Giulio Guidorizzi – Io, Agamennone

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Navigare nel passato per modellare il presente

recensione di Cesare Sinatti

scheda «archeologia» dal numero di settembre 2016

Giulio Guidorizzi
IO, AGAMENNONE
pp. 198, € 14
Einaudi, Torino 2016

Giulio Guidorizzi - Io, AgamennoneSi dovrebbe leggere Io, Agamennone navigando verso la Grecia. Perché questo saggio romanzato è una navigazione, non solo verso un’altra terra, ma verso un altro tempo e soprattutto verso un altro modo di vedere il mondo: quello degli eroi omerici. Giulio Guidorizzi, uno dei più celebri grecisti italiani, intreccia felicemente la precisione filologica dello studioso con narrazioni fantasiose che vibrano del tono epico delle fonti antiche e rendono il libro accessibile anche a chi abbia poca familiarità con la cultura classica. Ogni capitolo è un arazzo di scene tratte dal mito e dell’epica, tessute in modo da presentare in forma romanzata un aspetto specifico dell’eroismo omerico. Ci confrontiamo, quindi, con il modo in cui gli eroi vivevano un passato fatto di miti e col loro desiderio di proiettarsi nel futuro attraverso la fama, scopriamo il loro modo di amare e scambiarsi doni, quando amare significava ancora essere posseduti da un dio e donare era segno della grandezza di un uomo. Vediamo questi eroi ingannarsi e scontrarsi apertamente sul campo di battaglia, li guardiamo cadere ed esalare la vita in un tempo in cui l’anima era ancora fragile come il respiro, e in cui dopo la morte veniva per tutti un solo regno di ombre silenziose e senza memoria. E scopriamo che con la tragedia della morte compare anche il coraggio, che nel mondo omerico è soprattutto coraggio di saper accettare la propria parte di destino. Leggendo, percepiamo di essere allo stesso tempo vicini e lontani da questi eroi. Vicini nelle passioni umane, che pure si esprimevano piene e senza vergogna nell’antichità, e in cui ancora oggi ci si ritrova: commuove sempre il dolore di Achille per Patroclo caduto in battaglia, terrorizza e affascina la forza con cui Afrodite spinge Elena a tradire. Ma allo stesso tempo, c’è lontananza: noi non conosciamo la loro ossessione per l’onore e per la memoria, il loro desiderio di sopravvivere nel tempo attraverso la grandezza di un’impresa. Ci è estranea la familiarità che hanno con la morte e la triste sicurezza con cui dicono: «non c’è nessuno, anche se è grande e potente, che non incontri il dolore». E forse, per lo stesso motivo, ci è estranea la grandezza d’animo con cui Achille e Ettore sanno affrontare un destino doloroso.

Da Io, Agamennone emerge con chiarezza la caratteristica principale dell’eroe antico: essere prima di tutto un individuo (piccolo) di fronte a un destino che non può mutare e spesso è tragico. Ed essere, allo stesso tempo, un uomo grande, nel bene e nel male, nella felicità e nel dolore. Incontrare i personaggi del mito ancora una volta vivi nella narrazione ci insegna a non guardare ai costumi antichi come fossero cimeli, con occhi da antiquario. C’è una vita che ancora anima il passato, ed è la nostra: la vita di chi si confronta con un diverso modo di pensare e vivere, e scopre di poter pensare e vivere diversamente.

C. Sinatti è scrittore e vincitore del Premio Calvino 2016

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