#LibriInTasca: Nuccio Ordine – Classici per la vita

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Una piccola biblioteca ideale

consigliato da Marco Carassi

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Nuccio Ordine
CLASSICI PER LA VITA. Una piccola biblioteca ideale
pp. 277, 15,00€
La nave di Teseo, Milano 2016

Come invogliare il distratto e frettoloso lettore di oggi ad avvicinarsi senza timore ai classici della letteratura mondiale?
Un audace professore universitario di letteratura italiana (autore de L’utilità dell’inutile, tradotto in 26 paesi) ci svela come, leggendo alcuni brevi testi ai suoi allievi, riesce a far sorgere curiosità per autori che molti conoscono solo di nome. E come riesce, con brevi segnalazioni, a risvegliare analogo interesse nei lettori del supplemento settimanale “Sette” del Corriere della Sera. L’autore della raccolta è consapevole che brevi ritagli non potranno mai rivelare la forza di un’intera opera, ma scommette sulle scintille di passione che possono scaturire da un contatto anche minimo. Poca favilla gran fiamma seconda

Nuccio OrdineCome consiglia Montaigne, prima di affaticarsi a interpretare le interpretazioni, è bene ridare voce direttamente agli autori. Così, dalle pagine del libro di Nuccio Ordine, sentiamo il saggio consiglio di Antoine de Saint Exupéry di non confondere l’amore, che è fondato sull’altruismo,  col delirio del possesso, che causa le sofferenze più atroci. Ascoltiamo l’antico, cinico consiglio del potere che è meglio lasciare il popolo nell’ignoranza  (tanto “Con la cultura non si mangia”) illustrato dal Belli con l’esperimento al mercatino di piazza Navona, dove se si prende in mano un libro “a panza vota” si rimane comunque a digiuno. Ippocrate dall’antica Grecia ci invita a riflettere sulla sua professione di medico, ricordando come sia difficile curare la malattia di quei suoi colleghi che considerano i pazienti sopratutto come fonte di profitto.  Ludovico Ariosto per conto suo si caccia in una bella contraddizione, che però ci aiuta a riflettere sul ruolo degli intellettuali al servizio del potere, quando denuncia le menzogne del greco Omero che fa parer i Troiani “vili e inerti”, o critica le sviolinate di Virgilio ad Augusto che ha colmato di doni gli scrittori perché si dimentichino delle uccisioni di molti romani non allineati, come Cicerone. Ma lo stesso Ariosto non ha forse dedicato il suo magnifico ironico poema a Ippolito d’Este? Chissà poi che cosa penserebbe il capostipite dei Buddenbrook,  vedendo come si comportano i suoi discendenti, in piena decadenza, anche se il motto di famiglia imporrebbe di fare con gioia molti affari durante il giorno, ma solo quelli che lasciano dormire la notte…  E ha qualcosa da dirci anche Niccolò Machiavelli, che tornando a casa dopo una faticosa giornata di lavoro politico e amministrativo, attanagliato dall’angoscia delle scelte da operare sul filo del lecito e dell’illecito, si spoglia della veste sporca di fango, reale e metaforico, e dialoga idealmente con gli antichi uomini e non si vergogna di interrogarli sulle ragioni delle loro azioni, perché la riflessione critica sul passato lo aiuti a non decidere solo con la pancia. In fondo è quello che Marguerite Yourcenar fa dire all’imperatore Adriano quando gli attribuisce l’intenzione di fondare biblioteche, paragonate a granai pubblici, per ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi vede avanzare. D’altra parte non aver capito che un’eternità di rimpianti non può compensare una vita di occasioni mancate è il tormento del fantasma de Il canto di Natale di Dickens, che dice di portare per sempre la catena che si è forgiato durante la vita e che avrebbe potuto in qualsiasi momento, finché era vivo, cominciare a smontare, anello per anello, perché ognuno è fabbro della direzione del suo cammino.

Il libro di Nuccio Ordine non è solo una piccola rassegna di testi da far venire l’acquolina in bocca, ma anche una selezione di quei brevi elzeviri comparsi sul supplemento del Corriere dove, a partire dalle citazioni dei classici, il Nostro sviluppa qualche considerazione sui riflessi attuali del messaggio di quegli antichi autori.
Possiamo infatti pensare che se non salviamo i classici e la scuola, i classici e la scuola non ci potranno salvare; che un vero maestro, animato da passione per la disciplina che insegna, può trasmettere un entusiasmo che ci cambia la vita, anche senza tablet e lavagne interattive (ma non dimentichiamo che se gli strumenti tecnologici non hanno di per sé virtù taumaturgiche, però anche il fatto che l’Indice sia ormai on line può essere strumento di contagio e conversione sulla via di Damasco);  che la deriva aziendalistica dell’Istruzione possa demotivare gli addetti; che l’importante non è allevare polli di batteria, ma persone in grado di ragionare con la propria testa, vaccinate contro avidità, egoismo e meschinità.

M Carassi è Presidente del Collegio dei probiviri dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana,
già Soprintendente archivistico per il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Lombardia

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