Marco Pelliccioli – A due passi dal treno

I vinti senza speranza

recensione di Margherita D’Amico

dal numero di novembre 2015

Marco Pelliccioli
A DUE PASSI DAL TRENO
pp 166, € 12
Eclissi, Milano, 2015

Ambientato in un paesino pugliese, Sant’Andrea, questo intenso romanzo, segnalato dal Premio Calvino nel 2014 “per la corale e drammatica descrizione di un lembo del Sud travolto dalla modernità” narra una storia di degrado morale in cui il possesso di denaro sembra essere l’unica speranza di riscatto sociale che giustifica ogni cosa. E anche se i protagonisti sono tutti gli abitanti del paese con le loro misere storie efficacemente accennate dall’autore, la trama è tessuta fondamentalmente attorno a un episodio tanto drammatico quanto ineluttabile: il furto compiuto dai giovani Nicola, Andrea e Michele che sono sì mossi da motivazioni diverse, ma hanno in comune l’illusione che con il denaro del furto potranno emanciparsi dalla frustrazione di una condizione sociale avvilente e da una sconfortante vita familiare. Ma il loro destino di vinti senza speranza di riscatto li lega inesorabilmente alla malavita locale, la cui sordidezza è rappresentata emblematicamente e in maniera letterariamente efficace dalla figura dello strozzino Meraglia che, forte del potere del denaro, governa la vita di tutti.

Con notevole abilità l’autore si serve di una scrittura secca e spesso cruda che ha una forza emotiva e simbolica notevole: con stile efficacemente asciutto, con l’uso misurato del dialetto, crea atmosfere e descrive paesaggi che più che uno sfondo costituiscono la ragione stessa delle vicende narrate; nonostante la crudezza della storia, non mancano espressioni di pura poesia. Apprezzabile è l’architettura del romanzo, con le singole storie che si intrecciano abilmente nella trama principale e l’abilità con cui è regolato il sistema dei personaggi, anche di quelli secondari il cui carattere emerge, oltre che dalle loro azioni, da pochi essenziali tratti fisici a rappresentare devastazione e sporcizia fisica e morale. Letterariamente mirabile per il suo ritmo incalzante è la descrizione della sagra paesana che rende l’idea di un mondo senza tempo, in preda a sentimenti primitivi e all’abbandono rassegnato a un destino comune che non lascia scampo, accettato con l’amara consapevolezza che niente può cambiare. L’unico personaggio positivo, Emidio, portatore di speranza, paga con la vita la fedeltà ai propri valori morali e niente potrà arrestare il disastro. L’epilogo tragico, la collocazione atemporale della vicenda, fanno sì che il degrado morale esca dagli angusti confini geografici e acquisisca una dimensione desolatamente universale.

Recensione tratta dalla pagina a cura del Premio Calvino del numero di novembre 2015 che contiene la presentazione di tre romanzi segnalati nella XXVII edizione dal Comitato di lettura del premio: gli altri due sono Il Grand tour di Adele Costanzo e Qualcosa da perdere di Davide Potente.

Il sommario del numero di novembre 2015.