Marco Malvaldi: oltre ai gialli, l’analogia

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Il genio è una connessione di matematica e poesia

di Gabriele Lolli

dal numero di ottobre 2016

Per Google, Marco Malvaldi (Pisa, 1974) è un «Italian crime writer», per Wiki italiana uno «scrittore». Dai titoli qui sotto elencati si direbbe altrimenti. Il primo (L’infinito tra parentesi) è un libro di filosofia della scienza, il secondo (Capra e calcoli), scritto insieme a un giovane fisico, è sulla vita al tempo del computer. Il terzo (Milioni di milioni) è presente come rappresentante della copiosa produzione dell’autore nel campo del giallo.
Lo stile è inconfondibile: disinvolto, spiritoso, «parlato»; non rifugge dal mini-turpiloquio corrente dei giovani disinibiti, di cui condivide la subcultura generazionale, film, serie televisive; padrone non solo di conoscenze scientifiche e di cultura classica ma di informazioni sul mondo attuale e curiosità di cronaca minuta (come la durata della finale dei mondiali di ping-pong del 1936).

Storia sentimentale della scienza

marco-malvaldi-linfinito-tra-parentesiL’infinito tra parentesi introduce subito il tema portante, che è l’accostamento di fisica e poesia, entrambe basate come strumento d’invenzione sull’analogia, che dipende dalla struttura del cervello e dal ruolo delle emozioni, che producono le proteine adatte a creare nuove sinapsi (fatto ricordato anche in Milioni di milioni). Già Edgar Allan Poe (1809-49) aveva affermato che il genio è una combinazione indissolubile di matematica e poesia; Malvaldi non si sofferma sul genio matematico; da chimico, considera la scienza come osservazione attenta, capacità di porsi domande, produzione provvisoria di conseguenze di ipotesi, verifica sperimentale, uno sviluppo del common sense come la riteneva Norman Campbell (1921), anche con l’appoggio del bastone della matematica, che però non si vede; le uniche equazioni sono quelle di Dirac e di Maxwell, segnalate per la loro bellezza. Ma soprattutto immaginazione, in ogni situazione: per esempio sollevare uno scafo sommerso riempiendolo di polistirolo espanso, l’idea non venne brevettata perché anticipata da Paperino che aveva risolto lo stesso problema con palline da ping-pong. L’aggettivo «sentimentale» ricorda la storia sentimentale dell’astronomia che Piero Bianucci (2012) ha scritto dando «ampio rilievo agli aspetti umani degli astronomi».

A Malvaldi invece la poesia serve per parlare di argomenti a cui è affezionato, di personaggi che ammira, Omero, Lucrezio, Gozzano, e prendere lo spunto per spiegare questioni scientifiche in cui è competente: in Omero, la costruzione da parte di Efesto di catene infrangibili, sottilissime e invisibili gli apre la fantasia a discutere strutture rigide e microreticoli metallici. Una poesia di Gozzano sul ghiaccio che fa «cricch» sotto i pattini introduce lo stress dei materiali. Chimica e fisica dei materiali e scienza delle costruzioni sono le competenze principali messe in mostra. Una poesia di Szymborska che «toglie il fiato» sulle gocce d’acqua è la premessa per raccontare la vicenda della memoria dell’acqua con una spiegazione esauriente e rigorosa che sfrutta l’analogia tra linguaggio e chimica.
Il titolo è un mistero, anche alla fine della lettura. D’infinito non si parla mai, la parola compare solo avverbialmente in qualche misurazione iperbolica; è proprio messo tra parentesi, ma si è mai visto un titolo che punta in direzione opposta a quella del contenuto? Forse che l’autore è in polemica contro chi parla di scienza solo con i grandi problemi fondativi o del «tutto»? Se è così tuttavia è troppo criptico, e in errore; è vero che la struttura della materia che descrive nei suoi esempi è misurata su una scala finita piccolissima, sempre precisamente indicata, ma per arrivare ad essa si usano equazioni differenziali, vedi Dirac, che senza infinito non hanno senso.

L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos

marco-malvaldi-capra-e-calcoliCapra e calcoli inizia con il gioco televisivo di Monty Hall in cui il concorrente deve scegliere una di tre porte, che nascondono due capre e una macchina di lusso; dopo la scelta, il conduttore apre una porta dietro la quale c’è una capra, e chiede al concorrente se vuole cambiare la sua scelta; un mare di discussioni si sono svolte a proposito della convenienza o meno di cambiare, con intervento anche di matematici che hanno perso l’occasione di non fare una cattiva figura sostenendo che la scelta era indifferente: la prima porta e l’eventuale nuova (ancora chiusa ovviamente) hanno entrambe probabilità 1/2. Invece conviene, perché quando si fa la prima scelta, la probabilità che l’auto non sia lì dietro è 2/3, sarebbe meglio, se il gioco lo permettesse, scegliere entrambe le altre due; ora l’offerta del conduttore equivale a permettere al concorrente proprio questa alternativa. Malvaldi si dilunga nelle spiegazioni, in diversi modi, assumendo come giustificato lo sgomento del lettore di fronte alla sua affermazione. Esclude di fare una dimostrazione basata sulle probabilità condizionate, parlandone come se fosse cacca, per usare il suo stile, ma teme che non gli basti un argomento come quello sopra esposto, e invita il lettore a fare prove a ripetizione con le diverse scelte, come ha fatto lui giocando con mamma. È la sostituzione della simulazione alla comprensione teorica. Malvaldi sostiene che la considerazione di eventi sequenziali è più adatta all’abitudine intellettuale dell’homo sapiens del cercare le cause, rispetto ai giudizi probabilistici; indubbiamente il ragionamento probabilistico non sembra essere molto naturale, ma dopo aver visto il primo algoritmo proposto nel libro c’è da dubitarne: è il metodo concepito da Stanislaw Ulam nel 1946, illustrato con il calcolo dell’area di una figura molto complicata immaginando di coprire la figura e bucare con un punteruolo a caso, valutando poi quanti colpi sono finiti nella regione interessata.

Lo scrittore Marco Malvaldi

Marco Malvaldi

Nasceva il metodo Metropolis per calcolare quantità riferite a sistemi con un enorme numero di combinazioni possibili. Il metodo è illustrato con il problema della discesa da un monte nel buio totale e con le configurazioni di molecole tendenti allo stato di minima energia («la natura è pigra»). Si comprendono fenomeni complessi facendo molte prove a caso, accogliendo o scartando l’esito in base a un criterio dato. Accettando di fare errori in modo casuale le capacità di soluzione aumentano. Solo con la velocità dei calcolatori tali metodi sono applicabili. Dopo questa introduzione teorica, l’esposizione cambia musica, e leggiamo una serie di storie molto interessanti: la bolla immobiliare statunitense, le transazioni finanziarie ad altissima frequenza, l’effetto farfalla e i problemi delle condizioni iniziali, come nelle previsioni meteorologiche, la realtà virtuale, la disoccupazione tecnologica. Il discorso si sposta verso i robot, questioni etiche e legali, droni Google cars e fantascienza, la plasticità del cervello e inevitabilmente il problema della coscienza. Si collega all’ultimo capitolo di L’infinito tra parentesi sulla fisica della memoria e sulle strutture che permettono risposte veloci pur se non precisissime.

La trattazione è competente e ragionevole; gli algoritmi tuttavia non sono descritti; se il lettore volesse trovare quello di capra e cavoli, che evidentemente ha suggerito il titolo, dovrebbe rivolgersi altrove; se volesse prendere sul serio la citazione finale di Galileo sul libro della natura, di cui si deve imparare a intender la lingua matematica, sarebbe forse dissuaso dal ricordo che un’equazione «alla sola vista incute timore… e potrebbe anche mordere»; l’avvertimento è ironico, perché Capra e calcoli termina con la tesi che ragionamento matematico e fiducia nelle emozioni sono entrambi imprescindibili, ma chissà se la si capisce, o se si recepisce il suo invito a studiare.

Milioni di milioni

marco-malvaldi-milioni-di-milioniSi ha l’impressione che Malvaldi, forse ubriacato dal successo, scriva troppo in fretta; non nel senso del ritmo di scrittura ma dell’attenzione ai particolari. In Milioni di milioni parla del reperto autoptico su un cadavere di cui non è stata fatta l’autopsia, in L’infinito tra parentesi trasferisce ai moduli del cervello i caratteri dei modelli matematici affermando che servono per scopi differenti, quando invece sono dedicati a un solo compito; il logico da tutti conosciuto come Gottlob Frege è chiamato Friedrich; il primo nome, mai usato, sarebbe comunque Friedric. Infinito non ha indice analitico né dei nomi, non ci si aspetta che il lettore voglia tornarci sopra? In generale la stesura beneficerebbe dalla revisione di un editor di una volta: le date sono messe in modo casuale, di Leibniz (Capra e calcoli) si ricorda approssimativamente l’epoca in cui si colloca, di Cartesio niente, né di Confucio; «il primo tentativo fu fatto da John Demond Bernal» quando? e «come diceva Bruce Schechter» chi? Neanche Google dirime il dubbio, diversi candidati sembrano compatibili.
Malvaldi ricorda i tipici toscani affabulatori e chiacchieroni, dalla battuta pronta e salace; in un’intervista del 7 ottobre 2013 su «La Stampa» ha ammesso che i suoi personaggi come i vecchietti della saga del BarLume sono figure di parenti e conoscenti, amici e nemici; e le trame non sono sue. Vorrebbe «trovare nel cervello la materia prima da trafilare (e) cucinare», ma il suo carattere è più forte delle intenzioni. Di questo tipo toscano ricco di ossitocina Benigni è il sommo rappresentante; Malvaldi deve ancora lavorare molto per trovare misura ed equilibrio; le battute e le parole volgari possono servire a scaricare la tensione, se usate con risparmio, ma se troppo frequenti diventano ammiccamenti al lettore per dirgli «sono come te» e questa disposizione rischia di relegarlo in un ghetto magari dorato, di cui lui stesso ammette che «la letteratura è un’altra cosa», ma dove si trova bene: l’aspirazione confessata è infatti che dalla cucina del suo cervello possa «ricavarne un po’ di sano intrattenimento».

Con L’infinito tra parentesi sembra che abbia intravisto un’altra strada, dove mettere a frutto le grandi qualità del suo penchant didattico. Sa passare con leggerezza da spiegazioni tecniche precise, ingegnose e comprensibili a visioni poetiche, al contesto sociale o al carattere dei personaggi, in un racconto vario che cattura ed educa. Speriamo insista, in alternativa alla vendita di effimero godimento.

gabriele.lolli@sns.it

G. Lolli insegna filosofia della matematica alla Scuola Normale di Pisa

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