Patrick Modiano – Incidente notturno

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La quête di un’infanzia perduta in una Parigi da film

recensione di Mariolina Bertini

Scheda “Letterature” dal numero di marzo 2016

Patrick Modiano
INCIDENTE NOTTURNO
 ed. orig. 2003, trad. dal francese di Emanuelle Caillat
pp. 115, € 17.50
Einaudi, Torino 2016

Si potrebbe fare un film con le immagini della Parigi notturna di Patrick Modiano: i caffè un po’ spettrali del quartiere latino, le vetrine rassicuranti delle farmacie aperte sino a tardi, il ponte Alexandre III che riflette nelle acque scure della Senna la luce dorata dei suoi lampioni. È una Parigi precisa nella topografia e nei dettagli, ma spesso deserta e sospesa in un tempo irreale, come certe scene dipinte da Hopper.

Incidente-Notturno-Patrick-Modiano

L’inizio di Incidente notturno si situa proprio nel cuore di questa Parigi, in place des Pyramides, tra rue de Rivoli e il giardino delle Tuileries, in una notte d’inverno del 1965 o ’66. L’andamento del racconto è quello di una rievocazione autobiografica, i cui contorni sono però così incerti da sfumare di continuo in un’affabulazione onirica inaffidabile per lo stesso narratore. Alle soglie della maggiore età, Patrick, una notte, in place des Pyramides, viene prima investito e poi soccorso da una giovane donna al volante di una Fiat verde acqua. Ferita anche lei al volto, la donna lo accompagna in ospedale, manifestandogli una gentile sollecitudine. Poi scompare, mentre il suo compagno – un uomo d’affari dall’aria non troppo rassicurante – si occupa di far trasferire il ragazzo in una clinica. Più tardi, Patrick crederà di aver riconosciuto nella sua investitrice una delle conoscenti a cui i genitori lo affidavano da bambino, anche per lunghi periodi, con crudele noncuranza. Questa sovrapposizione (per altro infondata, perché la donna che lo ha investito è troppo giovane per averlo accudito più di dieci anni prima) trasforma per lui l’incidente in un’avventura carica di significato. Dalle alture di Passy alle rive della Senna, segue le tracce della sconosciuta, intuendo che ritrovarla significherà per lui uscire dal circolo opprimente di un’esistenza senza scopo.

A questa ricerca concreta se ne affianca un’altra: una sorta di discesa agli inferi tra i ricordi d’infanzia, per far emergere l’immagine rimossa di un altro incidente, che l’investimento recente sta facendo riaffiorare. Da un’epoca all’altra della sua vita, misteriose corrispondenze sembrano farsi segno: una scarpa perduta in place des Pyramides si trasforma in un animale, un cane investito da un’auto tanti anni prima, mentre l’odore dell’etere usato in ospedale per l’anestesia sembra l’odore, al tempo stesso, della memoria e dell’oblio. Nel finale, la sconosciuta ritrovata guiderà Patrick nell’ascesa simbolica verso un’alta terrazza, rivelandogli che “la vita è molto più semplice” di quel che lui creda; ma la quête dell’infanzia perduta non avrà avuto esito, e qualche cosa di irrisolto resterà sepolto per sempre nella nebbia del passato. I fili tematici che collegano Incidente notturno al resto dell’opera di Modiano sono numerosissimi: per far solo qualche esempio, i frammentari ricordi infantili sono evocati in Riduzione di pena (Lantana, 2011) e riportati alla realtà fattuale in Un pedigree (Einaudi, 2014), mentre la Parigi degli anni sessanta è lo sfondo struggente di Nel caffè della gioventù perduta (Einaudi, 2010). Per chi volesse approfondire questa rete di rapporti, sarà un utile strumento il volume recente di Elisabetta Sibilio Leggere Modiano (pp. 107, € 12, Carocci, Roma 2015).

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