#LibriInTasca: Emmanuel Bove – Una visita serale e altri racconti

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Una sfilata di nevrosi sotto cieli senza luna

consigliato da Luigi Marfè

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Emmanuel Bove
UNA VISITA SERALE E ALTRI RACCONTI
ed. orig. 1925-1936, trad. dal francese di Claudio Panella
pp. 127, € 13
Fusta Editore, Saluzzo 2015

Emmanuel Bove - Una visita serale e altri racconti«Ci tengo subito a dire, per mettere il lettore a suo agio, che non sono pazzo», prova a giustificarsi uno dei tanti narratori inaffidabili di Emmanuel Bove, fingendo di non sapere che la sua excusatio, al contrario, calerà subito chi legge in uno spazio fluttuante, stravolto, che ai più improbabili fantasmi della mente attribuisce tanta forza di convinzione da farne il centro di attrazione di altrettante realtà parallele, sospese nel buio crudele e claustrofobico di nevrosi senza riscatto. Tra gli autori preferiti di Colette, Gide e Rilke, lodato più di recente da Peter Handke e Wim Wenders, Bove ha avuto finora una storia editoriale travagliata in Italia, con poche traduzioni come, ad esempio, nel 1991, quella di Beppe Sebaste de I miei amici (1924) e, nel 2011, quella de La coalizione (1928), di Gianfranco Brevetto. Viene dunque utilmente a colmare un vuoto questa raccolta, Una visita serale e altri racconti, curata da Claudio Panella per la nuova collana «Bassastagione» di Fusta Editore, che comprende sette testi, scritti tra il 1925 e il 1936. Da un racconto all’altro, si alternano nel volume figure di uomini e donne la cui percezione della realtà appare irrevocabilmente distorta: mariti gelosi, aspiranti suicidi, coppie che si lasciano, mogli fedifraghe, un figliol prodigo che si vergogna di tornare a casa. L’abilità di Bove sta nel saper cogliere la dimensione infra-ordinaria di questi gorghi affettivi; i suoi racconti si interrogano sull’ossessione contemporanea per il controllo assoluto, e sulle sconfitte di un io che non si fida di ciò che lo travalica e, per difendersi dall’imprevisto, sceglie la strada del sospetto, lasciando dietro di sé solo macerie. Eppure, al fondo di questa follia, alcuni dei pazzi di Bove vedono pure qualcosa che manca alla stanca quotidianità di chi li circonda, vale a dire la scoperta che le rassicuranti impalcature che fanno da cornice alle nostre abitudini sono decisamente meno solide di quanto potremmo pensare: «La luna era scomparsa e senza di lei, come senza una guida, le stelle sembravano tutte in disordine».

luigi.marfe@unito.it

L. Marfè è traduttore dottore di ricerca in letterature comparate all’Università di Torino

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