Luca Della Bianca e Simone Beta – Il dono di Dioniso

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Versa ancora vino

recensione di Franco Pezzini

Luca Della Bianca Simone Beta
IL DONO DI DIONISO
IL VINO NELLA LETTERATURA E NEL MITO IN GRECIA E A ROMA
pp. 211, € 16
Carocci, Roma 2015

Il dono di Dionisio - Il vino nella letteratura e nel mitoUn dio regala al contadino che l’ha ospitato il germoglio di una pianta ancora sconosciuta: e la diffusione del frutto – meglio, del liquido prezioso tratto dalla lavorazione – reca conseguenze inattese nell’uccisione del contadino da parte dei vicini e nel seguente suicidio della figlia. L’ambiguità del vino, o piuttosto la cautela con cui un dono tanto grande, divino e pericoloso dovrebbe essere accostato emerge in miti diversi nel mondo ed eminentemente nella storia greca di Icario, suo sfortunato missionario. Un episodio da cui appunto prende le mosse questo saggio.
Già curatori anni addietro di un affascinante Oinos. Il vino nella letteratura greca (sempre per Carocci, 2002), in questo nuovo studio il saggista e romanziere Della Bianca e il filologo classico Beta approfondiscono e ampliano il percorso, con un’analisi anche più ricca del panorama ellenico e un allargamento al mondo romano fino alle sue pagine ultime. Un’opera dunque di vertiginosa densità (“Il primo dato che colpisce è la frequenza” dei riferimenti, notano nell’Introduzione), documentatissima, ma scritta con elegante chiarezza, e che per l’importanza delle implicazioni meriterebbe un utilizzo anche per gli studenti.
Azzardando una schematizzazione brutale sul contenuto di un testo tanto lussureggiante, Il dono di Dioniso provoca idealmente il lettore su tre piste: a partire da quella più materiale di pratiche agricole e sociali sul frutto della vite nel mondo greco e latino. Dal rapporto insomma, a monte, con tecnica e scienza della vinificazione agli utilizzi medici e zootecnici del vino, e fino alle più pratiche ricadute nel consumo: percentuali di annacquamento consigliate (non veniva consumato puro), istituti del simposio (ruolo del simposiarca, gioco del cottabo, brindisi…), memorie storiche di annate eccezionali o rimedi pratici contro l’ubriachezza (come il cavolo o, improbabilmente, l’ametista).

Nunc est bibendum

Ma dal vino come prodotto si passa alla sua dimensione culturale più ampia, a valori e disvalori da esso idealmente catalizzati. Rimedio per gli affanni, fonte di creatività, stimolo all’amore, portatore di verità (per l’allentarsi dell’autocontrollo), attraverso poeti e pensatori il vino viene riconosciuto come elemento-cardine della vita sociale, e sorta di momento critico per la valutazione dell’uomo: si pensi alle derive grottesche delle cene romane, con gli eccessi cui giungono i convitati per poter bere di più.
Se d’altronde, come ricorda la storia di Icario,  “nell’età più remota accostarsi al vino significava rischiare conseguenze ancora sconosciute, (…) Un principio etico-religioso basilare stabilisce (col tempo) che bere vino è azione da compiere insieme ad altri uomini, ai propri pari”, dalle libagioni dei poemi omerici “a un’istituzione che rappresenta un punto di incontro fra l’umano e il divino: il simposio”. Il rapporto con il vino non si esaurisce cioè in una dimensione di misura etica umana, ma attraverso infinite letture mitiche guarda al rapporto col trascendente. E con uno dei più imprevedibili immortali: quel Dioniso Signore dell’ebbrezza per tanto tempo giudicato da imbarazzati eruditi come divinità d’importazione più o meno tarda, mentre è oggi credibilmente riconosciuto dio greco. A rammentare che la sua ambiguità non promana da qualche selvaggia landa esotica, ma appartiene alle nostre radici.

franco.pezzini1@tin.it

F. Pezzini è saggista

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