#LibriInTasca: Mauro Tetti – A pietre rovesciate

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Musica di parole

consigliato da Cristian Mannu

#LibriInTasca è lo Speciale sul sito dell’Indice che accompagnerà la vostra estate.
Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Mauro Tetti
A PIETRE ROVESCIATE
pp. 107, € 9.90
Tunué, Roma 2016

Mauro Tetti - A pietre rovesciateSe fosse un quadro, sarebbe un Seurat e un Dalì in un’unica tela. Se fosse una canzone, invece, avrebbe la voce di Donovan mentre canta To try for the sun. È bene che il lettore sappia subito che deve farsi guidare dalle immagini e dalla musica, dal movimento e dal colore, più che dal senso, sin dalla prima pagina di questa onirica opera d’esordio di Mauro Tetti. Deve avere ben chiaro, il lettore, che il giovane autore sardo lo condurrà dentro un sogno, dove le cose si mischiano, si deformano, dove tutto diventa leggenda e niente è più come sembra.  È una favola A pietre rovesciate, una favola bella e straniante. Una favola fatta di sole e di vento, ma soprattutto di pietre, pietre sonore, come quelle che sapeva accarezzare un certo Pinuccio Sciola e che tornavano a trasformarsi in vento e sole sotto le sue grandi e calde mani di padre. Fanno quasi lo stesso effetto questi sassolini rovesciati che Mauro Tetti dispone con cura, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo: suonano, illuminano, accarezzano. E alla fine viene davvero da chiedersi come sia possibile creare la musica senza la musica, ma soltanto accostando parole, strofinando leggere tra loro le pietre. Mauro Tetti ci riesce. E riesce anche a forgiare nuove storie, nuove leggende, partendo sempre e soltanto da ciò che per altri sarebbe stato muto e implasmabile, proprio come le pietre. Al centro di queste leggende, di queste storie, ci sono due giovani innamorati, ci sono tante figure animate che, come i due protagonisti, si muovono ma restano ferme.

E c’è il paese di Nur, c’è una lingua che scende e che sale, una lingua che a tratti si innalza e trasporta chi legge in un tempo sospeso, tra cielo e mare, e a tratti rovescia tutto e costringe a rimettere i piedi di nuovo sulla terra durissima ma anche preziosa di un’isola antica .

E così principesse, serve, lune, farfalle notturne che vanno a morire tra capelli toccati dal sole si mischiano a carcasse di lavatrici e televisori, proprio un attimo dopo quel grande cartello che dice “Welcome”, all’ingresso di Nur, ma che è bucato da proiettili di fucili poco accoglienti. Perché Nur è un paese, è il paese, ma è anche città, periferia e centro del mondo, è mondo. Nur è ieri, quando non c’eravamo, quando non c’era l’uomo, ma è anche oggi, domani. Mauro Tetti ha solo trent’anni ma esordisce nel modo migliore: evitando di seguire mode e costruendo un’opera coraggiosa e nuova. Trent’anni, tondi, circolari, magici, come il lirismo di questo suo primo libro che ammalia e convince. Non credo sia un caso che a scoprirlo e pubblicarlo sia stata proprio Tunué, la piccola casa editrice indipendente e strabordante di passione, che grazie all’intuito di Vanni Santoni, scrittore a sua volta e talent scout dal fiuto sopraffino, ha lanciato alcuni tra i giovani più interessanti e promettenti degli ultimi anni, da Orazio Labbate a Luciano Funetta.

C. Mannu è scrittore e ha vinto il Premio Italo Calvino 2015

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