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Un incontro ad intimità forzata

Laura Savarino

Guerre famigliari a suon di cibi naturali

Hungry Hearts di Saverio Costanzo con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Victor Williams, Jake Weber 109 minuti, Italia 2014

Sbam. Un rumore sordo, una porta che si apre, una giovane donna che irrompe sullo schermo, trafelata. Non si guarda nemmeno allo specchio, supera il lavandino e punta dritta verso la toilette. Si arresta bruscamente, la maniglia che non va giù, e dall’interno le arriva una voce maschile: “Occupato”!

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Poilus, ambulanze e renitenti

I graphic novel delle trincee e i drammi delle retrovie

di Erik Balzaretti

Preceduta alla fine del 2013 da un’inaspettata e felicemente inquietante opera di Gipi, Una storia (cfr. intervista a Gipi, “L’Indice”, 2014, n. 1), edita dalla Coconino Press, opera che riconnetteva il nostro alienato presente alle trincee del nostro ­Nordest e ai nostri modelli di riferimento andati perduti con il passare delle generazioni, il 2014 ha visto la pubblicazione di alcune opere di narrazione grafica-visiva provenienti dall’area francofona e in un caso molto particolare da quella anglosassone. Prima di iniziare ad analizzare questa ondata di Grande guerra per immagini, per quanto riguarda la bande dessinée francese, vale la pena di ricordare il grande contributo di Jacques Tardi, il quale ha dedicato molto del proprio lavoro di narratore grafico, al di là delle celebrazioni centenarie, al tema della Grande guerra, raccogliendo il lavoro di quegli storici internazionali che molto hanno fatto per ricollocare quella guerra devastante per le coscienze europee all’interno di un percorso di elaborazione collettiva del lutto e di una ricostruzione di una memoria il più possibile condivisa in una prospettiva decisamente e democraticamente pacifista.

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Questa guida non è una guida, è molto di più

Giorgio Biferali per Lib(e)ro transito

Muro di Berlino. Due o tre cose che so di lui e Torre Eiffel. Due o tre cose che so di lei, a cura di Eusebio Trabucchi, pp. 104, € 8, L’Orma, Roma 2014

“Questa guida non è una guida”, leggiamo nelle prefazioni delle due guide appena uscite per L’Orma: Muro di Berlino. Due o tre cose che so di lui e Torre Eiffel. Due o tre cose che so di lei. E il curatore, tale Eusebio Trabucchi, non esiste. Eusebio era lo pseudonimo di Eugenio Montale, Trabucco quello di Gianfranco Contini. Un po’ come leggere la prefazione a Il barone rampante, scritta da Tonio Cavilla, per poi scoprire che Tonio Cavilla non è altro che l’anagramma di Italo Calvino.

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L'importanza di sfogarsi, 3

Luca Giorgi

A quelli che cantano finché campano

Cari Quelli Che Cantano Finchè Campano (di seguito abbreviato in Q.C.C.F.C.), osservo ormai da anni i vostri interminabili percorsi musicali e professionali di patriarchi del rock, parabole stellari che sfidano ogni regola della scienza genetica e geriatrica.

Osservo tutto questo dicevo, dal palco di elezione della provincia nella quale io campo senza cantare, ameno e gretto paesotto toscano che si fregia di ospitare, con cadenza annuale e velleità metropolitane, un festival rockettaro, pare, di indiscusso livello e assoluto richiamo.

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Il Migliore, forse, ma anche un po’ pedante

Di Donald Sassoon

Palmiro Togliatti, La guerra di posizione in Italia. Epistolario 1944-1964, a cura di Gianluca Fiocco e Maria Luisa Righi, prefaz. di Giuseppe Vacca, pp. 400, € 24, Einaudi, Torino 2014

Palmiro Togliatti, Il rinnovamento democratico del paese, a cura di Aldo Agosti, pp. 140, € 17,50, Castelvecchi, Roma 2014

Come nei racconti delle fate, il Partito comunista italiano ha avuto sette segretari. Per un’ironia della sorte tutti eccetto il primo, Amadeo Bordiga, erano nati nel territorio del vecchio Regno di Sardegna. Bordiga, affetto da quella che Lenin chiamava la “malattia infantile del comunismo”, è ricordato solo da un’allegra banda di eccentrici. Gramsci è rimasto il più interessante e venerato, in parte per il suo rilevante contributo al pensiero politico, e in parte perché gli otto anni in un carcere fascista e tre in vari ospedali prima di morire nel 1937 lo salvarono dal dover prendere decisioni che avrebbero potuto in seguito farlo apparire in una luce non così santificante. Longo e Natta furono dei segretari di transizione. Berlinguer, che morì nel 1984 proprio quando il suo partito stava per realizzare il miglior risultato elettorale di tutti i partiti comunisti dell’Europa occidentale, è rimasto ampiamente rispettato, forse per i suoi modi così connaturati di uomo integro in un sistema politico vieppiù segnato dal deficit di tale qualità. Se gli storici ricorderanno Occhetto, sarà per la singolare impresa della chiusura volontaria della storia del partito di cui era alla guida. Avrebbe lasciato un ricordo migliore se gli esiti fossero stati più positivi della nevrotica ricerca di identità (e dei continui cambiamenti di nome) che hanno contraddistinto i postcomunisti. Occhetto dimostrò un certo coraggio ma, in politica, il coraggio non è mai sufficiente. Rimane così Togliatti, il segretario del Pci più criticato e, dal mio punto di vista, il più importante. Fu segretario, tutto sommato, per trentasette anni. Quelli decisivi non furono i primi diciassette, trascorsi in esilio, ma i vent’anni in cui diede un’impronta al Pci, alla Costituzione e alla politica italiana del dopoguerra.

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