#LibriInTasca: Simona Vinci – La prima verità

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Una bambina ineducabile

consigliato da Simone Giorgi 

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice.
Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Simona Vinci
LA PRIMA VERITÀ
pp. 397, € 17
Einaudi, Torino 2016

laprimaveritàsimonavinciLa prima verità di Simona Vinci non è una di quelle letture che scivolano via senza lasciare traccia. È un libro che uncina il lettore, lo scuote. Leggerlo è come entrare in un vortice di aria e lame: si esce con la pelle segnata da incisioni profonde. In questo romanzo la necessità di scrivere si tramuta in purissima invenzione letteraria. Ci troviamo infatti alle prese con una sorta di autobiografia mancata: l’autrice non ci racconta un dolore realmente vissuto, ma un dolore che avrebbe potuto vivere – e non c’è niente di più necessario e al contempo letterario che fare nostro il dolore degli altri. La prima verità si apre con la descrizione di una bambina nuda, legata al letto di un ospedale psichiatrico in cui si praticava l’elettrochoc a chiunque fosse considerato ineducabile, pericoloso per sé e per gli altri. E Simona Vinci annota: “Mi colpisce perché sono stata una bambina ineducabile. Sono stata una bambina pericolosa per sé e per gli altri. Mi è andata bene. Se fossi nata solo cinque anni prima del 1970, in un altro contesto sociale, avrei potuto essere io quella bambina nuda, legata con cinghie di contenzione a un lettino spinto contro i margini dell’abisso”. È a partire da questa consapevolezza, questa condivisione di un dolore mai provato, che Simona Vinci, da grande scrittrice, costruisce una storia potente e piena di rivoli, che ha il suo centro nella greca Leros, l’isola-manicomio che ospitava in condizioni disumane malati psichiatrici e che fu utilizzata come luogo di confino per detenuti politici durante la dittatura dei colonnelli.

L’Isola della follia

In quell’isola veniamo catapultati anche noi, grazie a una scrittura che, come il sole estivo sulla terra brulla, più che splendere brucia (“la scrittura” si legge nel libro “andrebbe trattata come un corpo delicatissimo, il corpo di un bambino, fragile, quasi trasparente. Noi siamo il chirurgo che deve incidere la sua carne e suturarla, noi siamo quelli che devono tenerle in vita, le parole. E il falso le ammazza. Tu vorresti essere una che ammazza i bambini?”). Una scrittura in cui tutto, persino il più invisibile moto interiore, diventa immagine: “Maria finisce di preparare la cena e la sua schiena voltata e la nuca umida di sudore sono un rimprovero alle giornate troppo pigre delle figlie”. Simona Vinci mostra la follia che si annida in ogni vita, e la vitalità – repressa, punita, inascoltata o incapace di parlare – che c’è in ogni follia. La sua penna si misura con il potere, l’eros, la morte, la poesia, e dà voce a decine di uomini e donne abbandonati, forse condannati alla follia, uomini e donne che cercano o non cercano di contrastare quella condanna, uomini e donne alla prese con il tentativo di tenerla fuori dalla propria porta di casa. Un tentativo che ci riguarda tutti, nessuno escluso. La prima verità è lì a ricordarcelo, con la ferocia e la grazia che hanno solo i grandi libri.

S. Giorgi è scrittore

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