Enrica Bricchetto – Fare storia con gli EAS

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Molte frecce al proprio arco

recensione di Monica Bardi

dal numero di maggio 2017

Enrica Bricchetto
FARE STORIA CON GLI EAS
A lezione di Mediterraneo nella scuola secondaria di II grado
pp. 186, € 14,50
La Scuola, Brescia 2016

Enrica Bricchetto - Fare storia con gli EASIl metodo didattico degli Eas (episodi di apprendimento situati) messo a punto da Pier Cesare Rivoltella viene qui messo alla prova dei fatti da un’insegnante che da molti anni cerca di coniugare un uso virtuoso della vituperata iperconnessione degli studenti con il tentativo di immetterli nel flusso delle informazioni sul mondo presente e passato. Da sempre Bricchetto porta in classe le sue competenze digitali, fin da quando (in anni in cui si trattava di una vera novità) organizzava i “gruppi classe” per guidare i propri studenti nello studio pomeridiano, sfidando la diffidenza dei colleghi e le difficoltà pratiche di strumenti tecnologici preistorici a disposizione delle scuole. Ora molti passi sono stati fatti per superare la rigidità della lezione frontale, ma gli insegnanti (la cui età è spesso avanzata e le cui resistenze sono spesso alte) avrebbero bisogno di esplorare le potenzialità di questo metodo didattico consapevoli del fatto che “per coinvolgere un adolescente di oggi sul piano intellettuale è necessario avere molte frecce al proprio arco”. Attraverso il rapporto con la rete, la disciplina e l’informazione, Bricchetto presenta un esempio di didattica con gli Eas “chiavi in mano” partendo da un’idea e da un’analisi del Mediterraneo. Nella fase preparatoria lo studente “è messo in situazione”, si è fatto delle domande, ha provato ad avanzare delle ipotesi; ha poi provato a lavorare in un piccolo gruppo per la preparazione di un artefatto e infine, in una fase ristrutturativa, viene accompagnato nella riflessione sul prodotto del suo lavoro dalla guida esperta dell’insegnante, nel momento più importante, quello metacognitivo, che è in grado di generare apprendimento. Si respira nel testo intelligenza e creatività, e la volontà di interessare gli allievi a partire dagli strumenti (il cellulare, il computer) che hanno a disposizione ma che usano spesso solo per divertimento. Un’indicazione fortissima per una scuola che sappia rinnovarsi sulla base di competenze disciplinari forti e anche ispirarsi ai grandi classici della pedagogia. Scrive l’autrice: “La lezione cattedratica – basata su programmi in disarmo, libri di testo e compiti a casa, sempre più spesso regno di solitudine pomeridiana tollerata grazie ai social – continua a incarnare il motto di Freinet: ‘tutti i ragazzi devono procedere alla medesima velocità, il che costituisce la negazione di qualunque educazione, perché non si rispettano le esigenze e i ritmi di ciascuno’”.

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