#SpecialeNatale: Elisabetta Gnone – Olga di Carta

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Una metafora della scoperta di sé

                                             il consiglio di Elisa Armellino

Elisabetta Gnone
OLGA DI CARTA
pp. 304, € 14,90
Salani, Milano, 2015

9788869183164Olga è una dolce creaturina di carta, che può volar via al primo soffio di vento, ma non per questo manca di tenacia e intraprendenza. È proprio grazie a queste qualità che comincia un lungo viaggio avventuroso, costellato di mille incontri sorprendenti, nella speranza di diventare una bambina in carne e ossa. È così che si può descrivere, per cominciare, la protagonista e la trama del nuovo, mirabolante romanzo di Elisabetta Gnone intitolato, per l’appunto, “Olga di carta”.

Già molto  apprezzata dal pubblico dei giovanissimi (ma non solo) per la sua saga “Fairy Oak”, quest’autrice, che ha il dono di una scrittura insieme vivace ed elegante, è stata a lungo giornalista per la Disney ed è anche la creatrice della fortunata serie W.I.T.C.H.

In questo libro descrive il percorso di crescita e scoperta di sè della sua piccola eroina, attraverso una metafora di trasformazione di collodiana memoria, rivisitata e moderna, che conduce i lettori alla scoperta di un mondo magico, pullulante di personaggi di grande forza ideativa. A narrare le vicissitudini di Olga di carta è, nel libro, una ragazzina di undici anni che porta lo stesso nome: Olga Papel, conosciuta e ammirata da tutti gli abitanti di Balicò, il paese in cui vive, per il suo talento nel narrare storie (anche se qualcuno osa insinuare che non siano vere). Un giorno, il suo amico bruco – buffissimo esserino affetto da rotacismo e deriso da tutti per il suo corpo informe e i suoi capelli rossicci – scoppia a piangere dopo l’ennesima presa in giro da parte di Grumo Malan. È proprio per consolarlo che Olga si mette a raccontargli della sua omonima di carta e di tutte le peripezie che deve affrontare per raggiungere la maga Ausolia, che la renderà una bambina ‘vera’.

I personaggi

I personaggi che la piccola protagonista incontra lungo il suo cammino, dopo aver lasciato le montagne innevate dove è cresciuta, danno vita a situazioni godibili di per se alla lettura ma che, a uno sguardo più attento, si prestano anche a molte interpretazioni. Tutti rappresentano, infatti, una tappa significativa del viaggio di Olga, perché la mettono di fronte a sfide importanti o a piccole, grandi verità. Ad esempio, il venditore di tracce le dirà che i suoi soldi di carta non valgono niente e che, quindi, non possono servirle a comprare la mappa che la guiderà verso Ausolia. Olga dovrà, quindi, sforzarsi di dare valore al materiale di cui lei stessa è fatta, trovando una buona ragione per sostenere che anche ciò che è fragile e deteriorabile, come la carta,è prezioso. Dopo questa prima ‘prova’, sarà la volta di un tasso, dall’amabile e dotta conversazione, che – dopo averla invitata nella sua tana offrendole prelibati tuberi – le porrà la domanda più difficile di tutte: vorrà sapere quale sia la dote di Olga, il suo dono speciale. E la protagonista, stupita, risponderà solo con un “Uhm”, ammettendo di non conoscere la risposta, anzi, di non averci mai pensato. Dal piccolo mondo sotterraneo del suo amico tasso, Olga finirà, più avanti, in volo su una mongolfiera, con un ragazzino che le chiederà perché mai non le vada di esser di carta, proprio come le lettere d’amore che lui consegna e che fanno battere il cuore a tante persone. Dalla mongolfiera, la bambina scenderà con un paio di scarpine di corteccia fatte su misura dal ragazzino per non sciogliersi i piedi nella Terra di Ghiaccio. Qui, dove tutti si salutano con un “Tapuk!” e indossano cappelli ricoperti di una folta pelliccia, il giovane la porterà con se in barca alla ricerca di ciò che è stato perduto o che non esiste nel luogo in cui vive.

Nonostante questi piacevoli incontri, la durezza e le asperità del cammino non mancheranno di lasciare le loro cicatrici su Olga, tenuta assieme, per riparare ai tanti incidenti di percorso (fra i quali, l’esser tagliata in due da un orso ammaestrato), da carta di caramelle e  dallo scotch generosamente offertole dal simpatico personaggio dell’Omino a molla. Non mancheranno neanche gli inganni e i momenti di paura: dando retta a una principessa, che le indica una scorciatoia per raggiungere la maga Ausolia, Olga finirà per smarrire la strada e proverà un senso di autentica disperazione. L’inaspettato, tuttavia, si presenterà per ricondurre la bambina sul sentiero giusto: un circo, molto speciale, l’aiuterà a trovare Ausolia, proprio quando ormai sembrava impossibile. Olga dovrà ancora superare le prove cui la sottoporrà la maga e, quando finalmente potrà decidere se vuole diventare di carne ed ossa, le sue vicende giungeranno a compimento, offrendo un punto di vista ben preciso sul senso della sua ricerca.

Il mondo di Olga Papel, sospeso tra favola e allegoria

“Olga di carta” è un romanzo quanto mai ricco di sfaccettature e significati. È infatti, al tempo stesso, un’allegoria sul diventare grandi e accettarsi per ciò che si è e una favola in cui si possono intravvedere rimandi letterari alle grandi narrazioni per l’infanzia. Oltre al burattino di Collodi, con cui, in realtà, Olga condivide  quasi esclusivamente il fatto di non essere fatta di carne ed ossa come gli altri bambini,  diversi aspetti della storia fanno pensare al mondo de “Il Mago di Oz” e di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, mentre per la sua vivacità la ragazzina potrebbe ricordare “Pippi Calzelunghe”. Sono numerosi i momenti intrisi di poesia, tanto che verrebbe da immaginare le scene come dipinte con tenui acquerelli, ma non mancano i tratti più decisi e forti, come quando Elisabetta Gnone descrive l’apice dello scoramento nel cuore di Olga, nel momento in cui si perde: “Con il viso affondato nelle ginocchia, pregò che un mostro la divorasse; o che le nubi sopra di lei si rompessero in tempesta e la pioggia, più ancora del pianto, la sciogliesse del tutto”. Del resto, come l’autrice fa dire alla saggia Tomeo, barbiera di Balicò, Olga Papel, nelle storie che ama raccontare, racchiude le paure dell’infanzia perché smettano di fare paura. È anche questa la funzione del romanzo: attraverso le disavventure di Olga, si esorcizza il timore dell’anima di smarrirsi, di non trovarsi, di non cogliere alcun senso nell’esistere.

origamiLa carta di cui è fatta Olga è, insieme, il simbolo di fragilità interiore e di resistenza, nonché del suo essere diversa dagli altri e di valore allo stesso tempo. Non si esclude, perché no, un richiamo alla bellezza e all’importanza del libro di carta, che poco per volta diventa sempre più desueto ma non per questo di poco valore. L’edizione della Salani è, del resto, particolarmente curata. Tenere fra le mani questo copioso volumetto è, anche per gli adulti, fare un salto indietro nel tempo e tornare bambini. Si riscopre il piacere di sentire sotto le dita lo spessore di foglia, di annusare le pagine, di accarezzare con una mano la superficie liscia delle illustrazioni, a colori, di Linda Toigo (eseguite con la tecnica del paper cut (da Linda Toigo).

Infine, di autentica, nel senso di schietta e genuina, c’è anche la voce narrante, che accompagna il lettore attraverso le vicende con tono lieve e con ricercata semplicità. È chiaro che l’autrice ha compiuto un intenso lavoro di cesellatura per rendere il linguaggio pregno di significato e, al tempo stesso, di immediata efficacia comunicativa. Ciascun personaggio è dotato di un nome che calza a pennello e si esprime in un modo unico. La mamma di Olga recita alla figlia poesie in ‘dialetto’ (“Dende riverri canero, dende furi che uri piore?”), la strega (che si fingerà principessa) strilla frasi che sembrano più storpie che intere (“Brutti, shtorti, grasi,macri, non c’han speranza, non c’han speranza!”) ed Erisina Casol, detta la Casolina, ha un ‘accento’ che ricorda il tedesco (“E cosa fte foi qui, ciocate?”), e via dicendo.

Dotato di grande coesione e coerenza sia sul piano delle vicende narrate che su quello dello stile, “Olga di Carta” è, quindi, una lettura decisamente consigliabile: non solo ai bambini ma, certamente, anche agli adulti. La fascia d’età più adatta, comunque, è quella dai 10 anni in su ma non è da escludere, nonostante alcuni termini un po’ complessi, che risulti godibile anche a bambini più piccoli. È davvero apprezzabile scorgere, in una scrittrice italiana contemporanea, attenzione alla forma e allo stile, oltre che alla trama. A questo, si aggiunge la presenza  di un messaggio educativo importante, veicolato senza la pesantezza di moralismi ma col tocco lieve di una penna agile e delicata, quasi quanto una creaturina di carta.

#SpecialeNatale: Siamo a dicembre, tempo di regali, libri, consigli. Abbiamo chiesto ad alcuni amici della “tribù” dell’Indice di indicarci il libro che regalerebbero o regaleranno a Natale. Nuovo o vecchio, di ieri o di oggi, un classico o un fumetto, poco importa: l’importante è che sia un libro del cuore.

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