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Argonauti e internauti

Anna Ferrari

L'età di Internet. Umanità, cultura, educazione, a cura di Fausto Pagnotta, pp. 350, € 26, Le Monnier Università, Firenze 2013

Nelle sue brillanti Lezioni di letteratura, Vladimir Nabokov aveva osservato che un buon lettore è una combinazione di due elementi fondamentali, il temperamento artistico e quello scientifico, e che deve unire in sé la passione dell’artista e la pazienza rigorosa dello scienziato. La letteratura e la scienza, in altre parole, non appartengono a universi separati, ma si integrano e si compenetrano a vicenda. Benché una lunga tradizione scolastica, in Italia ma anche altrove, abbia scavato un solco profondo tra le “due culture”, che gli studi accademici, anziché colmare, hanno spesso contribuito ad approfondire, l’avvento delle tecnologie digitali e la loro rapida penetrazione in tutti gli ambiti del sapere, discipline umanistiche comprese, hanno posto in drammatica evidenza la necessità di un dialogo tra le due sponde dell’abisso.

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Storia di oranghi, lettere perdute e plagi spudorati

Franco Pezzini

Ovvero: Chi ha scritto la Rue Morgue?

Alexandre Dumas, L’assassinio di rue Saint-Roch, a cura di Ugo Cundari, pp. 111 più tre non numm., € 12,90, Dalai, Milano 2012

Il caso è ghiotto. Sul giornale napoletano «L’indipendente» appare a puntate tra il 28 dicembre 1860 e l’8 gennaio 1861 uno strano racconto. Strana – diciamo subito – non è la firma di Alexandre Dumas, che per sostenere Garibaldi ha fondato la rivista, la dirige e vi trasfonde le proprie titaniche energie. A colpire è piuttosto il contenuto, perché il racconto appare un calco di The Murders in the Rue Morgue di Edgar Allan Poe, ed è costui, non Dupin, il geniale protagonista; mentre a sbalordire per l’abilità del detective al posto del narratore/Poe c’è lo stesso Dumas, che (racconta) avrebbe conosciuto l’americano a Parigi nel ’32 intrattenendo con lui rapporti di amicizia. La resa italiana del testo tradisce in più punti l’esistenza di un originale francese, tradotto frettolosamente come in genere i testi di Dumas per la rivista (dove invece mancano traduttori esperti in inglese). E ora con un’operazione affascinante Ugo Cundari, giornalista, traduttore e consulente editoriale recupera questo racconto, “esiste[nte] in poche copie al mondo, […] mai edito in volume né mai esaminato dalla critica” e punta diritto verso la provocazione fondamentale, cioè la vera paternità del capolavoro di Poe.

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Bobbio inedito: i movimenti studenteschi

Di Giuliano Pontara

Con Noberto Bobbio ho avuto una corrispondenza, durata quarant’anni, nel corso della quale ci siamo scritti su faccende sia private sia pubbliche. Su richiesta dell’“Indice”, dalle lettere che mi scrisse ho trascelto una serie di passi in cui Bobbio si esprime su varie faccende del secondo tipo, anche se qua e là emergono accenni del primo tipo. L’ultima breve lettera che mi scrisse con mano tremolante è riportata integralmente (N.d.R. L'ultima lettera e le altre sono pubblicate nell'articolo all'interno del numero in edicola).

L’intero carteggio è depositato presso il Centro studi Pietro Gobetti di Torino.

21 maggio 1968

Mi è toccato andare sei volte a Trento in due mesi. Ma abbiamo avuto la soddisfazione di risolvere il conflitto, che pure era gravissimo (per lo stato di arretratezza di questa università improvvisata) attraverso una trattativa globale col movimento studentesco e quindi con la fine dell’occupazione. Qui a Torino (...) le cose vanno di male in peggio. Il destino ha voluto che si verificasse una congiunzione astrale tra il più energico (e se vuoi anche fanatico) dei comitati d’agitazione con il più ottuso (se vuoi anche reazionario) dei senati accademici. Io, riformista per vocazione, tollerante per temperamento, accomodante per natura, mediatore per convinzione, mi sono sempre trovato preso tra due fuochi. Mi sono stancato e logorato. E non ho ottenuto nulla tranne che di farmi dei nemici a destra e a sinistra. Un mio collega e vecchio amico dell’università di Pavia ha deplorato in un articolo apparso su un giornale il mio atteggiamento demagogico; e uno dei capi del movimento studentesco ha scritto in un articolo diffusissimo che io avevo detto certe cose per rifarmi una verginità. I giudizi del collega e dello studente sono troppo contrastanti per essere tutti e due veri. Io sospetto che siano falsi entrambi. Ma come fai a dimostrarlo? E chi ti crede quando gli animi sono eccitati sino a questo punto?

La voce di Napoleone

Franco Pezzini

La grandezza e la miseria del grande generale

Joseph-Marie Lo Duca, Diario segreto di Napoleone 1769-1869, ed. orig. 1948 (1997), a cura di Angelo Mainardi, Prefazione di Jean Cocteau, pp. 335, € 18,50, Tre Editori, Roma 2013

Anticipiamo pure che Lo Duca (1910-2004) è un personaggio di spiazzante eclettismo: siculo-milanese, autore appena diciassettenne dell’utopia fantastica La sfera di platino che Marinetti vuole prefare e verrà accostata al Mondo nuovo di Huxley, poi emigrato in Francia dove sarà romanziere e critico d’arte, cofondatore dei Cahiers du cinéma, sceneggiatore per De Sica, Rossellini e Blasetti, direttore della Bibliothèque internationale d'Erotologie: e tra le sue opere più note figura questo stupefacente Le Journal Secret de Napoléon Bonaparte. Romanzo insieme storico – a pieno titolo, con un approfondimento di fatti e psicologie che restituisce uno scenario ricchissimo dell’età napoleonica grazie a una mole di studi – ma aperto alle febbri psichiche e ai labirinti della storia interiore, fino ai confini del fantastico: al punto che Cocteau nella Prefazione definisce l’opera un «mostro prodigioso» nato dal matrimonio tra storia e mito, dove voci diverse si confondono fino a rendersi indistinguibili («Io non conosco nessun esempio di una simile sfida»).

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Pellegrino e la nonna

Di Giulia Scarpaleggia

Tessa Kiros, Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo, pp. 389, € 39, Luxury Book, Milano 2006

Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, introd. di Paolo Petroni, pp. 672, € 35, Giunti, Firenze 2012

Quando ero piccola a casa non c’erano tanti libri di cucina: qualche rivista, un’enciclopedia della pasta e poco più. Mamma non ha mai avuto la passione per cucinare, mentre io mi sono sempre divertita con un mestolo in mano e un impasto di ciambellone, in precario equilibrio su uno sgabello che mi facesse arrivare al tavolo di marmo. Durante l’adolescenza ho iniziato a interessarmi alla cucina con più curiosità: raccoglievo ricette ritagliate dalle riviste in un quadernone a righe. Non ricordo di averle nemmeno mai provate, ma erano qualcosa di prezioso, che conservavo in un cassetto della cucina. Questa passione è cresciuta insieme a me, così come si è arricchita la mia collezione di libri di ricette.

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Sinfonia del progresso

Di Umberto Mosca

La zuppa del demonio di Davide Ferrario con Walter Leonardi e Gianni Bisacca, Italia 2014

Il concept di La zuppa del demonio si coglie pienamente partendo dalla fine, cioè dalla scelta di iniziare i titoli di coda del film non con i nomi di coloro che lo hanno prodotto, ma con i nomi dei commentatori, dei registi e dei compositori dei materiali cinematografici di cui il film è composto. Si tratta di un particolare rivelatore, perché ci fa capire che cosa voleva essere ed è La zuppa del demonio, un film che per certi aspetti “si fa da solo”, facendo parlare direttamente i filmati scelti all’interno della monumentale biblioteca dell’Archivio nazionale cinema d’impresa, riducendo il più possibile le voci di commento al di là di quelle contenute nei materiali originali. L’Anci conserva decine di migliaia di film realizzati a partire dai primi anni del Novecento da imprese come Fiat, Olivetti, Breda, Edison, Eni, Innocenti, Montecatini, Necchi, Borsalino, Birra Peroni, Aem-gruppo A2A; da enti di ricerca come l’Enea; da case di produzione pubblicitaria specializzate come la Film Master o la Rectafilm. Tutto questo grazie al fatto che dagli anni trenta agli anni ottanta del Novecento il cinema cosiddetto “industriale” ha rappresentato un settore importante della politica aziendale e ha prodotto migliaia di documentari. Tale archivio imponente costituisce oggi un patrimonio prezioso per ricostruire la storia economica e sociale dell’Italia e più complessivamente la memoria del nostro tempo, senza dimenticare il fatto che negli ambiti aziendali più innovativi nel presente si sta tornando a investire sulla documentazione per immagini delle attività dell’impresa, sugli artefici e sulle idee di prodotto, in quanto preziosa risorsa identitaria spendibile anche nel marketing, nella comunicazione integrata.

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