Salone del libro di Torino: aspra contesa

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Per una cultura a servizio di tutti

di Gian Giacomo Migone

intervento dal numero di ottobre 2016

Il trasferimento del Salone del Libro a Milano voluto dall’Aie (Associazione italiana editori) ha aperto legittime e forti polemiche. Questo intervento di Gian Giacomo Migone, uno dei promotori dell’appello per la continuità del Salone di Torino (per aderire scrivere a appellosaloneto@gmail.com), avvia il progetto dell’«Indice» di promuovere sulle proprie pagine un dibattito che aiuti a comprendere gli elementi reali dell’aspra contesa.

La parola divulgazione è squisitamente italiana, intraducibile, ad esempio, in inglese. Corrisponde a una concezione elitaria della cultura, per iniziati, che si suddivide in alta e bassa. In cui i colti al più si degnano di spiegare: per l’appunto a divulgare. L’appello, che molti di noi hanno promosso e sostenuto, motiva la propria convinta adesione alla continuità del Salone internazionale del libro di Torino con una concezione opposta della cultura che, in quanto alta, aspira a essere capita e discussa da un numero sempre crescente di autori, lettori, librai, bibliotecari, insegnanti, studenti. Per chi avesse la memoria lunga, uso volentieri come esempio la Rai tre di Angelo Guglielmi che aveva la stessa capacità dei migliori musical di Broadway e produzioni di Hollywood di mettere insieme un pubblico vasto, variegato e profondamente appassionato. Ricordo la passione con cui Cesare Cases seguiva Quelli della notte di Renzo Arbore. Per 29 anni il Salone del libro di Torino ha coinvolto milioni di persone nella costruzione di una controtendenza su un terreno ostico, il nostro. «L’Indice» ha contribuito ad aprire questo discorso in Italia, nel lontano 1984, dando vita a un giornalismo culturale che aspira a mettere insieme il massimo della competenza al servizio del maggior numero di lettori anche solo potenziali. Essendo fortemente critici di noi stessi, siamo consapevoli che, malgrado 32 anni di vita, il nostro impegno è appena iniziato. Non è un caso che, dopo i primi due direttori insegnanti – in ordine di tempo, chi scrive e il citato Cases – i loro successori siano stati tutti giornalisti. Non è nemmeno un caso che «L’Indice» in quanto impresa sia stata in prima fila nella costituzione dell’Associazione degli amici del Salone che raccoglie il meglio dell’editoria italiana, nella cifra dell’indipendenza d’impresa che si oppone fieramente ai monopoli e agli oligopoli mediatici, con l’ambizione di fare del Salone di Torino, oggi e domani, più che mai il punto di raccolta di tutti coloro, in Italia e nel mondo, sentono il richiamo di questo impegno. Opportunamente qualcuno l’ha chiamato «una Terra madre del libro», in qualsiasi forma, in ogni luogo.

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