#LibriInTasca: Mariusz Czubaj – 21: 37

Letture per “ombrellonisti”

#LibriInTasca è lo Speciale che accompagnerà la vostra estate sul sito dell’Indice. Sarà un compagno di viaggio loquace e mai banale, e si comporrà di tanti consigli di lettura suggeriti da voci diverse e penne più o meno note: libri pensati per viaggiatori in cerca di avventure e tomi poderosi per chi poltrisce sotto l’ombrellone. 

di Luca Iaccarino 

Mariusz Czubaj
21: 37
pp. 232; € 16,50
Elliot edizioni, Roma 2016

Ci sono diversi tipi di lettori estivi: quelli che ne profittano per riprendere in mano i classici; quelli che si dedicano alle pagine più impegnative che non hanno trovato posto nelle intercapedini del muro lavorativo; quelli che cercano qualcosa di defatigante, ché il cervello alle alte temperature rischia l’autocombustione. Chi scrive rientra nell’ultima categoria, quella che si potrebbe denominare degli “ombrellonisti”, coloro – cioè – che passano quel che possono fronte mare, all’ombra arancione d’un parasole arrabattandosi come si può tra bambini vocianti, venditori di cocco e afa a secchiate.

Mariusz Czubaj - 21: 37Tutto questo per dire che: nelle prossime righe si parla d’un thriller di facile beva (come si descriverebbe un vino), rinfrescante come una gazzosa. “Perché proprio “21:37” del polacco Mariusz Czubaj?” ci si potrebbe chiedere. Forse perché insegna alla Scuola superiore di psicologia sociale di Varsavia? Forse perché ha scritto due gialli a quattro mani con Marek Krajewski, quest’ultimo pubblicato con fortuna in Italia da Einaudi? No (che peraltro in polacco vuol dire “bene”: curioso, no?). Il motivo è l’editore: Elliot. Lo scrivente apprezza la casa editrice per il lavoro non scontato sulla letteratura di genere e le è estremamente grato per aver portato in Italia i gioiellini del compianto Paul Torday. Così, il medesimo scrivente, trovatosi in una libreria ferroviaria in un torrido inizio d’estate, ha scelto questa copertina che mostra un prete senza volto sul cui collarino sta tracciato in lettere di sangue il numero 21.

Della storia è meglio non dire troppo, ché è un thriller, perbacco. Basti sapere che il profiler Rudolf Heinz deve lasciare un caso irrisolto nella sua Katowice – hanno trovato una donna ammazzata in un bosco, con una piuma in mano – per raggiungere Varsavia, dove due seminaristi sono stati non solo soffocati con sacchetti, ma pure marchiati con la cifra 21:37 e il triangolo rosa che i nazisti riservavano agli omosessuali.

Se a questo aggiungiamo che il povero Heinz – padre mesto, uomo tristo, duro, appassionato di blues – ancora riceve messaggi minatori dal suo antico arcinemico “L’inquisitore”, si capisce che la sua, di estate, non sarà tra le migliori. Tutt’intorno, la Polonia tristanzuola del 2007 – indecisa se rallegrarsi o meno per l’assegnazione degli Europei di calcio 2012 – preti rockstar e karate, prostituzione e oligarchi, documenti che scottano, commissariati e seminaristi di dubbia moralità. A Czubaj l’intrattenimento piace così come al suo detective, e non stupisce che “Il silenzio degli innocenti” venga esplicitamente evocato. “21:37” è questo, dunque, un po’ Jeffery Deaver e un po’ Thomas Harris, più Faletti che Vargas. Una bevanda leggera con giusto un paio di gocce di sangue: roba light adatta a noi ombrellonisti. Che saremo schiacciati dalla canicola, ma ancora sappiamo ragionare: preti e Polonia, cosa viene subito in mente? Esatto. Bravi. Proprio lui. 21:37 è l’ora in cui è morto. Chi? Come chi? Ma Karol Josef Wojtylanaturalmente.

Per acquistare il libro su IBS.it clicca qui

 

L Iaccarino è giornalista e critico gastronomico