Tasneem Jamal – Dove l’aria è più dolce

Uganda terra promessa per indiani in fuga

recensione di Esterino Adami

dal numero di ottobre 2017

Tasneem Jamal
DOVE L’ARIA È PIÙ DOLCE
ed. orig. 2014, trad. dall’inglese di Francesca Cosi e Alessandra Repossi
pp. 349, € 18
Berti, Parma 2017

Tasneem Jamal - Dove l’aria è più dolceGrazie al romanzo di Tasneem Jamal, il pubblico italiano può approfondire o, in molti casi, scoprire un episodio storico spesso dimenticato, cioè l’espulsione forzata della comunità indiana dall’Uganda durante gli anni settanta, sotto la dittatura del generale Idi Amin. Ma questo non è l’unico pregio del libro poiché la storia che vi si narra tocca temi densi, moderni e attuali. Jamal, utilizzando sapientemente ricordi e materiali dei suoi nonni, intreccia una saga di migrazione che va dagli anni venti agli anni settanta, con il capostipite Raju che, dal villaggio natio in Gujarat, nell’India del nord, si trasferisce in cerca di fortuna in Uganda, come molti altri ismailiti, cioè esponenti di un ramo minore dell’islam sciita. Da qui si articola la narrazione della sua famiglia, che è anche la storia di un paese, dall’epoca coloniale all’indipendenza nel 1962 ai turbolenti anni settanta. Molti altri personaggi arricchiscono questo quadro famigliare, e fra i più importanti troviamo Jafar, figlio di Raju, e sua moglie Mumtaz, e in un secondo tempo i loro figli.
L’ascesa al potere di Amin risulta catastrofica per la comunità indiana in Uganda, che viene accusata di mancanza di patriottismo, e costretta entro tempi brevi a emigrare o a sottoporsi a stretti controlli. Espropri, sequestri di beni, congelamento dei conti bancari, marginalizzazione sociale sono alcune delle situazioni che la famiglia di Raju deve affrontare, mentre riflette sull’opportunità di trasferirsi in Canada, praticamente l’unico paese disponibile ad accogliere ampi numeri della comunità indiana. Se Jafar, nato in Uganda, sente di appartenere pienamente al paese, la moglie, anch’essa di origine indiana ma proveniente dal Kenia, è più esitante. Anche il suocero tuttavia sottolinea il legame fra individui e luoghi come un sentimento che si costruisce con la vita e che non deriva da norme formali: “Quand’è che una terra diventa nostra? La gente non spunta come i fiori del terreno; ci spostiamo per trovare la nostra casa. Se onori la terra in cui vivi, se onori la gente che vive accanto a te, diventa casa tua”. Termini come migrazione, cittadinanza e passaporto (così pregni di significato in questa intricata vicenda e così ricorrenti proprio in questo periodo) delineano questioni di appartenenza e di identità, che in realtà sono proprie di tutta la civiltà umana e del suo desiderio di spostarsi, di stabilirsi, di creare rapporti con altri.

Al ruolo delle donne viene data visibilità e dinamicità, sia all’interno della comunità ismailita, che comunque non è caratterizzata da costumi sociali rigidi o prescrittivi, sia nel contesto ugandese. Mumtaz è una donna libera, anche se timida, ma per lei alcuni gesti, come imparare a guidare o occuparsi di fotografia, sono simboli di una nuova emancipazione e di riflessione sulla vita in generale, mentre deve affrontare i dubbi della migrazione. Parallelamente, altre donne sono significative nel testo, come la bella Grace, una prostituta che il giovane Raju frequenta per qualche tempo e alla quale, da anziano, talvolta pensa con un misto di malinconia e rimorso, o Esteri, la “domestica muganda di mezza età”, che lavora per la famiglia di Raju e con la quale la moglie di quest’ultimo intesse un rapporto di amicizia e di affetto, superando barriere culturali ed etniche.
L’agile scrittura di Tasneem Jamal permette anche di indagare personaggi storici reali ed estremamente controversi come Amin, il feroce e folle dittatore in cui albergano frustrazioni e risentimenti che sono diretta conseguenza del periodo coloniale. Il generale vorrebbe essere accettato dagli inglesi come portavoce ufficiale e autorevole del suo paese, ma spesso diventa una sorta di grottesca rappresentazione dei tiranni d’Africa, che facendo leva sul desiderio di riscatto e rivalsa inaugurano epoche di violenza e soggiogazione. In prospettiva storica, le dinamiche di intolleranza, oppressione e annientamento, tuttavia, sono sempre le stesse, pur assumendo forme diverse e cambiando obiettivo di volta in volta. La storia della famiglia di Raju diventa perciò esemplare di questo mondo imbruttito, in cui i negozi della comunità indiana sono distrutti, i documenti ritirati e le proprietà confiscate, ma la cui cifra negativa in realtà investe tutti, così che nei fiumi talvolta si intravedono i cadaveri degli oppositori o è possibile trovare pellicole che ritraggono le atrocità del regime.
Nonostante questo sia il primo romanzo per Tasneem Jamal, l’autrice dimostra di saper comporre un grande affresco umano che abbraccia le tante comunità e genti dell’Uganda, autoctone e non, e spazia oltre la terra, oltre il cielo, oltre al mare, sino all’Inghilterra e ancora più in là, verso il Canada, alla ricerca di un posto “dove l’aria è più dolce, dove è tutto ok”.

esterino.adami@unito.it

E Adami insegna lingua inglese all’Università di Torino