#LibriInTasca: Francesco Fagioli – Questi tempi fuori dal tempo

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L’essenza degli italiani

consigliato da Daniel di Schüler

#LibriInTasca è lo Speciale sul sito dell’Indice che accompagnerà la vostra estate.
Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

Francesco Fagioli  
QUESTI TEMPI FUORI DAL TEMPO
pp. 550, € 17
Baldini&Castoldi, Milano  2016

FagioliIl cinema parrocchiale era attaccato a casa, tanto vicino da andarci da solo e a ogni proiezione. Lì, dopo mille avventure e mille risate, ho preso ad ammirare, più che le storie, il modo in cui la cinepresa le raccontava. Ancora bambino, sgranando gli occhi davanti alla bellezza di un’inquadratura, ho scoperto l’essenza del cinema, la sua magia. Sono ricordi riaffiorati con il romanzo di Francesco Fagioli. Un’opera nata da un’intuizione geniale − anche per un figlio del secolo di Einstein − che sarebbe piaciuta, solo per restare da noi, a Buzzati e al Primo Levi raffinato scrittore di racconti fantastici. Un’idea, per giunta, cui Fagioli ha saputo dare forma come pochi avrebbero potuto.

Questi tempi fuori dal tempo narra di tre uomini e tre donne. Tre coppie, ma non tre amori canonici: tre rapporti di potere, piuttosto. Si amano Barbara e Marco. Li dividono esperienze e  modo di vivere la politica, ma il loro amore potrebbe essere come tanti se non lo ostacolasse il ricco padre di Barbara. E’ ricca anche la scrittrice Isa Boccafosca. E’ colta, inoltre, raffinata e di successo. E’ troppo, in una parola, per il rude e squattrinato Oscar Mai con il quale ha un’improbabile relazione. Sono folli i progetti a cui Oscar affida il proprio riscatto. E’ pazzo il bruto che  la sera del 6 febbraio 2005 rapisce Veronica. Difficile definire amore quel che prova per lei. Facile, invece, dire chi dei due abbia potere sull’altro, almeno inizialmente. Poi … be’, sapere come andrà a finire tra loro è uno dei motivi per inoltrarsi in questo libro. E correre, così, indietro negli anni.

Sì, per una qualche ragione (l’Arte non svela tutto)  il rapimento di Veronica inverte e accelera il fluire del tempo: il romanzo segue i protagonisti per alcuni mesi nel  corso dei quali il mondo torna all’inizio del ‘900. Un viaggio impossibile di cui i sei, adattandosi facilmente al mutare dei decenni, non si accorgono. Non se ne accorgono nemmeno pietre e mattoni di una Roma sottilmente angosciante, dipinta da De Chirico o, meglio ancora, raffigurata da un seguace di Escher e Piranesi. Il tempo non tocca neppure gli italiani: ne muta i comportamenti, ma non l’essenza. È una società immobile, dove cambiano i simboli materiali (la carrozza al posto dell’auto …) ma non il loro senso, quella di cui Fagioli ri-traccia un secolo di storia sotto il profilo politico, economico, sentimentale e, miracolosamente, linguistico. Lo fa con una scrittura camaleontica, sempre in  sintonia con il tempo che narra. Asciutta nelle prime pagine, echeggia le assemblee studentesche quando descrive il ‘68; ha i toni dei cinegiornali Luce nel raccontare gli anni del fascismo e si fa estetizzante e dannunziana all’approssimarsi della Prima guerra mondiale. Una prova di bravura, dimostrazione di straordinarie capacità e sensibilità linguistiche, che si aggiunge al resto per fare di questo un grande libro: anche sotto l’ombrellone, per chi  ha imparato a riconoscere la magia della parola scritta, un’opera imperdibile.

D di Schüler è scrittore

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