#LibriInTasca: Almudena Grandes – I baci sul pane

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Nostra Signora di Malasaña

consigliato da Maria Vittoria Vittori

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Almudena Grandes
I BACI SUL PANE
trad. di Roberta Bovaia
pp. 314, € 18
Guanda, Milano 2016

Almudena Grandes - I baci sul paneNon viene mai esplicitamente nominato, ma il quartiere in cui si svolge la vicenda, o meglio il mosaico di vicende che forma la sostanza dell’ultimo romanzo di Almudena Grandes, I baci sul pane, è Malasaña, quartiere centrale e nobilmente popolare di Madrid – già celebrato dalla canzone di Manu Chao – che è anche il luogo in cui vive l’autrice.
Dopo aver esplorato approfonditamente, da più punti di vista, i nodi irrisolti e i risvolti misconosciuti della Guerra civile che ha cambiato la fisionomia di un’intera nazione, provocando spaccature visibili a distanza di tanti anni, la Grandes, scrittrice appassionata di realtà, torna al presente. E lo fa con una storia che vede protagonista non una donna, come negli ultimi romanzi (Inés e l’allegria, I tre matrimoni di Manolita) bensì un’intera comunità colpita dalla crisi economica. Proprio quest’evento, che ha provocato in molti paesi europei situazioni di lacerazione e disgregazione del tessuto sociale, riesce qui nel paradossale intento di riaggregare gli abitanti del quartiere, riportandoli a una dignità mai dimenticata. Nel primo capitolo, la voce narrante ricorda che negli anni del dopoguerra, quando cadeva in terra un pezzo di pane, gli adulti dicevano ai bambini di raccoglierlo e di baciarlo prima di metterlo nel cestino: un ricordo condivisibile anche da noi italiani nati tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta e dunque coetanei della scrittrice. Baciare il pane vuol dire ricordarsi delle privazioni e insieme reimparare il rispetto delle cose umili ma importanti: una prospettiva che viene riscoperta come fondamentale da tutti i personaggi che si muovono in questa storia collettiva.

Ognuno di loro è alle prese con una crisi, che sia interiore e sentimentale – la vecchia insegnante in pensione Adela ha perso il marito e insieme la sua ragione di vita, Sofia ha subito un tradimento – o, più spesso, economica e sociale. Chi è costretto a svendere il negozietto di bigiotteria comprato con tanti sacrifici; chi, come la parrucchiera Amalia, regina indiscussa del territorio, deve affrontare la concorrenza di lavoranti cinesi; chi, come Charo, decide di abbandonare la città, cercando rifugio in campagna. Non ci sono soltanto storie a lieto fine, come dimostra la parabola discendente di Antonio Garcia; la scrittrice è troppo ancorata alla realtà per schiarirne i colori con tonalità pastello: però quello che si percepisce fortemente in ogni vicenda del romanzo, anche la più complessa e dolorosa, è il fortissimo desiderio di non cedere, di non arrendersi alla sfiducia e all’avvilimento. Ed è nella battaglia contro le società immobiliari che s’avventano come avvoltoi sulle difficoltà delle persone e contro la decisione del governo di chiudere il consultorio del quartiere e la mensa della scuola, che gli abitanti del quartiere ritrovano la loro solidarietà e insieme le risorse di una combattività ancora intatta. E con un calcolato movimento circolare la scrittrice sceglie di chiudere la narrazione a un anno esatto dal suo dispiegarsi, immergendo i lettori nel cambiamento dei tanti personaggi. Che non sono mai soltanto positivi o soltanto negativi, poiché l’ambivalenza è di casa nel romanzo come nella vita. In mezzo alle tante note positive di chi è riuscito a ritrovare se stesso e gli altri proprio attraverso le difficoltà, s’avverte distintamente un cupo segnale di allarme, nella scelta finale di Ahmed che andrà a combattere in Siria: «Ma quella, anche se è parte di questa, è già un’altra storia» avverte l’autrice, e chissà che non parta proprio da qui il suo prossimo romanzo.

M.V. Vittori è giornalista

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