Daniel Di Schuler – Alberto Kappa. Note di un risveglio

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di Daniel Di Schuler

finalista della XXVIII edizione del Premio Calvino

Quel mattino si risveglia. (estratto)

Un ricostituente o un lassativo? Non ricorda o forse non ha mai saputo che fosse quel taumaturgico farmaco che, nell’età più felice e remota, sua madre soleva distillargli in mezzo bicchier d’acqua, contando ad alta voce fino a sei, ma proprio così il mondo gocciola in lui: piangendo condensate lacrime di un presente oleoso che offuscano il sonno già terso, dapprima di cirri striati, poi di nembi che si fan più corposi.

Vorrebbe che l’istante sostasse.

– Magari una bella oretta –.

Vorrebbe non si dileguasse la calda bolla di un sogno che già non ricorda se non per un vago languore e per l’alone di un sapore, forse dolce, che vuole avvertire a fior di labbra.

Il calore si fa corpo. Non è più una vaga idea: è il soffice peso del piumone.

– Ma che ore saranno?–

Dovrebbe guardare la sveglia sul comodino di sua moglie, per saperlo, tuttavia il farlo, in questo momento va oltre, se non le sue forze, la sua volontà.

L’idea di esporre la spalla al gelo2 lo turba.

La sveglia per la sua miopia è solo una screziatura di luce vermiglia, oltre il volume oscuro dei capelli di Rosa. Gli occhiali dovrebbe averli deposti sul comodino, alla sua destra, di fianco al portafoglio e davanti ad una piccola statua in legno3 , il regalo di un amico d’infanzia, agli occhi d’Alberto un eterno …

1. Risveglia (si).

Vi sono mattine in cui si sveglia; in cui passa dal sonno alla veglia senza avvertirsene ed usarsi la gentilezza di un risveglio.

Altre mattine viene svegliato, con sfumature diverse di sorpresa, ma sempre con un accento di violenza, dalla sveglia che incontrerete più avanti.

Sono ormai antiche le mattine in cui sua moglie, Rosa, lo risvegliava dolcemente; qualcosa che nessuno, neppure sua madre, che anche quando era un bimbo si limitava a urlargli “è ora d’andare a scuola” da fuori della stanza, aveva mai fatto. Accadeva di solito la domenica , magari dopo un sabato notte di quelli che ormai non se ne fan più, o che loro, perlomeno, han da molto smesso di fare.

Nei rari momenti in cui indugia sui ricordi di loro due, il rosa pallido di quei risvegli gli strappa ancora un accenno di sorriso.

Se capita, di questi tempi, sua moglie lo sveglia.

2. Gelo.

Il termine va inteso in senso del tutto relativo. È la mattina del 16 giugno 2004 e la temperatura, in quel momento, è di circa 17,2° C. Nei mesi invernali, invece, deve rassegnarsi a soffrire. Il geometra Feltroni, amministratore del condominio al civico 13 di via Della Maggioranza*, è infatti assai scrupoloso e vigila che l’impianto di riscaldamento funzioni strettamente ai sensi di legge. Quando Alberto si alza per andare al lavoro, deve allora affrontare la Siberia dei micragnosi 16°C previsti per le ore notturne. Lo fa, senza troppo mugugnare, un po’ per senso civico e molto perché: “Fettivamente il metano poi costa”.

* Per una breve biografia di Astenuto I Della Maggioranza, come di altri personaggi della storia commiseratese non sempre conosciuti nel resto d’Italia, si rinvia all’addendum, all’elenco dei nomi geografici ed allo stradario presenti alla fine dell’opera. Per evitare ogni possibilità di confusione con quelle dell’autore, per le mie annotazioni (i) userò sempre questi caratteri. (Daniele Scolari, cognato dell’A. e co-curatore di questa edizione)

(i) Solo per ribadire la mia assoluta contrarietà a questa annotatura delle altrui note. Operazione di dubbia utilità, ma di certo appesantimento di un testo dalla lettura, già di suo, spesso non agevole. Preferisco tener per me le mie considerazioni su certi aspetti narcisistici della personalità dell’annotatore in seconda e taccio, per antica amicizia, su una certa gelosia che sospetto abbia nei confronti dell’A. Per evitare confusioni certamente spiacevoli, ad ogni modo, nell’ipotesi, invero assai remota, in cui sentissi il bisogno di intervenire su questo testo, userò anche io sempre gli stessi caratteri: quelli in cui vedete scritte queste righe. (Daniel di Schüler co-curatore di questa edizione e, fortunatamente, senza rapporti di parentela con l’A.)

3. Statua in legno.

È un busto di donna, dalle linee a dire il vero molto eleganti, non più alto di una ventina di centimetri, in un legno africano di colore rossiccio dal nome misterioso che lo scultore (v. nota I – 3)* ha levigato puntigliosamente. La sensualità esotica di quel materiale lo turba. A volte, quando è solo nella stanza, lo accarezza, godendo del contatto della sua superficie, così scorrevole e pura, e fantasticando sulla foresta remota da cui potrebbe provenire.

* Le note dell’A., come avrete subito capito, sono individuate da una coppia di numeri. Quello ordinale, espresso da un cifra romana, si riferisce alla pagina del testo originale. Per esempio, la nota (XIII – 5) è la nota cinque della tredicesima pagina. (D.S.)

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