Intervista a Vincent Montagne, presidente di Livre Paris 2016

 Livre Paris 2016 – Al Salone il libro è una festa

di Luisa Gerini

Sono molte le novità di questa 36a edizione del Salone del libro di Parigi, a cominciare dal nome, Livre Paris 2016. Rivolto a due categorie di visitatori, i professionisti del mondo dell’editoria da un lato e il grande pubblico dall’altro, quest’anno il programma Hors les Murs dedicato ai lettori più giovani e che ha preceduto l’apertura sembra voler indicare la scelta di un coinvolgimento ancora maggiore del pubblico. E’ in questa direzione che sta andando la manifestazione?

E’ proprio questo il senso del nostro lavoro. Nel corso degli anni il salone si è trasformato, passando dalla sede iniziale del Grand Palais a quella attuale del parco esposizioni di Porte de Versailles, più ampia, proprio per accogliere la grande affluenza di visitatori. Una delle caratteristiche principali della manifestazione, a differenza della London Book Fair e soprattutto della Buchmesse di Francoforte, è infatti quella di essere un salone orientato verso il grande pubblico, con una presenza importante di scrittori più o meno noti. Mancava tuttavia ancora qualche cosa, e ci siamo fatti ispirare da Hemingway e dal suo “Paris est une fête” (Parigi è una festa: è il titolo in francese di “Festa mobile”, il libro di memorie dello scrittore pubblicato postumo). Il messaggio che vogliamo trasmettere è proprio questo, che anche il libro è una festa. In un contesto in cui la lettura è sempre meno diffusa, stimolare l’interesse dei bambini, che sono i nostri lettori di oggi ma anche e soprattutto quelli di domani, ci è parsa una tappa indispensabile. La novità di questa edizione consiste allora nel connotare il salone come un luogo di convivialità, come un momento di festa, perché la lettura non sia vissuta come un obbligo soprattutto da parte dei più giovani. Quest’anno, dei 200.000 visitatori attesi, 40.000 saranno giovani, tra cui 20.000 bambini e ragazzi in età scolare. La manifestazione Livre sur Seine, che si è svolta il 12 e il 13 marzo all’esterno del salone anticipandolo, è stata allora l’occasione per invitare i bambini a disegnare o a entrare in universi grafici di qualità divenendo essi stessi autori o editori. L’iniziativa è stata un successo, e il Comune di Parigi ha già comunicato la sua intenzione di ripeterla l’anno prossimo.

Qual è il ruolo degli editori nel Salone del libro di Parigi e in che misura partecipano alla sua organizzazione?

Si tratta di un ruolo assolutamente rilevante, un ruolo a tutto tondo. Il Salone del libro di Parigi è stato creato nel 1981 dal Syndicat national de l’édition, e il mio incarico di presidente di Livre Paris 2016 deriva proprio dal fatto che sono attualmente presidente di questa organizzazione che raggruppa più di 650 editori. Dato che la manifestazione richiede un lavoro di preparazione lungo e complesso, la parte tecnica è affidata alla società Reed Expositions. La programmazione editoriale di questa edizione è stata curata, in collaborazione con il Syndicat, da Evelyn Prawidlo, che può vantare una grande esperienza maturata nell’ambito del festival Correspondances di Manosque. Il salone esprime il cuore e la ricchezza di tutta la catena editoriale, partendo dall’autore fino ad arrivare al lettore: riteniamo importante, in qualità di editori, tradurre le nostre competenze nella costruzione dei contenuti della manifestazione, nella definizione delle tavole rotonde autori-editori, affrontando ad esempio il tema dei diritti d’autore a Bruxelles, organizzando incontri con esponenti politici, bibliotecari, librai. Lo riteniamo importante perché l’editore è all’origine del finanziamento dell’opera, della creazione letteraria. E’ evidente che non esiste libro senza scrittore, ma l’editore assume su di sé il rischio della pubblicazione, ben consapevole della proporzione ridotta di opere che non solo riescono ad avere successo ma che lo fanno in tempi rapidi. Basti pensare all’editore di Jules Verne, che è stato in perdita fino alla morte dello scrittore. E parliamo di Jules Verne.

Un salone del libro rappresenta sempre un momento di incontro privilegiato degli autori e degli editori con i propri lettori. Bisogna riconoscere tuttavia che molto spesso, in questo tipo di manifestazioni, il pubblico si concentra negli eventi organizzati dalle case editrici più importanti, che presentano gli scrittori più conosciuti, generando una certa frustrazione nelle realtà più piccole o più giovani. E’ possibile trovare un equilibrio per soddisfare le esigenze di tutti e quali misure avete preso in tal senso in Livre Paris 2016?

Partiamo dai numeri di questa edizione: 1.200 espositori e 3.000 autori presenti. Come ho detto, il Syndicat national de l’édition ha circa 650 iscritti, che certo molto spesso sono le case editrici più importanti. Tuttavia il Salone richiama anche editori più piccoli, che non hanno la loro sede a Parigi. Penso in particolare ai 270 editori che sono ospitati negli stand regionali: si tratta di spazi per la promozione delle regioni che accolgono e danno visibilità a case editrici spesso di dimensioni più piccole e che forse non avrebbero affrontato da sole i costi della partecipazione al salone per presentare qualche libro del loro catalogo. Per favorire le realtà più piccole, il Salone propone anche delle formule speciali a prezzo contenuto che prevedono un piccolo stand con un arredamento molto semplice.

Il filo rosso scelto per questa edizione – Résistance(s) – richiama i momenti drammatici che hanno vissuto Parigi e la Francia nel 2015, a cominciare dall’attacco alla redazione di Charlie Hebdo i primi di gennaio fino ad arrivare ai fatti di sangue del 13 novembre. “Illuminare è resistere” (Eclairer, c’est resister), come viene suggerito nella presentazione di questo tema?

Il filo rosso scelto per Livre Paris 2016 è il riflesso di quanto abbiamo vissuto nel 2015. O per meglio dire è il riflesso di come hanno reagito i francesi, una reazione sorprendentemente calma, di grande generosità, fatta di atti di eroismo semplici. E che ha fatto registrare un incremento della frequentazione delle librerie, per cercare di comprendere quanto era successo. Nei momenti di difficoltà, il libro è visto come il luogo dove si costruisce il pensiero nella sua completezza e complessità, dove si esprimono le sfumature: questo spiega perché proprio il libro abbia rappresentato il supporto, il mezzo di comunicazione, nel quale i francesi hanno riposto maggiore fiducia rispetto ad esempio alla televisione o a internet. Ci è quindi sembrato che il libro potesse essere il luogo possibile della resistenza, anzi delle resistenze perché esistono varie forme di resistenza. Il messaggio da trasmettere ai giovani è quanto sia davvero importante costruire il proprio pensiero autonomamente, sapendo resistere al conformismo e ricordando che la prima resistenza è quella contro se stessi. Al Salone sono presentate naturalmente anche forme di resistenza più ludiche come quelle di promuovere quella che chiamiamo art de vie, stile di vita, facendo dialogare Anne-Sophie Pic, chef pluristellato, con Mathias Enard, Premio Goncourt 2015, l’eccellenza gastronomica francese che incontra, dialoga con le suggestioni d’Oriente.

Nonostante una leggera inversione di tendenza nel 2015, i dati sulla lettura in Italia sono sconfortanti. Qual è la situazione in Francia e quali sono secondo lei le sfide future che il mondo dell’editoria deve saper raccogliere?

Abbiamo sempre meno tempo libero, e la lettura è esigente, richiede tempo e concentrazione. Anche in Francia, secondo i dati di un’indagine statistica del 2015, il tempo dedicato settimanalmente alla lettura è passato da 5 ore e 45 minuti a 5 ore e 30 minuti. Posso tuttavia aggiungere che questo tipo di considerazioni le ho già sentite negli anni 80. E’ bastato che negli anni 2000 arrivasse Harry Potter per vedere un incremento del tempo dedicato alla lettura da parte dei ragazzi. Oppure, come ho detto, è bastato che di fronte a fatti drammatici ci fossero autori capaci di esprimere concetti forti, di fare analisi approfondite, perché le librerie di qualità registrassero una crescita del 3%: sottolineo che è il solo settore culturale in espansione, rispetto ad esempio alla musica o al cinema. La qualità editoriale è quindi un fattore fondamentale, e con lei bisogna tener conto delle circostanze, dell’intervento di elementi esterni. Sarebbe allora sbagliato affermare che le tendenze sono definitive, che non si possono invertire: la Francia ne è la prova, dopo sette anni di leggera flessione.

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Per quanto riguarda le sfide che deve affrontare l’editoria, al centro dei miei pensieri ci sono i lettori più giovani e operazioni come Les petits champions de la lecture (i piccoli campioni della lettura) rivolte agli alunni della quinta elementare per promuovere la lettura ad alta voce di brani di autori contemporanei, un bel modo per far vibrare le intelligenze dei bambini. E vorrei sottolineare l’importanza di avere una rete di librerie di qualità: nonostante gli annunci catastrofisti sulla loro imminente scomparsa cinque anni fa, registriamo oggi anche in paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna un calo del libro digitale e un ritorno ai punti di vendita fisici. Il libro resta il regalo preferito dei francesi anche per il suo prezzo, che si aggira in media intorno agli 11€. Si tratta di una cifra assolutamente abbordabile che smentisce certe campagne strumentali condotte per convincere le persone che il libro è un prodotto caro, che bisogna eliminare sia gli intermediari che la legge sul prezzo unico introdotta da Jack Lang. A questo aggiungerei che si regala ciò che si ama: e se ai nostri occhi il libro è un veicolo di trasmissione della cultura, parliamo di un dono interpersonale molto forte. Sicuramente speciale.