Meno intelligenza, meno sapere, meno libertà

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Il danno culturale della concentrazione editoriale

Di Andrea Casalegno

dal numero di novembre 2015

I fatti sono noti. Se l’Antitrust darà il via libera, come si dà quasi per scontato, il gruppo Mondadori libri diventerà proprietario del gruppo Rizzoli libri; sono escluse quindi le testate giornalistiche, ovvero l’informazione nel senso più diretto, ma anche più effimero, della parola. L’acquisizione darebbe vita – o forse dovremmo scrivere: darà vita – a un gruppo monstre, in grado di controllare da solo il 38 per cento del mercato librario italiano. Se questa non è posizione dominante (come tale non consentita dalle vigenti leggi antitrust), non so che cosa significhi una simile espressione.

Controllare quasi il 40 per cento del mercato (ma la percentuale è destinata a crescere, poiché il mostro farà incetta di attuali e potenziali bestseller) significa esercitare un potere esorbitante sulla distribuzione, la promozione e l’esposizione nelle librerie. Il potere di pressione, per non dire di ricatto, di un simile editore non ha bisogno di essere spiegato. Una fusione, naturalmente, produce anche conseguenze per coloro che nelle aziende lavorano. Ammesso che la fusione non produca tagli per la produzione editoriale e la stampa (ma tagli vi saranno), i servizi comuni di amministrazione, distribuzione e promozione potranno e dovranno essere razionalizzati, con consistenti riduzioni di personale. Ma ammettiamo che il comune lettore non sia tenuto a occuparsi di simili problemi interni, e concentriamoci sul danno che verrà a subire ciascuno di noi.

Il danno culturale, poiché è di questo che si tratta, va ben al di là delle distorsioni inevitabilmente prodotte da una simile, anomala concentrazione. Consideriamo che, a operazione avvenuta, finirebbe probabilmente per cessare qualunque concorrenza tra i seguenti marchi, che un tempo erano a loro volta altrettanti editori in fruttuosa concorrenza tra loro: Mondadori, Mondadori Education, Mondadori Electa, Einaudi, Sperling & Kupfer, Piemme, Rizzoli, Bompiani, Fabbri, Marsilio, Sonzogno. Stiamo parlando di libri, cioè di idee. Il venir meno della concorrenza non significa soltanto, né prevalentemente, come per la maggior parte dei prodotti, prezzi di vendita meno favorevoli per l’acquirente, sia esso dettagliante (libraio) o consumatore finale: significa venir meno della concorrenza tra le idee. Meno intelligenza, meno sapere, meno libertà.

Se ci sono molti editori, è probabile che le idee non gradite a un editore (pensiamo in particolare alla saggistica) trovino favorevole accoglienza presso i suoi concorrenti. Così non sarà per tutti i marchi sopra indicati; a meno che gli editor del gruppo non conservino un elevato grado di autonomia e di passione culturale, tali da spingerli a farsi concorrenza tra loro anche se lavorano per lo stesso padrone. È questo l’unico antidoto, l’unica strategia possibile di riduzione del danno. Ma l’esperienza dimostra che non sarà facile metterla in atto, e la prudenza comanda di non contarci troppo. Com’è anche troppo noto, a pensar male si pecca per diffidenza, ma il più delle volte si coglie nel segno.

Farò un esempio solo apparentemente minore. Gran parte della cultura di massa, e mi riferisco alla cultura di alto livello, dipende dalle nostre collane di classici tascabili, di solito ottimamente curati. I classici sono libri fuori diritti, ma spesso pongono gravi problemi filologici, e comunque rendono poco; per questo si pubblicano sempre meno.

Personalmente ho cominciato a coltivare la mia mente con i volumi tascabili della “Bur” Rizzoli, ho continuato con gli “Oscar” Mondadori, la “Pbe” e gli “Struzzi” Einaudi, e oggi apprezzo molto i classici bilingui Marsilio. Tra pochi mesi tutti questi marchi, e anche i tascabili Bompiani e Sonzogno, saranno unificati sotto una sola proprietà, e ogni sana concorrenza tra loro verrà a cessare (salva, lo ripeto, una virtuosa opposizione da parte dei rispettivi editor: ma ne avranno il potere?). Risultato? Si pubblicheranno ancora meno classici; cioè meno intelligenza, meno sapere, meno libertà. A me sembra, né più né meno, una catastrofe. E a voi?

Un mercato nazionale sempre meno libero

di Carmine Donzelli

Strano paese il nostro. Anche nel settore del mercato dei libri. I due più grandi gruppi editoriali (Mondadori e Rizzoli) annunciano, dopo mesi di trattative, di aver raggiunto un accordo di fusione che porterà alla formazione di un unico soggetto detentore di una quota di oltre il 38 per cento del mercato italiano: e tutti a commentare, con diversi gradi di apprezzamento, dispiacere, disappunto, la fusione come già realizzata Leggi di più (articolo riservato agli abbonati)

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