Epiche letture, a voce alta

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Le potenzialità inesauribili delle storie

di Elena Girardin

dal numero di dicembre 2016

In occasione del Piccolo festival della letteratura dei ragazzi di Vicenza, Pierdomenico Baccalario, autore di fortunati e pluritradotti romanzi d’avventura per ragazzi, assorbiva l’attenzione del giovane pubblico sostenendo che sono solo due le opere scritte dall’uomo che sopravvivono da millenni: l’Iliade e l’Odissea. Ogni libro successivo, secondo lo scrittore, non sarebbe altro che una riscrittura intera o parziale dei testi omerici: la vicenda di una lunga battaglia o quella di un’estenuante viaggio di ritorno a casa. Possiamo essere d’accordo o meno, ma l’estremizzazione o chiave di lettura rimane affascinante. Un primo approccio allo studio dell’Iliade e dell’Odissea – accanto a quello dell’Eneide – viene suggerito durante il primo anno della scuola secondaria di primo grado. A questa età si sperimentano le forme più semplici di racconto: si va dalle favole di Esopo alle fiabe dei fratelli Grimm, dalle leggende italiane ai miti biblici. Un mondo letterario fatto di eroi e anti eroi, diviso in bene e male, in cui il primo deve vincere e ricomporre l’equilibrio. Le storie sono rassicuranti, pur nella loro non celata violenza: si parla di bambini abbandonati, atti di cannibalismo, animali feroci. Il rifiuto, l’angoscia, la paura di essere sbranati sono mostri che tutti si portano dentro fin dalla tenera età, le storie anziché creare sgomento aiutano a esorcizzare i demoni, a domarli, a costruire la fiducia di poterli sconfiggere. Anche i temi dei miti possono apparire crudi: parricidi, incesti, tradimenti, battaglie all’ultimo sangue, ma ai ragazzi piacciono perché sono affamati di storie, l’ho imparato insegnando.

Lasciamo intatto il piacere di leggere

Il racconto è formativo, svolge una funzione pedagogica, risponde al loro bisogno di chiarezza, di rappresentare l’esperienza, di ordinare la complessità del quotidiano. Sta a noi insegnanti proporre le letture nella maniera giusta, solleticando quell’innamoramento, quel rapimento – anche breve – che apparirà nei loro occhi quando racconteremo la storia di come Elena sia finita a Ilio, del rifiuto iniziale di Ulisse di partecipare alla guerra, dell’uccisione di Patroclo, dell’efferatezza del ciclope Polifemo, del viaggio negli inferi di Odisseo. Evitiamo di scoraggiarli con schede di comprensione e noiose analisi del testo, catturiamo l’immaginazione: lasciamo intatto il piacere della lettura. Ricordiamoci che la scuola media dovrebbe sviluppare competenze più che conoscenze. Accontentiamoci che gli studenti ascoltino, leggano, chiedano, che sviluppino una naturale curiosità per l’opera.

Tutte le antologie curricolari sono dotate di una sezione dedicata all’epica che alterna poesia e prosa, l’aspetto negativo è che offrono una visione limitata dei poemi a pochi episodi. Meglio scegliere una delle tante bellissime riscritture dell’Iliade e dell’Odissea: a noi il compito di leggere in classe, ad alta voce. Proviamo a divertirli, e divertiamoci. Per dirla con Gianni Rodari, trasformiamo il libro «da mero oggetto di carta stampata a ‘medium’ affettuoso, a momento di vita» scolastica.
Non preoccupiamoci di tradire l’originale, «Ogni rilettura di un classico è una lettura di scoperta come la prima e un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire» insegna Calvino. Come accadeva alle origini, dominate dalla tradizione orale, le storie vanno interpretate, modificate, adattate ai tempi e alla sensibilità dell’uditorio. Ci serviremo della prosa ma nessuno ci vieta di leggere alcuni versi, di far imparare a memoria, come tradizione, i proemi. La lettura ad alta voce proposta da biblioteche e associazioni come Nati per leggere, è una pratica che fa bene, anche in classe. Esercita l’ascolto, amplia il lessico, può essere il punto di partenza per esercizi di lettura attiva e scrittura creativa.
In passato vi erano le versioni dell’Iliade e dell’Odissea dell’editore Dami e quelle della collana «Il becco giallo» di Mursia. Prose sintetiche, fedeli agli originali, che accompagnavano i canti con illustrazioni di stampo classico. Oggi la scelta è ampia e le illustrazioni fanno la loro parte. Noti scrittori si sono calati nelle vesti di aedo per narrare la presa di Troia e il viaggio di Ulisse, come Mino Milani che in La storia di Ulisse e Argo e nel più recente Ulisse racconta, entrambi Einaudi ragazzi (2013 e 2015), ci offre una visione umana dell’eroe. L’Iliade di Nicola Cinquetti, Lapis (2015), è preciso e ben congegnato. Il re dei viaggi Ulisse, di Roberto Piumini, Nuove Edizioni Romane (2009), dal linguaggio immediato, si fa leggere in poche ore così come l’Odissea del già citato Pierdomenico Baccalario, collana «I Classicini», EL (2015). Facilmente spendibili in classe sono Le avventure di Ulisse, di Giovanni Nucci, raccolte nei sottili volumi di e/o, dello stesso autore è Ulisse, il mare color del vino, Salani (2013). In chiave moderna è il dialogo con la musa di Andrea Molesini, in L’avventura di Ulisse, Mondadori (2011) . Per i soli insegnanti trovo utile la lettura di Odisseo, le imprese straordinarie del re di Itaca, di Valerio Massimo e Diana Manfredi, Mondadori (2014), che contiene tutti i miti e le avventure dell’eroe greco. L’epica in prosa conserva tutto il suo fascino.

elena.girardin@sugarpulp.it

E Girardin è insegnante

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