romanzo e appare come il nemico da combattere ogni volta, incarnatosi in particolar modo nel marito di Monica.

Nella Londra fra Chelsea, Victoria Station e Charing Cross c’è una nuova società in movimento: lo scrittore riesce a comunicare questa energia e un senso di inevitabile progressione culturale, nonostante i conflitti personali e sociali. Sembra che ciò possa avvenire, in primo luogo, solo nel contesto urbano, complesso e ricco di opportunità, mentre i momenti dedicati alla provincia assumono un carattere di stasi, malinconia e illusione romantica. In città le donne di troppo possono sfidare il mondo e qualcuna riuscirà a conquistarlo.

federica.zullo@unife.it

F Zullo insegna letteratura inglese all’Università di Ferrara

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