L'indice dei Libri del Mese
Questioni di gusto
Negli anni cinquanta Franco Antonicelli collaborava con la Rai, tenendo garbate conversazioni radiofoniche e curando rubriche come "Piccolo mondo antico", dedicata a letterati del primo Novecento, "Toccata e fuga" o "Biglietti da visita". Dicitore raffinato, sapeva fare di questi spazi l'occasione per incontri culturalmente avvincenti. Riascoltati oggi, hanno inevitabilmente il sapore della nostalgia, per quando la comunicazione, non soltanto radiofonica, era più curata, più elegante, meno chiassosa e più allusiva. Ma suonano anche fuori del tempo e possono dare il senso della distanza fra l'oggi e l'ieri con una straordinaria immediatezza; si percepisce immediatamente che è la voce del passato. Sono i vapori d'una cultura morta. Tuttavia siamo in molti che potremmo riascoltare con piacere, e qualche emozione, questi ed altri frammenti del passato, perché appartengono alla nostra educazione e al nostro gusto, rimodellando un modo di comunicare, anzi diremmo di porgere, tanto più affascinante quanto più inattuale, nell'epoca che macina il trash e il pulp.
In uno dei suoi ultimi numeri, "La Crusca per voi", foglio della celebre accademia dedicato agli amatori della lingua, dà conto di un caso significativo di gusto nostalgico: un'insegnante d'italiano impone ai suoi stu-
denti nello scritto e nel parlato l'uso di "egli", "ella", "esso", come forme di soggetto, vietando come errore "lui", "lei", "loro". Francesco Sabatini risponde per l'accademia che a sbagliare è la professoressa, non soltan-
to perché l'uso in funzione di soggetto di "lui", "lei", "loro" è attestato fin dal Trecento, ma soprattutto perché non bisogna fermarsi ai paradigmi grammaticali bensì considerare i meccanismi della comunicazione e in particolare il rapporto tra tema e rema. Ma l'insegnante in questione ne faceva sicuramente una questione di gusto: "egli", "lei" o "loro" suonando più eleganti al suo orecchio. Questi episodi ci sono venuti in mente di fronte alle lettere di protesta per la soppressione della rubrica "Terza pagina" (un caso a cui dedichiamo ampio spazio in questo numero); anche le due lettere, pubblicate qui sotto, contro la recensione (in novembre) del romanzo Tramonto rosso sangue di Marina Ripa di Meana ci pare vadano nella stessa direzione. Dietro l'affezione per i valori della cultura, ciò che preme non saranno piuttosto questioni di gusto? Non che queste siano da sottovalutare, però sono un'altra cosa. Se per cultura intendiamo la comprensione dei linguaggi delle varie epoche, compresa la nostra, si potrebbe persino convenire che la rubrica "Giornali in classe" è significativa quanto "Terza pagina", anche se meno gratificante per una certa élite di ascoltatori. Allo stesso modo, perché non dovremmo occuparci della signora Ripa di Meana, come autrice in cui si specchiano, ci piaccia o meno, aspetti significativi non soltanto dell'industria culturale ma soprattutto di un'immagine del mondo che ha una dimensione di massa? Naturalmente, è difficile, nel sistema della comunicazione oggi diffuso, distinguere tra la descrizione di un fenomeno culturale e la sua proposta come modello. "Giornali in classe" è probabilmente un documento reale dei limiti delle culture giovanili dei nostri giorni, ma nel momen-
to in cui ce le consegna in forma acritica rischia di farne un prototipo da imitare. Questo è l'inghippo, e di conseguenza si può sostenere che la rubrica dovrebbe essere organizzata in forme meno corrive con gli aspetti effimeri della comunicazione radiofonica (a una battaglia contro l'effimero ci invitava d'altronde Franco Rositi, nell'editoriale su "Terza pagina" dell'Indice di novembre).
Alberto Papuzzi
Iscriviti alla newsletter dell'"Indice" per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle nostre ultime novità
Leggi la nostra normativa sulla privacy
Temi
Info
Shop
AbbonamentiCopyright © L'Indice dei Libri del Mese 2025. Index Review Srl Società Benefit, via S. Valfré 16, 10121 Torino. Registrata al Tribunale di Torino.
Partita IVA e Codice Fiscale: IT10939280011.