#LibriInTasca: Chigozie Obioma – I pescatori

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L’invidia degli dei

consigliato da Elisabetta Pierini

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Chigozie Obioma
I PESCATORI
pp. 304, € 19
Bompiani, Milano 2016

ObiomaI pescatori, opera prima di Chigozie Obioma finalista al Man Booker Prize 2015, ha una natura poliedrica: oscilla tra tragedia, favola nera, metafora politica e romanzo di formazione e tra le sue pieghe contiene anche riferimenti alla cultura e all’attualità della Nigeria, paese che viene raccontato al lettore come luogo di straordinarie contraddizioni.  Antico e moderno, tra TV e lampade al cherosene, vede scontri tra etnie, instabilità politica, elezioni truccate, povertà, mancanza di servizi igienici, una polizia pigra e corrotta, una popolazione che parla lingue diverse, e pratica religioni diverse, tra cristianesimi e animismi.

Il romanzo – avvalendosi di un linguaggio semplice ed estremamente efficace, ricco di suggestivi parallelismi con il mondo animale − racconta la storia di una famiglia unita e numerosa, padre madre e 6 figli; patriarcale in quanto ogni parola di Padre è sacra. Padre è l’aquila, Madre il falconiere. Padre nutre per i figli sogni ambiziosi, sogni di istruzione, cultura, conquista di un posto al sole. I sogni di Padre sono il seme della tragedia, contengono quell’eccesso di orgoglio, l’ubris, che attira sulla famiglia l’invidia degli dei.

Il baco si insinua con la partenza di Padre che si trasferisce per lavoro nella “città pericolosa”; le comunicazioni con lui sono legate a linee telefoniche mal funzionanti. Il ronzio della comunicazione che si interrompe o che non prende scandisce il disagio della distanza e segna la perdita, da parte di Padre, del ruolo di sentinella nei confronti del mondo e del male che vi si annida. Padre era la porta della casa: porta della razionalità, del buon senso, della cultura, porta sbarrata a tenere fuori il male che si insinua dopo la sua partenza con la difficoltà di madre a farsi obbedire e con l’attrazione dei ragazzi per il fiume, simbolo del mondo e del male.

Abulu, il matto, è il personaggio che scardina l’ordine e permette a tutto un mondo magico di maledizioni e superstizione di entrare nella casa. Abulu lancia una profezia di sventura su uno dei fratelli, Ikenna, trasformandone la natura. La maledizione spazza ogni residuo di razionalità e fa largo alla paura e alla suggestione. La paura crea l’humus che permette al male di dilagare cancellando e annullando il legame e l’amore tra i fratelli che finiscono con l’ucciderlo. Vicenda, quella dei ragazzi, che può essere considerata una metafora di quella della Nigeria, delle guerre fratricide che l’hanno insanguinata e la insanguinano previste dallo stregone straniero (la Gran Bretagna).  La morte di Abulu verrà considerata necessaria, anche se non segnerà la sconfitta definitiva del demone.

Il  finale − con i due fratelli minori, paragonati agli aironi, uccelli bianchi che compaiono a stormi dopo una tempesta, le ali immacolate, le vite intatte e incolumi, messaggeri di tempi buoni − vuole dare un messaggio di speranza: che la Nigeria possa crescere, oltre le esperienze coloniale e postcoloniale, camminando sulle proprie gambe.

E Pierini è scrittrice

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