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Tutti i mostri agli angoli della strada

Il circolo Lovecraft: discepoli e voci originali

di Giuseppe Lippi

Sono parecchie, ormai, le edizioni italiane di tutta o parte dell’opera di H.P. Lovecraft (1890-1937) e anzi chi scrive è costretto a confessare di compitare questo articolo rubando tempo a un’altra attività: la messa a punto della propria. In effetti, il noto quartetto di Tutti i racconti del genio del macabro era uscito per la prima volta nel periodo 1989-1992 per gli “Oscar” Mondadori. Oggi, a venticinque anni di distanza (e senza che l’opera sia mai uscita di catalogo), l’editore intende riproporla non più in quattro volumi, bensì in un unico “tomo-monstre” che apparirà per l’estate. Ma a scanso di accuse di autoreferenzialità, o peggio di concorrenza sleale, devo precisare che di edizioni più o meno complete ne esistono altre, e che Lovecraft è considerato da tempo il santo della letteratura fantastica moderna. Fantastica e nera, fantascientifica e cosmica, gruesome ma con valide ragioni. Qualcuno ha detto anche: ragioni filosofiche.

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Ascoltando la voce della realtà

Enrico De Angelis per Lib(e)ro transito

Lettere di infelicità e morte

Georg Trakl, Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914, trad. dal ted. e postfazione di Clio Pizzingrilli, pp. 230, Euro 16,50, Quodlibet, Macerata 2006

Le numerose traduzioni delle poesie di Trakl, attualmente circolanti in Italia, dimostrano il perdurante interesse per questo poeta. Con la pubblicazione dell’epistolario nella bella traduzione di Clio Pizzingrilli, il lettore entra in possesso di uno strumento che gli consente di capire un aspetto essenziale della personalità umana di quest’autore. Certo, è un epistolario molto sui generis. Le poesie di Trakl hanno bensì un tono dominante, ma al loro interno ospitano ampie variazioni e sfumature.

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Mal di memoria

Di Claudio Canal

Madeleine Thien, L’eco delle città vuote, ed. orig. 2011, trad. dall’inglese, di Caterina Barboni, pp. 230, € 16, 66thand2nd, Roma 2013

“Fin dall’inizio ci vengono affidate molte vite che conserviamo dentro di noi. Dal primo all’ultimo mattino lottiamo per portarle con noi fino alla fine”: parole dall’ultima pagina di L’eco delle città vuote (perché rendere così l’originale Dogs at the Perimeter?) di Madeleine Thien, scrittrice canadese nata a Vancouver nel 1974 da padre sino-malese e madre di Hong Kong. È il suo quarto libro di narrativa. Ai precedenti è arriso un grande successo internazionale. Certezze è stato tradotto da Mondadori nel 2008.

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Grande e piccola parodia

Di Girolamo De Michele

Wu Ming, L’armata dei sonnambuli, pp. 803, € 21, Einaudi, Torino 2014

“Non un fiato mentre la mano di Sanson smolla la fune e... Tump. Un bel suono secco, da far rinculare la testa nelle spalle, come si fosse tartarughi. È stato un attimo, poi un boato e un zullo di cappelli in aria...”: così, nell’argot di una delle voci di questo romanzo, esce dalla scena sulla quale era appena stato introdotto Luigi Capeto, già noto come Luigi XVI. E noi lettori siamo gettati in medias res, in quel frangente della rivoluzione francese cui già Hugo aveva dedicato Novantatre (e forse alluso Dumas in Vent’anni dopo). Seguiremo la rivoluzione, che ha già conosciuto la Costituente, farsi più rapida lungo il pendìo irreversibile della Convenzione e del Termidoro: “Ogni spinta doveva portare il mondo piú lontano dal vecchio ordine, ogni paradosso andava reso piú stridente, ogni contrasto doveva ­acuirsi”, recita il copione di Laplace, la “Primula Nera” controrivoluzionaria per il quale la rivoluzione è una grande parodia, e il delirio degli internati nell’ospedale di Bicêtre ne è la più veritiera espressione.

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Politiche predatorie e sofferenza sociale

Terenzio Cozzi per Lib(e)ro transito

Jean-Paul Fitoussi, Il teorema del lampione. O come mettere fine alla sofferenza sociale, ed. orig. 2013, trad. dal francese di Maria Lorenza Chiesara, pp. 218, € 18, Einaudi, Torino 2013

L’irragionevolezza di colui che cerca sotto il lampione le chiavi perdute altrove solo perché quello è l’unico posto illuminato serve a Jean-Paul Fitoussi come allegoria per denunciare l’irragionevolezza della tragedia economica e sociale che già da molto tempo colpisce il nostro mondo sviluppato. È irragionevole l’enorme sofferenza che viene inflitta alla parte più debole, cioè alla grande maggioranza, delle nostre popolazioni. Ed è irragionevole la rassegnazione che sembra farci accettare realtà cosi drammatiche. I lampioni, quelli della teoria e quelli della politica economica, sono accesi in posti sbagliati e non riescono perciò a darci una visione chiara della realtà e delle sue crisi.

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Non esiste un fuori tempo massimo per la letteratura

Recensioni contro la tirannide dell’offerta

di Claudio Magris

Un anno o un anno e mezzo fa ho scritto sul “Corriere della Sera” un ampio articolo dedicato al libro di Antonio Muñoz Molina, Finestre su Manhattan. Anche questo articolo ha provocato, come molti altri, una serie di lettere. Ricevo richieste di precisazioni, lodi, critiche, integrazioni personali da parte del lettore, ringraziamenti, contestazioni e così via. Per fortuna le lettere d’insulti sono riservate agli articoli, diciamo così, etico-politici. In questa lettera, il lettore, ringraziando e lodando gentilmente l’articolo, faceva presente, con un tono piuttosto risentito, che, dopo aver letto il mio articolo, era andato nelle librerie a cercare il libro che, con suo stupore, è risultato introvabile e anzi fuori catalogo. Il lettore mi rimproverava di aver parlato di un libro, attirando su di esso l’attenzione di qualcuno, senza preoccuparmi della possibilità che la curiosità e l’interesse destati da quell’articolo potessero venire soddisfatti.

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