#LibriInTasca: Carlo Grande – Terre alte. Il libro della montagna

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Non ci bastano le colline

consigliato da Miriam Begliuomini

#LibriInTasca è lo Speciale sul sito dell’Indice che accompagnerà la vostra estate.
Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone.
 

Carlo Grande
TERRE ALTE. IL LIBRO DELLA MONTAGNA
pp. 123, € 13,90
Ponte Alle Grazie, Milano 2008

Carlo Grande

Terre Alte racconta di montagna. Ma è soprattutto un manifesto per la montagna. Carlo Grande ci accompagna in una ri-scoperta dell’altezza letta nei suoi aspetti di fatica, silenzio, conquista. Dall’altra parte del valico restano la società dell’usa-e-getta, la città, il suo solipsismo. I toni sono quelli del pamphlet, del pamphlet è lo spirito originario: la sentenziosità, la neutralità del tono, il plurale collettivo. “La montagna, in tempi di carestia fisica (di aria, di acqua, di terra) e spirituale (etica ed estetica), e` una delle ultime risorse per salvare il pianeta e le speranze dell’uomo”. “Perché non ci bastano le colline, brevi gite fuori porta tra borghi sparsi, cascine e osterie, prati e vallette addomesticate. Vogliamo la montagna”.

L’esplorazione ideale di Grande muove in due direzioni. In verticale, dalle pendici alla cima, come evidenziano i titoli dei capitoli -dagli iniziali Visioni, Colline, Salire per arrivare a Passi, Valichi, Creste, fino a Vetta, per poi Scendere; e in orizzontale, da un meridiano all’altro del pianeta terra, dalle punte delle Alpi a quelle del massiccio dell’Himalaya. Ma la risalita è anche nel tempo. Così, se il centro di Valli è l’impresa dei valsusini NO-Tav, in Pietraie affiora l’esilio dei prigionieri italiani durante la II Guerra Mondiale nel campo di Yol, ai piedi dell’Himalaya.

I sentieri più battuti di questa ascesa-ascesi sono però quelli di storia e letteratura: nomi di valichi e colli si riaccendono delle storie, della Storia che li ha resi celebri (i Germani contro i Romani al monte Sainte-Victoire, Carlo Magno e Orlando a Roncisvalle, Annibale che valica le Alpi, passando dal Grande o Piccolo San Bernardo, o forse dal Monginevro). Le citazioni si moltiplicano, da Goethe a Mann, da Simone Weil a Jean Giono, da Thoreau a Steinbeck, senza dimenticare Buzzati e Rigoni Stern.

Uno zibaldone di impressioni, citazioni, esperienze, parole è racchiuso in questo libro di piccolo formato, che andrebbe gustato un po’ per volta per essere apprezzato appieno. A tratti il rimpianto del “dono dell’idillio” si fa un po’ troppo insistito nell’opporre passato e presente, montagna e città, rurale e consumistico. Ma nel caldo estivo, per chi è rimasto bloccato in città, vale la pena tentare la salita, lasciarsi guidare, almeno a parole, a “guardare le nuvole, un gioco lirico e impreciso, disinteressato, che richiede metodo e applicazione. Come lo scrivere, come i libri”.

M Begliuomini è critico letterario

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