Racconto inedito di Marina Jarre – La casa rosa

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La casa rosa

di Marina Jarre

dal numero di dicembre 2016

Il racconto inedito che pubblichiamo in queste pagine per gentile concessione degli eredi, ai quali va la nostra gratitudine, è uno degli ultimi scritti da Marina Jarre prima della morte, avvenuta a Torino il 3 luglio di quest’anno. È un racconto sul tempo, che sembra però non toccato dal tempo; perché nella voce della protagonista, che rievoca le estati trascorse da bambina nella casa dei nonni in Sardegna, risuonano la stessa freschezza lapidaria e la stessa inventiva piena di grazia e di ironia dei primi libri della scrittrice, in particolare del romanzo Negli occhi di una ragazza (1971). Alle soglie dei 91 anni (era nata a Riga, in Lettonia, il 21 agosto 1925 da padre ebreo e madre italiana valdese), Marina Jarre era rimasta fedele non solo al suo stile ma anche e soprattutto a quell’atteggiamento verso la vita che spinge la protagonista della Casa rosa a raccontare una sua misteriosa e inquietante avventura d’infanzia: “non m’importa delle storie, mi è sempre importato delle persone e dei loro segreti”.

Le persone e i loro segreti sono stati la materia narrativa prediletta di Marina Jarre fin dal romanzo d’esordio, Monumento al parallelo, uscito nel 1968 e riedito quattro anni dopo col titolo Un leggero accento straniero, dove un ex nazista racconta la propria integrazione riuscita nella società italiana del dopoguerra. Anche se stessa, perfino i suoi segreti più dolorosi sono passati dal setaccio del racconto: su tutti la fuga da Riga a Torre Pellice nel 1935 con la madre e la sorella, che la sottrasse al massacro degli ebrei lituani dove morirono invece il padre e l’altra sorellina Irene. Alla sua identità vissuta, quella valdese, Marina Jarre ha dedicato il romanzo storico Ascanio e Margherita (1990, ora ripubblicato da Claudiana); alla sua identità fantasma, quella ebraica, il suo libro più difficile e forse più importante, quel   (2003) nel quale la rimozione personale viene forzata con implacabile delicatezza insieme alla rimozione collettiva.

Non ho mai imparato a nuotare, non ho mai imparato a leggere. A un certo momento, non so quale, nuotavo, a un certo momento, non so quale, leggevo. Non ricordo il momento.

Mi pare che sempre, proprio ogni mattina, quando andavamo in Sardegna – al paese di mamma, alla casa dei nonni – scendevo al mare, subito, appena alzata, per una nuotatina. All’ombra, nel cortile dietro casa, leggevo un libro di fiabe, a ripensarlo oggi mi sembra un po’ noioso, ma non ricordo di avere mai incominciato a leggere. Non so quando e come, un certo giorno, non so quale, nuotavo, e, così, un certo giorno leggevo.

Avevo, forse, quattro o cinque, sette anni, nove anni, non ricordo, mi pare di avere avuto sempre la stessa età finché…

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