#LibriInTasca – Giuseppe Genna: Grande Madre Rossa

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Punto zero

consigliato da Filippo Polenchi

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Giuseppe Genna
GRANDE MADRE ROSSA
286 pp., € 13
Milano, Mondadori, 2016

GennaIl Palazzo di Giustizia milanese esplode. L’ispettore Guido Lopez indaga nella bufera dei giorni immediatamente successivi alla strage. Si è tentato di far scoppiare l’Archivio, scrigno di segreti giudiziari raccolti in sessant’anni d’indagini dai magistrati? O l’ala di un nuovo terrorismo oscura Milano? Mondadori ristampa dopo anni di assenza (la prima edizione è stata nel 2004), questo romanzo che, in qualche modo, chiude una trilogia di finti thriller ai quali Genna accordò una natura alchemica (questo titolo apparterrebbe alla fase della “rubedo”, ovvero della fissazione della materia trasmutata). Come e più degli altri romanzi della “serie”, anche questo è un romanzo disincarnato. O meglio: è in atto una battaglia per uscire fuori di sé. Fin dall’incipit ci si aggrappa a un occhio sospeso nell’esosfera. Poi lo sguardo precipita vertiginosamente, come una carrellata impossibile, attraversa lo spazio di lampi elettromagnetici e scosse atmosferiche, fino al punto zero, alle fondamenta esplosive del Palazzo di Giustizia, un attimo prima della deflagrazione. Ma lo scoppio è anche la conclusione di un’incarnazione. Deflagra l’allegoria personificata di Ulrike Meinhoff, stragista della Frazione Armata Rossa.

Genna non architetta una trama, ma fa ruotare il plot intorno una serie di nuclei in opposizione tra loro: maschile e femminile su tutti. La scrittura è condotta per agglutinamento e ripetizione, come un’algebra lisergica. Ossessione e meditazione. DeLillo e Ignazio di Loyola. Il rosso del Terrore (fin dal titolo) opposto al bianco della polvere marmorea che calcifica le superfici. Il sonnambulismo è il solo veicolo (in)corporeo che può decifrare il movimento verticale di questa prosopopea. Lopez, in qualche modo, compie il percorso inverso dello sguardo iniziale: dal rumore al silenzio. È una strada tracciata che approda agli appunti sul Personaggio vuoto (scaricabili on-line): colui che è in limine a “ciò che può e può non essere”.

Tutto il romanzo può essere letto come un contrasto distruttivo tra un sonnambulo che tenta di comporre uno stato di quiete suprema e un desiderio che oppone la sua smania pirotecnica. Il mondo salta letteralmente per aria. Ogni pagina è percorsa da una tensione che non è tanto suspense, quanto incombenza. È sotto il suo segno (la stessa pressione che Genna riconosce nell’amato Lovecraft – di nuovo si rimanda al Personaggio vuoto) che la vibrazione viscerale del romanzo si stabilizza, come una sorta di teoria delle stringhe adattata alla letteratura. Romanzo tibetano, accostabile a un altro grande esploratore di forme ascetiche: il Lynch di Twin Peaks, citato nella scena dell’epifania metempsicotica. Insomma Grande Madre Rossa è un bellissimo ritorno in libreria, una via d’accesso al lavoro dell’eccellente Giuseppe Genna.

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