Kent Haruf – Le nostre anime di notte

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Che ci importa del mondo

recensione di Alessandra Penna

Kent Haruf
LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
trad. dall’inglese di Fabio Cremonesi
pp. 200, € 17
NN editore, Milano 2017

Kent Haurf - Le nostre anime di notteNon è mai tardi per essere felici. Non è mai tardi per sentirsi compiuti. Addie e Louis – le voci che scandiscono Le nostre anime di notte – lo dicono a se stessi durante le loro chiacchierate notturne e lo suggeriscono a noi che li ascoltiamo, condotti nelle stanze del loro mondo attraverso la grazia della penna di Kent Haruf. E così, in un arco di tempo che non ha la distensione dei precedenti romanzi, ma che non manca mai di incisività, Addie e Louis raccontano, ricostruiscono per se stessi e per noi la storia delle loro vite, immaginando di stravolgerne un esito che sembra segnato e – con una consapevolezza forse tardiva ma non meno efficace – si rendono artefici di quel cambiamento che per errore siamo soliti attribuire all’età giovane o adulta. Mai a quella senile.
“Per noi le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito”. Se c’è una paura legata alla vecchiaia, è proprio questa: il venire meno della possibilità di sentire e volere fortemente, l’essere costretti ad accontentarsi di passioni sbiadite. Haruf sventa questa paura e nelle Nostre anime di notte mette in scena la rappresentazione della felicità mancata. Non perduta, ma ritrovata. O forse trovata per la prima volta. Un dolore, capace di piegare una famiglia per sempre, ha ridotto Addie a condurre una vita priva di passione, ma a recitare al tempo stesso la parte della moglie serena e amata. Louis si è sempre sentito caratterialmente inadeguato, incapace di afferrare la felicità, quando l’ha provata, incapace di seguire la chiamata a essere più di un mediocre professore. E ha vissuto col senso di colpa per aver fatto del male a chi amava, senza per altro essere stato felice.

Non si tratta di eroi

Addie e Louis non sono eroi, come mai lo sono i personaggi di Haruf. È proprio il loro essere ordinari a rendere incredibilmente umano e verosimile tutto ciò che fanno.  Nelle loro confessioni notturne, Addie e Louis ricordano ormai senza paura tutti gli eventi dolorosi che hanno scandito le loro vite, ricordano tutte le volte in cui non sono riusciti a essere come avrebbero voluto. Non è mai tardi per la consapevolezza, sembra dirci Haruf. Il tempo del riscatto, il tempo per essere migliori non si esaurisce mai. Finché c’è vita. E allora, ecco che due settantenni possono uscire dalle loro case, smettere di nascondersi e girare per strada con un vestito giallo, lei, e una camicia rossa scozzese, lui. E finalmente pensare che nulla sia più importante del sapore di quella felicità. “Che mi importa del mondo”, potrebbe cantare Addie a Louis, “quando tu sei vicino a me”.

Ci sono tanti motivi per cui Le nostre anime di notte riesce ad afferrare un lettore. Innanzitutto sa farlo meravigliare senza usare capriole e fuochi d’artificio. Sa accompagnarlo e cullarlo col racconto ora triste ora improvvisamente luminoso di due vite che – quando pensavano di essere stanche – si riscoprono invece più vivaci che mai. Ma soprattutto sa mostrargli come un essere umano possa qualsiasi cosa, se non ha paura. Addie e Louis hanno smesso di avere paura degli altri. Tardi, ma lo hanno fatto. E hanno scoperto la strada per la felicità.

alepenna@yahoo.com

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