Pier Franco Brandimarte – L’Amalassunta

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Un’autobiografia altrui

recensito da Paolo di Paolo

Dal numero di settembre 2015

Pier Franco Brandimarte
L’AMALASSUNTA
pp. 240, € 14
Giunti, Firenze 2015

Pier Franco Brandimarte - L'Amalassunta - Copertina LibroC’è sempre qualcuno, nelle foto di gruppo, che resta ai margini, coperto da una sagoma più massiccia, o semplicemente sfocato. Questo, alla distanza, ha qualcosa di misterioso e malinconico. Perché somiglia a un presagio. Il segno, lì per lì indecifrabile, di una vita che faticherà più di altre a guadagnare luce. Pier Franco Brandimarte, classe 1986, è andato a ripescare l’esistenza “sfocata” di Osvaldo Licini, pittore novecentesco la cui fortuna postuma è piuttosto opaca. Ma anche in vita, i riconoscimenti non ebbero sempre la tempestività che ogni artista si augura. Così, Brandimarte ingaggia una lotta con l’oblio, un corpo a corpo che rimanda allo spirito con cui Sartre cercò Tintoretto, il suo fantasma, per le calli veneziane. “Niente”, scriveva Sartre, “questa vita si è inabissata”. Ma subito invitava sé stesso a non scoraggiarsi: “Venezia ci parla”. Anche Brandimarte cerca il suo Licini nei luoghi. E mette in gioco i suoi transiti e i suoi umori, si descrive mentre cerca, si muove, ragiona, indaga. Rende così sottilissima la membrana fra Licini e lui, fra il saggio (o il journal intime) e la narrazione.

Ci precipita all’improvviso in un istante della vita di Licini quel preciso istante restaurandone l’intensità e il colore, con lo slancio, più che dello storico, del visionario: “Io vedo Licini” scrive, “un mattino di febbraio del 1916. È un ragazzo che sta per compiere ventitré anni, uno studente. È bello: da sotto il berretto escono i capelli corti e neri, pettinati in avanti sulla fronte. Gli occhi hanno un taglio inclinato, orientale, il viso è lungo, un piccolo neo dalla parte sinistra del mento e gli zigomi, screpolati dal freddo, alti e marcati”. Ho insistito su questo brano descrittivo perché mi piace pensare che L’Amalassunta (vincitore della XXVII edizione del Premio Calvino) sia essenzialmente questo: un ritratto. E che, più o meno consapevolmente, risponda a queste domande: come si fa un ritratto a parole? Come si fa un ritratto che non somigli a una fotografia ma abbia l’imprecisione smagliante del colore, la sua pastosità? Brandimarte piega lo strumento romanzo a questo obiettivo: un ritratto di Licini in movimento, e nella durata.

Pier Franco Brandimarte - L'Amalassunta - di Osvaldo LiciniE, come sa ogni pittore, anche Brandimarte è cosciente del fatto che ritrarre significa anche astrarre, che non è mai un gesto neutro, ma determinato da una somma di stati d’animo, dal loro contatto o attrito. Lo stato d’animo di chi ritrae e lo stato d’animo di chi è ritratto: si incrociano nel punto che, per comodità, chiamiamo stile. E quello di Brandimarte è mobile, una prosa fresca e rapida che afferra il dettaglio, lo dilata, lo stende come olio su tela, anche solo per poco, due righe, resta lì che brilla. “Dopo l’operazione, quando il risultato era ancora incerto, Licini era arrivato alla conclusione che per fare l’amore con una gamba sola bastava appoggiarsi bene. Ma alla fine la gamba non l’aveva persa: non l’avrebbe più piegata, avrebbe zoppicato per sempre, ma almeno sarebbe rimasta avvitata al bacino e sarebbe scesa dall’anca a riempirgli i pantaloni”.

Il passaggio costante da lampi di vita del pittore a lampi di vita di chi nel tempo lo cerca è il tratto più affascinante di ­L’Amalassunta. È come verificare la possibilità di un sodalizio a distanza, un legame che scavalca il tempo. Tracce, fotografie, dipinti, lettere, tutto concorre a riaprire uno strano e luminoso canale di comunicazione oltre le possibilità consuete, terrestri. Domenico Starnone lo ha definito opportunamente il “passaggio segreto tra l’esperienza di un giovane d’oggi in cerca di sé stesso e la pittura di Osvaldo Licini”. Così Licini non è più al passato, la sua vita torna al presente: e cammina di notte sopra una collina, balla scalzo nella neve, “scambia una manciata di mozziconi di toscano e un pentolino di brodo di gallina con quattro teste d’aglio davanti al portone di casa”. Così l’autore semina le sue piccole verità emotive come briciole sul cammino: e, forse senza volerlo, ci fa scoprire qualcosa di sé. Un’autobiografia altrui, chiamerebbe Tabucchi questo esperimento: “Cerco tra le lettere del pittore: avrei bisogno di un tassello di carta per muovere avanti un altro passo”. Verso chi, verso cosa di preciso? Le ultime pagine, in questa luce, somigliano a una ­confessione.

dipaolo.paolo@gmail.com

P. Di Paolo è scrittore

Sul numero di giugno abbiamo raccolto e riportato un estratto da L’Amalassunta di Pier Franco Brandimarte.

 

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