IN QUESTA RECENSIONE
Gli anni impossibili
Rizzoli, Milano, 1984
Romano Bilenchi
Narrativa Italiana
La misura dei classici
diGoffredo Fofi
Non mi pare che Gli anni impossibili di Romano Bilenchi sia stato accolto con il dovuto interesse. Eccezioni ce ne sono state (B. Schacherl, O. Cecchi, G. Cherchi) ma è curioso che nessuno dei nomi più alla moda abbia sentito il bisogno di parlarne, o forse anche di leggerlo. Pesa su Bilenchi la rarità della sua produzione (ma dovrebbe essere un motivo in più per occuparsene), il suo più che ventennale ritiro dalla scena pubblica (da quando, in sostanza, il Pci gli chiuse in tronco il giornale che dirigeva, Il nuovo corriere di Firenze), la sua appartenenza a una generazione che l’accademia tende a emarginare (quella di Gadda, Montale, Landolfi, Delfini, Vittorini…), la sua diversità nel quadro della letteratura italiana del dopoguerra, e a maggior ragione di quella attuale, così asfittica e, sul piano della narrativa, miserabile. I suoi pochi libri non sono stati populisti, non ha
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